Il problema forse non è la nazionale ma la gestione del calcio

Al di là del tifo calcistico forse la recente disfatta della nazionale di calcio potrebbe essere una buona occasione per aprire una discussione leale sullo stato di salute del mondo calcistico in questi ultimi anni.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Al di là del tifo cal­ci­sti­co for­se la recen­te disfat­ta del­la nazio­na­le di cal­cio potreb­be esse­re una buo­na occa­sio­ne per apri­re una discus­sio­ne lea­le sul­lo sta­to di salu­te del mon­do cal­ci­sti­co in que­sti ulti­mi anni. Si potreb­be comin­cia­re dal­l’inno nazio­na­le sve­de­se fischia­to a San Siro (ebbe­ne sì, una par­ti­ta del­la nazio­na­le non è un rito che non si può met­te­re in discus­sio­ne) pas­san­do dal recen­tis­si­mo epi­so­dio del salu­to fasci­sta duran­te una par­ti­ta tra dilet­tan­ti a Mar­za­bot­to fino al recen­te epi­so­dio del detur­pa­men­to del­la memo­ria di Anna Frank da par­te di alcu­ni tifo­si del­la Lazio per capi­re che oltre ai risul­ta­ti spor­ti­vi anche quel­li eti­ci: il “per­do­no” con­ces­so a Loti­to pro­prio ieri (e Loti­to è un gran­de elet­to­re di Tavec­chio) è solo l’ul­ti­mo esem­pio di una deca­den­za bene visi­bi­le non solo in campo.

La cate­na di coman­do del cal­cio ita­lia­no pur­trop­po è la fede­le rap­pre­sen­ta­zio­ne di un pez­zo di clas­se diri­gen­te di que­sto Pae­se: ina­de­gua­ta, arro­gan­te, sen­za i mez­zi cul­tu­ra­li che ci si aspet­te­reb­be da loro, sen­za la capa­ci­tà di pro­get­ta­re un futu­ro più lun­go del­la pros­si­ma par­ti­ta, tat­ti­ca­men­te schiac­cia­ta sul­la dife­sa del­la pro­pria posi­zio­ne piut­to­sto che capa­ce di allar­ga­re il gio­co, inca­pa­ce di tra­smet­te­re un’im­ma­gi­ne edu­ca­ti­va se non alme­no vittoriosa.

Per que­sto oltre alle dimis­sio­ni auspi­ca­te di Tavec­chio e Ven­tu­ra for­se sareb­be il caso di pen­sa­re anche al cal­cio che vor­rem­mo: non è un mero eser­ci­zio di sport ma è la mes­sa in pra­ti­ca del­le com­pe­ten­ze di chi rie­sce a imma­gi­na­re gior­ni miglio­ri. La vicen­da è poli­ti­ca e cul­tu­ra­le, mica solo cal­ci­sti­ca.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

AIUTACI a scrivere altri articoli come quello che hai appena letto con una donazione e con il 2x1000 nella dichiarazione dei redditi aggiungendo il codice S36 nell'apposito riquadro dedicato ai partiti politici.

Se ancora non la ricevi, puoi registrarti alla nostra newsletter.
Partecipa anche tu!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Il salario. Minimo, indispensabile. Una proposta di legge possibile.

Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popolare.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di italiani.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

La can­na­bis riguar­da 5 milio­ni di con­su­ma­to­ri, secon­do alcu­ni addi­rit­tu­ra 6, mol­ti dei qua­li sono con­su­ma­to­ri di lun­go cor­so che ne fan­no un uso mol­to con­sa­pe­vo­le, non peri­co­lo­so per la società.
Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto provarci.

Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne possibili. 

Firenze, una cosa è certa: non si è trattato di un errore umano

Nel­l’at­te­sa di rice­ve­re noti­zie chia­re e cir­co­stan­zia­te sul­la dina­mi­ca di quan­to avve­nu­to in via Mari­ti a Firen­ze, una cosa si deve dire: non si è trat­ta­to di un erro­re umano.

E que­sto, nono­stan­te le insi­nua­zio­ni dei tito­li dei gior­na­li, arri­va­te appe­na pas­sa­to lo shock ini­zia­le, è neces­sa­rio dir­lo con chiarezza.

Vertice Italia-Africa: a chi serve?

Lune­dì 29 gen­na­io si è tenu­to a Roma, nell’aula del Sena­to, il ver­ti­ce “Ita­lia-Afri­ca. Un pon­te per una cre­sci­ta comu­ne”, per la pri­ma vol­ta “ele­va­to a ran­go di Ver­ti­ce di Capi di Sta­to e di Gover­no” come ha sot­to­li­nea­to Melo­ni. A chi e a cosa è servito?