Non dimentichiamo le migliaia di persone internate in Libia

Che i corridoi umanitari non siano un mezzo spicciolo per far dimenticare i moltissimi migranti internati, che non siano uno strumento ipocrita per smacchiare e dissimulare colpe e reati di una politica efferata.
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Ben vengano i corridoi umanitari come quello che, grazie a un’iniziativa della CEI, ha consentito di portare in Italia 108 migranti dalla Libia e 54 provenienti da Somalia, Eritrea, Yemen ed Etiopia. È la prima volta che internati nei campi libici, soprattutto donne e bambini, vengono liberati e condotti in salvo con aerei dell’aeronautica militare. Si tratta di persone «scelte» per così dire dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati fra quelle più bisognose e più a rischio.

Non va bene, invece, che un’iniziativa del genere venga utilizzata e sfruttata apertamente per lavare la cattiva coscienza del governo italiano rappresentato, al momento dell’atterraggio, dal Ministro Minniti pronto, come sempre, a scaricare il peso di ogni crimine sui soliti «trafficanti di esseri umani», africani a loro volta.  La colpa si arresterebbe insomma ai confini dell’Africa – al di là sono tutti innocenti. Come se Minniti con le sue scelte di governo non fosse direttamente responsabile delle migliaia e migliaia di migranti reclusi in questi giorni nei campi di internamento in Libia dove – come tutti sanno – sono sottoposti a ogni sorta di violenza.

Che i corridoi umanitari non siano un mezzo spicciolo per far dimenticare i moltissimi migranti internati, che non siano uno strumento ipocrita per smacchiare e dissimulare colpe e reati di una politica efferata.

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