Libia: il tacito rinnovo della vergogna

Quel che succede nei campi di detenzione in Libia è scritto nero su bianco in una sentenza della Corte d’Assise di Milano, datata 10 ottobre 2017, con la quale veniva condannato all’ergastolo un torturatore etiope che operava nel centro di detenzione di Bani Walid, in Libia, gestito direttamente dal condannato. 

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Autunno 1942. Un mili­ta­re polac­co del­l’e­ser­ci­to di resi­sten­za viag­gia tra Lon­dra e gli Sta­ti Uni­ti. Por­ta con sé un rap­por­to, nel qua­le docu­men­ta quan­to ha visto nel ghet­to di Var­sa­via e quan­to sta­va acca­den­do nei cam­pi di con­cen­tra­men­to crea­ti dai nazi­sti in Polo­nia. L’anno suc­ces­si­vo vie­ne rice­vu­to dal mini­stro degli Este­ri bri­tan­ni­co, Antho­ny Eden, e dal pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti, Roo­se­velt. Felix Frank­fur­ter, giu­di­ce del­la Cor­te supre­ma degli Sta­ti Uni­ti, gli dirà: 

«Un uomo come me che par­la con un uomo come lei deve esse­re del tut­to sin­ce­ro. Così io devo ammet­te­re: non rie­sco pro­prio a cre­der­le.»

Quel­la che ave­te let­to è una sto­ria vera, è la sto­ria di Jan Kar­ski.

Ci sono cose a cui si fa fati­ca a cre­de­re. Mol­ti di colo­ro che vide­ro con i pro­pri occhi, che pro­va­ro­no sul­la pro­pria pel­le i lager, tor­na­ti in patria non testi­mo­nia­ro­no da subi­to per que­sto moti­vo: la pau­ra di non esse­re cre­du­ti. Come il giu­di­ce Frank­fur­ter, tra l’la­tro ebreo, che «non riu­scì pro­prio a cre­de­re», for­se per­ché rifiu­ta­va di voler anche solo pen­sa­re che l’uomo pos­sa arri­va­re a tan­to.

Chis­sà se è que­sto lo stes­so mec­ca­ni­smo di rimo­zio­ne che uti­liz­zia­mo anche ora per igno­ra­re quel che suc­ce­de al di là del Medi­ter­ra­neo, in Libia. Tra pochi gior­ni, se nes­su­no inter­vie­ne, ver­rà “taci­ta­men­te” rin­no­va­to il memo­ran­dum tra Ita­lia e Libia sul­la gestio­ne dei flus­si migra­to­ri. Un silen­zio che, se sarà, non potrà che esse­re un silen­zio complice.

Il testo di quel Memo­ran­dum, infat­ti, è un eccel­len­te esem­pio di rimo­zio­ne. Per capir­ci meglio è oppor­tu­no ripor­tar­ne alcu­ni pas­sag­gi. Nel­le pre­mes­se si par­la del­la «pre­di­spo­si­zio­ne dei cam­pi di acco­glien­za tem­po­ra­nei in Libia, sot­to l’esclusivo con­trol­lo del Mini­ste­ro dell’Interno libi­co» (sot­to l’e­sclu­si­vo con­trol­lo), ci si sof­fer­ma sul fat­to che tut­te le azio­ni intra­pre­se «non devo­no intac­ca­re in alcun modo il tes­su­to socia­le libi­co o minac­cia­re l’equilibrio demo­gra­fi­co del Pae­se» (come a dire: dai cam­pi non si esce, e gli immi­gra­ti non pos­so­no fare figli).

«La par­te ita­lia­na si impe­gna a for­ni­re sup­por­to tec­ni­co e tec­no­lo­gi­co agli orga­ni­smi libi­ci inca­ri­ca­ti del­la lot­ta con­tro l’im­mi­gra­zio­ne clan­de­sti­na, e che sono rap­pre­sen­ta­ti dal­la guar­dia di fron­tie­ra e dal­la guar­dia costie­ra del Mini­ste­ro del­la Dife­sa, e dagli orga­ni e dipar­ti­men­ti com­pe­ten­ti pres­so il Mini­ste­ro dell’Interno». Come è sta­to ampia­men­te docu­men­ta­to, anche di recen­te, gra­zie al lavo­ro di Fran­ce­sca Man­noc­chi e Nel­lo Sca­vo in par­ti­co­la­re, si trat­ta di orga­ni­smi isti­tu­zio­na­li gra­ve­men­te infil­tra­ti da cri­mi­na­li e traf­fi­can­ti di uomi­ni. Le par­ti si impe­gna­no inol­tre all’«ade­gua­men­to e finan­zia­men­to dei cen­tri di acco­glien­za sum­men­zio­na­ti […] usu­fruen­do di finan­zia­men­ti dispo­ni­bi­li da par­te ita­lia­na e di finan­zia­men­ti del­l’U­nio­ne Euro­pea». L’I­ta­lia fa uno sfor­zo in più: «for­ni­tu­ra di medi­ci­na­li e attrez­za­tu­re medi­che per i cen­tri sani­ta­ri di acco­glien­za» per «sod­di­sfa­re le esi­gen­ze di assi­sten­za sani­ta­ria dei migran­ti ille­ga­li, per il trat­ta­men­to del­le malat­tie tra­smis­si­bi­li e cro­ni­che gra­vi». Le per­so­ne che sof­fro­no di pato­lo­gie — anche «cro­ni­che gra­vi» — ven­go­no assi­sti­te in non ben defi­ni­ti «cen­tri sani­ta­ri di acco­glien­za». Per con­clu­de­re, sia mai che vi fos­se qual­che dub­bio, «Le Par­ti si impe­gna­no ad inter­pre­ta­re e appli­ca­re il pre­sen­te Memo­ran­dum nel rispet­to degli obbli­ghi inter­na­zio­na­li e degli accor­di sui dirit­ti uma­ni di cui i due Pae­si sia­no parte».

Cosa man­ca in tut­to ciò? Man­ca la real­tà dei fat­ti, man­ca quel che suc­ce­de in Libia. Man­ca quel­lo che suc­ce­de nei cam­pi che il Memo­ran­dum pre­ve­de sia­no sot­to l’esclusivo con­trol­lo del Mini­ste­ro dell’Interno libi­co. 

Quel che suc­ce­de nei cam­pi di deten­zio­ne in Libia è scrit­to nero su bian­co in una sen­ten­za del­la Cor­te d’Assise di Mila­no, data­ta 10 otto­bre 2017, con la qua­le veni­va con­dan­na­to all’erga­sto­lo un tor­tu­ra­to­re etio­pe che ope­ra­va nel cen­tro di deten­zio­ne di Bani Walid, in Libia, gesti­to diret­ta­men­te dal con­dan­na­to. 

Altre vol­te ho fat­to cen­no a que­sta sen­ten­za. Cre­do sia il momen­to giu­sto per ripor­tar­ne alcu­ni stral­ci, dato che ci tro­via­mo a ridos­so del rin­no­vo del memo­ran­dum. 

Quel che avve­ni­va nel­la came­ra del­le tor­tu­re era anco­ra peg­gio: 

In tut­to il 2019 sono sta­te 1.600 le per­so­ne ricol­lo­ca­te fuo­ri dal­la Libia da Unhcr.

Cir­ca 4.000 per­so­ne sono a oggi anco­ra rin­chiu­se nei cen­tri di detenzione.

I rifu­gia­ti e richie­den­ti asi­lo regi­stra­ti dall’Unhcr sono cir­ca 50mila.

Si trat­ta, ovvia­men­te, di nume­ri par­zia­li. Ma, a pre­scin­de­re dai nume­ri, quel che avvie­ne nei cam­pi di deten­zio­ne — e che sap­pia­mo — è una ver­go­gna mon­dia­le di cui l’I­ta­lia si è resa com­pli­ce. Per que­sto moti­vo, ancor pri­ma di qual­sia­si ragio­na­men­to sul­le poli­ti­che di asi­lo e sul­le poli­ti­che migra­to­rie, è neces­sa­rio non rin­no­va­re il famo­so Memo­ran­dum con la Libia ed è neces­sa­rio uno sfor­zo non più rin­via­bi­le per­ché ven­ga­no chiu­si i cen­tri di deten­zio­ne libi­ci.

Il testo del­la sen­ten­za è dispo­ni­bi­le a que­sto link.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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