Le barricate contro i bambini

Succede in Irpinia, per volontà dei sindaci di tre comuni (Nusco, Bagnoli Irpino e Castelfranci), tra i quali spicca un nome eccellente, quello di Ciriaco De Mita.

La tristissima e vergognosa vicenda nasce dall’iniziativa di Luciano Arciuolo, preside del plesso scolastico che insiste sui tre comuni, il quale, poco più di un mese fa, ha inviato una lettera ai tre sindaci, denunciando che «le Scuole presenti nei Comuni in indirizzo registrano sempre meno iscritti e perdono “pezzi” di anno in anno (dal prossimo mese di Settembre chiuderà la Scuola Primaria di Ponteromito), a causa dello spopolamento delle nostre zone» e, allo stesso tempo, proponendo l’adesione al Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar), il quale, a detta del sindaco e non solo, potrebbe creare «ottime prospettive, non solo dal punto di vista del ripopolamento delle nostre contrade ma anche dal punto di vista economico ed occupazionale», escludendo tra l’altro che i comuni si trovino di fronte a fatti compiuti e non governabili, «come la creazione di CAS (Centri di Accoglienza Straordinari), ad opera di privati e autorizzati direttamente dalla Prefettura», come previsto dalla clausola di salvaguardia contenuta nella direttiva inviata dal Ministero ai Prefetti.

Applicando la quota di 2,5 richiedenti asilo e rifugiati ogni 1000 abitanti, i tre comuni in questione (che contano in totale poco meno di 10mila abitanti), avrebbero accolto (sempre in totale) al massimo 24 persone. E l’intento del preside era quello di guardare in particolare ai minori, ospitandone otto in totale.

La risposta, da parte di due dei tre sindaci, è stato un netto “no”, etichettando (parole di De Mita) l’iniziativa come «qualcosa di politico».

Di fronte al rifiuto, il dirigente scolastico ha scritto a Papa Francesco:

È triste, ma devi sapere, caro Papa, che la gente consultata dai sindaci è composta da quelle persone che tu chiameresti sepolcri imbiancati, la domenica mattina si imbellettano e vanno in chiesa ad ascoltare la parola del Signore. A giugno, alla processione dell’Immacolata stanno tutte lì in prima fila. Io, lo ammetto, non vado mai a messa ma ho adottato due bambini a distanza e una famiglia di profughi. Da post-comunista sono anche in odore di scomunica. Ma quelli che dovrebbero seguire i tuoi insegnamenti, come fanno a dire di no, anche quando è stato loro proposto di accogliere solo otto (otto!) bambini non accompagnati?

Rifiutare l’accoglienza fatta bene, sulla base di quote ponderate, facendo ricadere le risorse stanziate in maniera virtuosa e rendicontata sui territori (invece che nelle tasche dei soliti), è poco lungimirante dato che genera distorsioni sull’intero sistema di accoglienza che prima o poi tornano indietro, dando ulteriore ossigeno alla cosiddetta “gestione straordinaria”, che troppo spesso ha fatto interessi diversi da quelli delle comunità ospitanti e delle comunità ospitate. 

Non accettare il confronto nel momento in cui si parla di accoglienza di bambini è, infine, semplicemente disumano. 

 

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