La sciocchezza del “voto utile”, perché non si può più votare PD

Il voto utile è la ninna nanna del populismo in salsa intellettuale, quello proprio di una forma centrosinistra che non si accorge di essere finita. Il “voto utile” è la versione democratica dell’ultimo giapponese a cui non hanno detto della fine della guerra.

Ecco­ci alla tiri­te­ra del voto uti­le. Dove rim­bom­ba di più è Mila­no ma sono mol­ti i comu­ni ita­lia­ni che si pre­pa­ra­no al voto in cui il cen­tro­cen­tro­cen­tro­si­ni­stra (di soli­to raf­faz­zo­na­to con i resi­dui di una sta­gio­ne ormai con­clu­sa) alza la voce per “non con­se­gna­re la cit­tà alla destra” oppu­re, meglio anco­ra, per­ché sareb­be (secon­do loro) “irre­spon­sa­bi­le divi­der­si”. Il voto uti­le è la nin­na nan­na del popu­li­smo in sal­sa intel­let­tua­le, quel­lo pro­prio di una for­ma cen­tro­si­ni­stra che non si accor­ge di esse­re fini­ta. Il “voto uti­le” è la ver­sio­ne demo­cra­ti­ca dell’ultimo giap­po­ne­se a cui non han­no det­to del­la fine del­la guerra.

Così a Mila­no, ad esem­pio, biso­gne­reb­be vota­re Sala “per non rega­la­re Mila­no a Sal­vi­ni” e fa nien­te se qual­cu­no tro­va discu­ti­bi­le qual­che posi­zio­ne del mana­ger che s’è fat­to cam­pa­gna elet­to­ra­le con l’Expo: “quel­li là sono peg­gio”, ci dico­no. Ma peg­gio di chi? Per­ché a vede­re qual­che fac­cia che spun­ta tra i soste­ni­to­ri di Bep­pe­Sa­la (scrit­to tut­to attac­ca­to per dare un sen­so di moder­ni­tà alle sto­ri­che clien­te­le) sem­bra che l’era Pisa­pia (che sareb­be meglio comin­cia­re a chia­ma­re con il suo nome, «l’era del­le spe­ran­ze per Pisa­pia») sia sta­ta un inci­den­te di percorso.

Ma non è que­sto il pun­to. La que­stio­ne poli­ti­ca è lapa­lis­sia­na, sem­pli­ce, qua­si bana­le: si può in que­sto Pae­se così osti­na­ta­men­te inna­mo­ra­to dal pote­re costi­tui­to fis­sa­re un linea di pota­bi­li­tà nei rap­por­ti con le altre for­ze poli­ti­che? E se sì, cosa altro ser­ve per rite­ne­re que­sto PD ormai indi­ge­ri­bi­le per chiun­que abbia a cuo­re un Pae­se ega­li­ta­rio, soli­da­le e giu­sto? Io cre­do che il dado sia sta­to trat­to da un pez­zo, alme­no dal momen­to in cui Pos­si­bi­le è diven­ta­ta un’oasi neces­sa­ria per con­ti­nua­re a fare politica.

Poi insie­me al voto uti­le entra in cam­po anche il fede­ra­li­smo pol­tro­ni­sta: ci dico­no che “sì, è vero che le poli­ti­che nazio­na­li di que­sto gover­no non pos­so­no esse­re con­di­vi­se ma qui (dove qui è una cit­tà qual­sia­si in cui si vote­rà dome­ni­ca nda) si può con­ti­nua­re un’esperienza loca­le”. E così a Mila­no si è pro­va­to a cari­ca­re i pisa­pia­ni in grop­pa a Sala. E guai se qual­cu­no pro­va a sot­to­li­nea­re come i pastroc­chi elet­to­ra­li di que­ste ammi­ni­stra­ti­ve rischia­no sem­pli­ce­men­te di esse­re gli uti­li idio­ti in appog­gio al PD. Con Sala ma con­tro Ren­zi, per il NO ma con un capo­li­sta che vote­rà SI oppu­re inven­tan­do­si una lista di sini­stra che è il lem­bo di un’alleanza destrorsa.

Sono anni che sen­to dire che “Pos­si­bi­le rom­pe le allean­ze dap­per­tut­to”. Ne bisbi­glia­no sot­to­vo­ce colo­ro che sogna­no di per­pe­tuar­si come eter­na mino­ran­za del­lo sta­tus quo. Lo dico­no a Mila­no dove Fra­to­ian­ni cor­re in appog­gio di una lista di sup­por­to a Sala e gli ex SEL si spac­ca­no. Lo dico­no quel­li (ne ha par­la­to Fas­si­na, ricor­da­te?) che a Roma avreb­be­ro volu­to fare la cia­bat­ta sini­stra di Gia­chet­ti. Che poi, a guar­dar­li bene, sono gli stes­si che dice­va­no che Civa­ti non aves­se il fega­to di usci­re dal PD. Sono loro, gli stes­si. Che se la pren­do­no per­ché non si tor­na a ele­mo­si­na­re da Ren­zi un bri­cio­lo di atten­zio­ne. Sono gli stessi.

Quel­li che non han­no anco­ra chia­ra la dif­fe­ren­za tra rom­pe­re e tene­re una posi­zio­ne. Anzi: quel­li che han­no come posi­zio­ne domi­nan­te il non scom­pa­ri­re. Ecco, no. Noi no.

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