La politica non è limitarsi a spostare i soprammobili

Se si vuole essere credibili nel contrastare le politiche di un governo e nel proporre un nuovo progetto di Governo per il Paese, non si possono amministrare Comuni e Regioni insieme al partito egemone in quel Governo.

Un anno fa, con questo ragionamento semplice e limpido, decidemmo che Possibile non avrebbe fatto alleanze alle elezioni amministrative con nessuna forza che a livello nazionale sostenesse una politica ambientale, economica e sociale che ritenevamo fallimentare. 

Sostenemmo che non poteva esserci un ruolo assessoriale o un elezione in consiglio comunale che giustificasse il fatto di essere in qualche modo legati a riforme che continuavano a togliere diritti a chi lavora, ad incrementare le diseguaglianze in questo Paese, a massacrare l’ambiente ed a smantellare i servizi pubblici fondamentali (scuola e sanità).

Questo ci portò a scelte impegnative e non semplici, tra cui fece abbastanza scalpore il mancato sostegno a Massimo Zedda nella ricandidatura a Sindaco di Cagliari.

Nonostante un giudizio positivo sul suo operato amministrativo, ritenevamo di non poter condividere il progetto di un centrosinistra con un ruolo centrale del PD ed un allargamento sotto altre sigle ad alcune persone che in città erano state protagoniste di scelte discutibili durante le giunte di centrodestra.

Le questioni erano tutte in campo fin da allora ed anche le divisioni di vedute che hanno portato ieri il Sindaco Zedda a bocciare sonoramente il progetto di Sinistra Italiana, ed a chiedere a gran voce il ritorno ad una forza che “copra il PD a sinistra”, consentendogli di portare avanti con maggiore serenità politiche che di sinistra non sono.  

Non mi stupisce la posizione del Sindaco Zedda, non la condivido e nel merito ritengo che continuare a sostenere che il Governo del Paese sia il fine ultimo per una forza politica sia un errore grossolano.

Governare il Paese per fare cosa? Se si tratta di lavorare sui dettagli di norme profondamente sbagliate nell’impianto (jobs act, buona scuola, sblocca Italia, politica fiscale) per avere in cambio una comoda rappresentanza e una qualche visibilità, io credo sia semplicemente la morte della politica e della sinistra: la sua versione, questa sì, caricaturale e marginale.

In chiusura, però, non posso non notare che questa posizione era chiarissima da oltre un anno e stupisce che i vertici di Sinistra Italiana, dopo aver sostenuto Zedda alla guida di un progetto di centrosinistra, oggi dicano che il centrosinistra è morto. Perché tutte le ragioni che oggi cita il leader di SI (jobs act, buona scuola e tantissime altre) esistevano anche un anno fa quando decise che Milano, Cagliari e tanti altri comuni dovevano continuare ad essere laboratori di un centrosinistra che non esisteva più… Era già morto, come ammette oggi.

Spiace ancora una volta dover segnalare che stare nell’ambiguità non aiuta a costruire nulla, toglie spazio e crea confusione a tutti quanti. Anche a chi, come noi, con questa ambiguità non ha niente a che fare.

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