La nostra vicinanza a Pietro Parisi

Non è un eroe, è un uomo con le idee chiare e con una missione: creare valore per il territorio in cui è nato e cresciuto attraverso le tradizioni contadine, cucinandole combinando sapienza antica e facendo dell’innovazione un fatto sociale.

Questo è Pietro Parisi, chef che è tornato a creare impresa sociale in Campania dopo aver raggiunto le vette della cucina nei più lussuosi hotel del mondo. Parlando con lui si ha come l’impressione di avere di fronte una persona che la questione del cibo l’ha indagata da tutti i punti di vista e che ha capito che ciò che mangiamo, il modo in cui lo produciamo, lo cuciniamo, lo comunichiamo, lo trasmettiamo alle generazioni future rappresenta un paradigma della nostra società e del nostro meridione. Quindi più che un ristorante il suo è un laboratorio in cui si sperimentano soluzioni sociali per fare innovazione vera.

Lui non parla di spreco di cibo, mostra come recuperare tutto e come renderlo un piatto gustoso e sano. Non fa certificazioni di responsabilità sociale su carta, ma coinvolge i detenuti nella coltivazione dandogli l’opportunità di riappassionarsi alla vita attraverso il contatto con la terra. Non scrive saggi sull’inclusione, ma crea lavoro sostenibile mostrando come sia possibile fare impresa e costruire opportunità per chi ha voglia di mettersi in gioco con lui.

Negli ultimi tempi ha lanciato la sfida al fast food, cogliendo l’intuizione di dover far convivere i tempi di vita, la qualità dei prodotti e il prezzo accessibile. E ci è riuscito, si è inventato i “buccaccielli”, assaggi dei prodotti tipici campani pronti in meno di cinque minuti e assolutamente genuini. Questo e tanto altro è lo chef Pietro Parisi. Uno che investe, rischia, lavora tanto e sperimenta sempre cose nuove.

Qualche giorno fa, mentre festeggiava il compleanno di sua figlia nel suo ristorante, entra un sedicente camorrista, figlio di boss, e gli chiede dei soldi. Pietro non è solo uno chef, lui si definisce cuoco-contadino. E gli ha risposto proprio da contadino, con quella dignità e quel coraggio tipico di chi sa cosa vuol dire costruire da zero, fare impresa nella periferia dell’impero. Gli ha detto “non ho paura di te né di chi ti manda, se vuoi i soldi vai a lavorare oppure vai al diavolo”. Non è un eroe, è una persona che ora ha bisogno di sostegno, di solidarietà e di scelte coerenti da parte di chi amministra quella terra.

Possibile è con lui e intende raccontare queste storie per segnalare che, finché ci saranno persone come Pietro, l’Italia non sarà spacciata.

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