La nostra battaglia contro la chiusura dei centri antiviolenza

“E’ assurdo come da un lato si facciano grandi proclami sul femminicidio e sulla necessità di intervenire in maniera seria per sradicare il fenomeno della violenza di genere e dall’altro lato si rimanga indifferenti di fronte alla chiusura e al taglio dei fondi per i centri antiviolenza, che ogni anno assistono migliaia di donne. L’ ultimo caso riguarda lo storico centro “Colasanti e Lopez” di Roma, mentre solo una settimana fa le operatrici dei centri antiviolenza della capitale manifestavano in Piazza del Campidoglio per il taglio dei fondi e i problemi burocratici legati ai bandi”. Lo dichiara in una nota la deputata di “Possibile”, Beatrice Brignone. “In Italia sono state uccise 67 donne dall’inizio dell’anno e restare immobili rispetto ai problemi che riguardano i centri antiviolenza di tutta la penisola significa abdicare a questa lotta e rendersi complici. La battaglia delle operatrici è anche la battaglia di Possibile: saremo con loro in tutte le sedi per chiedere risposte e per non consentire che i fondi stanziati dal governo diminuiscano ancora o vengano inspiegabilmente bloccati dalle Regioni, come successo in Lombardia. I centri antiviolenza sono il presidio più forte contro il femminicidio, è la rete più solida per consentire alle donne e ai loro figli di ribellarsi alla trappola della violenza domestica”, conclude.

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