La Calabria ha restituito allo Stato 2.7 milioni di euro non spesi

La Calabria ha restituito allo Stato 2.693.000,00 di euro non spesi, destinati al diritto allo studio, agli studenti anche disabili e al diritto al lavoro dei disabili.

Questo il dato evidenziato dalla sezione regionale della Corte dei Conti, durante la seduta relativa alla parificazione del rendiconto generale della Regione Calabria per l’esercizio finanziario 2015. Nello specifico i fondi tornati indietro riguardano:

  • 1.524.000,00 euro destinati all’attuazione degli interventi per il diritto allo studio;
  • 550.000,00 euro destinati ai contributi e benefici a favore degli studenti, anche con disabilità;
  • 619.000,00 per il diritto al lavoro dei disabili.

L’assessore regionale Roccisano si è affrettata a rispondere che la colpa è della giunta precedente.

Certo, dopo due anni di governo è difficile credere non si tratti del solito vizio di parlare delle responsabilità altrui e mai delle proprie. E infatti il Presidente Oliverio le ha fatto eco specificando che quelle risorse afferivano al 2014 e quindi andavano programmate dalla giunta Scopelliti.

Può darsi.

Come può darsi che questo comunque evochi la responsabilità del PD che, come monocolore, ispira l’attuale esecutivo calabrese. Non fosse altro perché il partito del Governatore Oliverio, proprio dai banchi dell’opposizione, avrebbe potuto sollecitare la pianificazione di quei fondi e invece non ha mai fatto registrare sillaba in proposito. E anche perché diversi sono stati i transfughi di quella coalizione di centrodestra accolti nelle liste di centrosinistra alle ultime elezioni regionali.

Il rischio, concretizzatosi anche in questa vicenda, è che nessuno sappia più distinguere tra gli uni e gli altri. E questo è spiegabile nella considerazione che, in Calabria, il centrosinistra che subentra al centrodestra e viceversa, come ormai accade sistematicamente alle nostre latitudini, non è il compimento di un’alternativa di governo, piuttosto di un’alternanza nei posti di potere. Di fronte all’ennesimo dato negativo della Corte dei Conti, quindi, tanto sarebbe valso un silenzio operoso. Non per recuperare fondi ormai persi, ma per scongiurare l’ipotesi che accada ancora, a discapito, peraltro, delle categorie più deboli della società.

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