In Lombardia si chiudono laboratori di ricerca nel campo medico-farmaceutico

Mentre c'è chi sta riaprendo o riaprirà a breve, ci sono dei laboratori in Lombardia che rimarranno chiusi: non vedranno più 76 ricercatori della Rottapharm Biotech, perchè sono stati licenziati e i laboratori nei quali lavoravano saranno dismessi
ricerca-precari

[vc_row][vc_column][vc_column_text]«Ria­pri­re tut­to» è quel­lo che vie­ne ripe­tu­to in qua­si tut­te le regio­ni ita­lia­ne, com­pre­se quel­le più dura­men­te col­pi­te dal­l’e­mer­gen­za sani­ta­ria. Chie­do­no sostan­zial­men­te mag­gior auto­no­mia nel­la gestio­ne del­la Fase 2. Men­tre c’è chi sta ria­pren­do o ria­pri­rà a bre­ve, ci sono dei labo­ra­to­ri in Lom­bar­dia che rimar­ran­no chiu­si: non vedran­no più 76 ricer­ca­to­ri del­la Rot­ta­pharm Bio­tech, per­chè sono sta­ti licen­zia­ti e i labo­ra­to­ri nei qua­li lavo­ra­va­no saran­no dismes­si. Men­tre nel mon­do la ricer­ca scien­ti­fi­ca nel cam­po medi­co-far­ma­ceu­ti­co assu­me una rile­van­za stra­te­gi­ca (non solo eco­no­mi­ca) anche a livel­lo geo­po­li­ti­co, a Mon­za si va deci­sa­men­te in con­tro­ten­den­za. 

Le let­te­re di licen­zia­men­to sono data­te 19 feb­bra­io (il Dpcm bloc­ca i licen­zia­men­ti a par­ti­re dal 23 feb­bra­io, 4 gior­ni di dif­fe­ren­za) e ai ricer­ca­to­ri non rima­ne nean­che la pos­si­bi­li­tà di orga­niz­za­re mani­fe­sta­zio­ni di pro­te­sta. Lucio Rova­ti, pre­si­den­te di Rot­ta­pharm Bio­tech, giu­sti­fi­ca la chiu­su­ra del cen­tro di ricer­ca brian­teo dicen­do di voler con­cen­tra­re gli inve­sti­men­ti su pro­get­ti di ricer­ca uni­ver­si­ta­ri e di pic­co­le bio­tech inno­va­ti­ve e alta­men­te spe­cia­liz­za­te, per­chè il model­lo tra­di­zio­na­le di ricer­ca risul­ta supe­ra­to dal model­lo del­le pic­co­le start up. Ai lavo­ra­to­ri oltre alla pro­de­cu­ra col­let­ti­va di licen­zia­men­to rima­ne l’of­fer­ta, avan­za­ta dal­l’a­zien­da, di 12 men­si­li­tà più 400 Euro per ogni anno di anzia­ni­tà.

Ora la trat­ta­ti­va si spo­sta al mini­ste­ro del lavo­ro (un incon­tro è pre­vi­sto per il pros­si­mo 14 maggio).

I sin­da­ca­ti si chie­do­no come farà Rot­ta­pharm Bio­tech ad imple­men­ta­re la ricer­ca sul vac­ci­no, l’antivirale, i far­ma­ci con­tro il coro­na­vi­rus (i tre set­to­ri di ricer­ca distin­ti e com­ple­men­ta­ri a cui si sta lavo­ran­do in tut­to il mon­do), sui qua­li l’a­zien­da ha pre­mes­so che si avvar­rà del­la col­la­bo­ra­zio­ne di un altro cen­tro di ricer­ca e del­l’u­ni­ver­si­tà Milano-Bicocca.

L’I­ta­lia nel 2018 è sta­ta la pri­ma pro­dut­tri­ce di far­ma­ci d’Eu­ro­pa, per un valo­re pari a 32 miliar­di di Euro, con un trend di cre­sci­ta di valo­re del­l’out­put di 8,8 mld fra il 2009 e il 2018 (il 38% in più)

Come con­fer­ma il rap­por­to “L’innovazione del­la vita. Ricer­ca, pro­du­zio­ne e digi­ta­liz­za­zio­ne nel set­to­re far­ma­ceu­ti­co per un model­lo ita­lia­no di suc­ces­so” con­dot­to dall’Istituto per la Com­pe­ti­ti­vi­tà (I‑Com),  i risul­ta­ti con­se­gui­ti in ter­mi­ni di pro­du­zio­ne ed export han­no avu­to rifles­si posi­ti­vi anche sul mer­ca­to del lavo­ro: tra il 2014 e il 2018 l’industria far­ma­ceu­ti­ca ha aumen­ta­to l’occupazione più di tut­ti gli altri set­to­ri mani­fat­tu­rie­ri ita­lia­ni, nel 2018 gli addet­ti far­ma­ceu­ti­ci han­no rag­giun­to le 66.500 uni­tà. Fra i risul­ta­ti posi­ti­vi la nota dolen­te è rap­pre­sen­ta­ta (come sem­pre) dagli inve­sti­men­ti in ricer­ca e svi­lup­po (rima­ne ampio il gap con gli altri pae­si dell’UE).

Nel nostro Pae­se si inve­ste signi­fi­ca­ti­va­men­te meno in ter­mi­ni asso­lu­ti: 1,6 miliar­di di euro nel 2018. Mal­gra­do ciò, l’andamento degli inve­sti­men­ti regi­stra nel tem­po una dina­mi­ca posi­ti­va, con un aumen­to pari al 35% negli ulti­mi die­ci anni. Una dina­mi­ca posi­ti­va da non dare per scon­ta­ta e che le isti­tu­zio­ni dovreb­bro incen­ti­va­re con poli­ti­che ad hoc. Riman­go­no alcu­ne cri­ti­ci­tà di fon­do che l’e­mer­gen­za sani­ta­ria rischia di por­ta­re (o sta por­tan­do anzi­tem­po) a gal­la: in pri­mis la rimo­du­la­zio­ne dei tet­ti di spe­sa e il ripia­no del­la spe­sa far­ma­ceu­ti­ca. Si ripe­te da anni ormai che è fon­da­men­ta­le assi­cu­ra­re un ade­gua­to finan­zia­men­to alla spe­sa far­ma­ceu­ti­ca, rimo­du­lan­do i tet­ti, in par­ti­co­la­re quel­lo sul­la far­ma­ceu­ti­ca ospe­da­lie­ra, che fin dall’inizio è appar­so pale­se­men­te ina­de­gua­to. Poi il rifi­nan­zia­men­to dei due fon­di per gli inno­va­ti­vi (onco­lo­gi­ci e non) e la pos­si­bi­li­tà di gesti­re even­tua­li avan­zi, con­sen­ten­do alle risor­se stan­zia­te per il far­ma­co di rima­ne­re nell’ambito del­la spe­sa far­ma­ceu­ti­ca. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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