Il futuro dell’Europa, “questa Europa”, quale Europa?

Voler cambiare l'Europa non è solo legittimo ma è costitutivo del processo che dura da 60 anni oramai. Dal 1957 ad oggi abbiamo cambiato i trattati una dozzina di volte ma quando si dice che "questa Europa non ci piace" manca sempre l'analisi politica.

Quan­do Mat­teo Ren­zi dice che ci sono sta­ti tot “ver­ti­ci euro­pei straor­di­na­ri” sul­la que­stio­ne dei pro­fu­ghi e non si rie­sce a pren­de­re una deci­sio­ne sta met­ten­do il dito sul SUO fal­li­men­to, ovve­ro sul­l’Eu­ro­pa dei governi.
Quan­do Fede­ri­ca Moghe­ri­ni tira fuo­ri la con­clu­sio­ne del Con­si­glio euro­peo del 2001 che rimar­ca una serie di azio­ni da intra­pren­de­re con­tro il ter­ro­ri­smo e dice che sono rima­sti let­te­ra mor­ta sta facen­do la stes­sa cosa: il pro­ble­ma sono sem­pre i gover­ni euro­pei.

E allo­ra biso­gna comin­cia­re sta­bi­li­re respon­sa­bi­li­tà e riti­ra­re fuo­ri cer­te paro­le per­ché “l’Eu­ro­pa” gene­ri­ca non è il sog­get­to giu­sto da attaccare.
Ave­te mai visto nel nostro pae­se una riu­nio­ne dei 20 Pre­si­den­ti di regio­ni che ten­ta­no di accor­dar­si ognu­no por­tan­do gli inte­res­si del­la pro­pria regio­ne su qual­che poli­ti­ca di carat­te­re nazio­na­le? Per for­tu­na no, abbia­mo un gover­no per fare que­ste cose: un gover­no in cui le pro­ve­nien­ze regio­na­li non con­ta­no, mica è obbli­ga­to­rio fare riu­nio­ni di 20 asses­so­ri di 20 regio­ni diverse.

Eppu­re que­sto è quel­lo che suc­ce­de “in Euro­pa”: in par­ti­co­la­re Com­mis­sio­ne e Par­la­men­to ten­ta­no di esse­re corag­gio­si e di svi­lup­pa­re poli­ti­che comu­ni e poi la riu­nio­ne dei gover­ni (il Con­si­glio) fa tut­to il contrario.
Non aven­do costrui­to una rispo­sta comu­ne euro­pea i gover­ni guar­da­no in casa loro e diven­ta­no egoi­sti, per­ciò la rispo­sta è ina­dat­ta come nel caso del­le misu­re anti­ter­ro­ri­smo o mise­ra­bi­le come nel caso del­l’ac­cor­do sui pro­fu­ghi con la Turchia.

Il pun­to però è che i gover­ni da soli non ce la fan­no ad affron­ta­re pro­ble­mi glo­ba­li.
In sin­te­si è inu­ti­le pren­der­se­la con l’UE se l’UE non può agi­re quan­do la respon­sa­bi­li­tà è dei gover­ni europei.
Si trat­ta di un cane che si mor­de la coda ed è dif­fi­ci­le da fer­ma­re, ma nes­su­no pen­sa­va che costrui­re l’Eu­ro­pa sareb­be sta­ta una cena di gala, vero?

Europa-cittadini
Sì per­ché poi il pro­ble­ma si riflet­te sul futu­ro: quan­do dici che “ser­ve più Euro­pa” per affron­ta­re i pro­ble­mi glo­ba­li tro­vi chi ti rispon­de che “que­sto è un dog­ma, non una posi­zio­ne poli­ti­ca” e ha ragio­ne per­ché poi biso­gna capi­re cosa signi­fi­chi “più Europa”.

Se vuol dire dare più pote­re al Con­si­glio euro­peo o al Con­si­glio del­l’UE è chia­ra­men­te la stra­da sba­glia­ta: non vor­rei mai vede­re più pote­re in mano all’eu­ro­grup­po (riu­nio­ne dei mini­stri del teso­ro e del­le finan­ze del­l’a­rea euro), in un mon­do nor­ma­le ci sareb­be un Mini­stro del Teso­ro euro­peo che è in gra­do di idea­re e appli­ca­re poli­ti­che eco­no­mi­che per tut­ta l’a­rea euro, gra­zie ad un bilan­cio che gli per­met­ta di agi­re, come suc­ce­de al Mini­stro del teso­ro USA per esempio.
Non fun­zio­na se vuol dire dare più pote­re alla riu­nio­ne dei Mini­stri del­l’in­ter­no che dico­no le stes­se cose che dis­se­ro dopo gli atten­ta­ti di Pari­gi (ci vuo­le più coor­di­na­men­to) quan­do poi non è suc­ces­so nien­te: in un mon­do nor­ma­le ci sareb­be un Mini­stro degli Inter­ni euro­peo che è in gra­do di idea­re e appli­ca­re poli­ti­che anti­ter­ro­ri­smo, per­ché dispo­ne già di un’a­gen­zia di coor­di­na­men­to dei ser­vi­zi segre­ti del­l’UE e maga­ri di una poli­zia federale.

E allo­ra dob­bia­mo capi­re che un con­to sono le isti­tu­zio­ni “fede­ra­li” (Com­mis­sio­ne, Par­la­men­to, BCE) che agi­sco­no nel­l’in­te­res­se del­l’in­te­ra Euro­pa col “meto­do comu­ni­ta­rio” e un con­to sono le riu­nio­ni dei mini­stri del gover­ni (Con­si­glio) che agi­sco­no cia­scu­no nel pro­prio inte­res­se col “meto­do inter­go­ver­na­ti­vo”.
Oggi la Com­mis­sio­ne pro­po­ne pia­ni e diret­ti­ve, il Par­la­men­to euro­peo vota e spes­so rilan­cia poi suc­ce­de che in gran par­te del­le mate­rie che non sono com­pen­ten­za esclu­si­va del­l’UE (per esem­pio l’im­mi­gra­zio­ne, per esem­pio il ter­ro­ri­smo) i gover­ni non si accor­di­no e non por­ti­no avan­ti i propositi.

Si par­la di “con­trad­di­zio­ne del pro­ces­so deci­sio­na­le” per­ché gli stru­men­ti per agi­re ci sono ma non ven­go­no appli­ca­ti, per esem­pio Euro­Pol potreb­be diven­ta­re la “FBI euro­pea” o la “CIA euro­pea” ma non si fa; si par­la di “Euro­pa che non fun­zio­na” per­ché i gover­ni non voglio­no supe­ra­re il rego­la­men­to di Dubli­no sul dirit­to d’a­si­lo ma non si vuole.

Toc­ca quin­di risco­pri­re que­ste due paro­le: “comu­ni­ta­rio” e “inter­go­ver­na­ti­vo” per capi­re come fare evol­ve­re l’UE. L’Euro­pa fede­ra­le che tut­ti auspi­chia­mo è basa­ta sul meto­do comu­ni­ta­rio ovvia­men­te e NON sul meto­do inter­go­ver­na­ti­vo: è basa­ta su quel­lo che fun­zio­na e NON su quel­lo che non fun­zio­na, è basa­ta sul­l’in­te­res­se euro­peo e NON sul­l’e­goi­smo nazio­na­le, è basa­ta sul­la divi­sio­ne dei pote­ri tra Came­ra bas­sa (Par­la­men­to euro­peo che por­ta la legit­ti­ma­zio­ne dei cit­ta­di­ni col voto), Came­ra alta (Con­si­glio che por­ta la legit­ti­ma­zio­ne degli sta­ti), gover­no (Com­mis­sio­ne che ha la fidu­cia di entram­be le Camere).
Que­sto signi­fi­che­reb­be eli­mi­na­re tut­te le fun­zio­ni del Con­si­glio di carat­te­re ese­cu­ti­vo per tra­sfe­rir­le alla Com­mis­sio­ne, signi­fi­che­reb­be cede­re sovra­ni­tà in altre mate­rie dagli sta­ti nazio­na­li alle isti­tu­zio­ni fede­ra­li o comu­ni­ta­rie ed è que­sta la vera sfi­da del futu­ro: è que­sto che si inten­de quan­do si dice “più Europa”.

Insom­ma voler cam­bia­re l’Eu­ro­pa non è solo legit­ti­mo ma è costi­tu­ti­vo del pro­ces­so che dura da 60 anni ora­mai. Dal 1957 ad oggi abbia­mo cam­bia­to i trat­ta­ti una doz­zi­na di vol­te ma quan­do si dice che “que­sta Euro­pa non ci pia­ce” man­ca sem­pre l’a­na­li­si politica.

Negli ulti­mi mesi qual­che timi­da rifles­sio­ne è arri­va­ta dal­le can­cel­le­rie euro­pee ma ser­vo­no sen­si­bi­li­tà di sini­stra che gui­di­no l’u­nio­ne per poter cam­bia­re i trat­ta­ti in sen­so fede­ra­le: alla destra non inte­res­sa, la destra anzi fre­na, vuo­le tor­na­re indie­tro alle pic­co­le patrie per poter lucra­re sul­le divi­sio­ni. Quin­di il discor­so si spo­sta lì: come far vin­ce­re nei vari pae­si euro­pei una sini­stra (poi ci sareb­be il discor­so di qua­le sini­stra) che pos­sa avvia­re il can­tie­re.
Nel frat­tem­po toc­che­reb­be evi­ta­re di spa­ra­re sul­l’Eu­ro­pa in quan­to tale per­ché è il modo più sicu­ro di distrug­ge­re la spe­ran­za, di ammaz­za­re il nostro futu­ro, di far vin­ce­re le destre e in defi­ni­ti­va di but­ta­re il bam­bi­no con l’ac­qua sporca.

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