“All’indomani delle primarie, con sorprendente tempestività rispetto alla circolare di commissariamento della Sottosegretaria Boschi, è andato in Consiglio dei Ministri un Decreto di attuazione della Legge delega sulla riforma della Magistratura Onoraria. Una riforma sbagliata, irrazionale nell’impianto e nelle norme di dettaglio, che, se approvato definitivamente, renderà certa la condanna dell’Italia alle sanzioni della Commissione Europea. Sinistra Italiana-Possibile fa un appello a tutte le forze parlamentari perché si riprenda immediatamente e seriamente la strada indicata dai 110 Procuratori, a tutela della dignità dei magistrati onorari invocando misure di riforma utili per un’amministrazione efficiente della giustizia, per arginare l’attuazione di un disegno di indebolimento della giurisdizione. L’ultimo baluardo della nostra Repubblica”. Lo affermano i deputati di Sinistra Italiana-Possibile Pippo Civati e Andrea Maestri. “C’è l’urgenza della stabilizzazione dettata dai rilievi della Commissione Europea e dalla necessità di conservare le esperienze maturate dai magistrati onorari impiegati per anni in modo organico negli uffici giudiziari ma il decreto, proseguono gli esponenti di Possibile, crea un magistrato ircocervo, a metà tra il lavoratore dipendente — apparentemente a tempo parziale, di fatto a tempo pieno ma senza diritti e sottopagato — e il lavoratore autonomo, per il regime contributivo, e tra tre anni metterà sul lastrico non solo i magistrati onorari in servizio, ma anche, e definitivamente, la giurisdizione, affidata a un esercito di precari”, concludono Civati e Maestri.

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare
Quello che l’Italia chiede, e che noi dobbiamo saper ascoltare, è un confronto serio sui contenuti, che coinvolga tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa al governo Meloni. Un confronto che abbia al centro la Costituzione, che ancora una volta si è rivelata la bussola intorno a cui il Paese sa ritrovarsi. Perché la Costituzione non è solo il testo che abbiamo difeso al referendum, è l’orizzonte di un Paese più giusto che non abbiamo ancora costruito.








