Il giornale della domenica costa il doppio: una modesta proposta su lavoro e diritti

Una battaglia difficilissima: molto più difficile che far la morale sui costumi degli italiani. Ma molto più sostanziale.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]La gene­ra­zio­ne che ha ini­zia­to a lavo­ra­re nei pri­mi anni Novan­ta è entra­ta nel­le azien­de dal­la por­ta men­tre dal­la fine­stra usci­va­no gli ulti­mi lavo­ra­to­ri “pri­vi­le­gia­ti” (sic!), quel­li assun­ti all’a­pi­ce del­la cur­va di acqui­si­zio­ne dei dirit­ti così fati­co­sa­men­te otte­nu­ti con le lot­te del seco­lo pre­ce­den­te. La pre­ca­rie­tà è diven­ta­ta dun­que la nor­ma­li­tà per mol­te per­so­ne pri­ma che diven­tas­se leg­ge, pri­ma dei “pac­chet­ti”, pri­ma del­le libe­ra­liz­za­zio­ni del mer­ca­to del lavo­ro e pri­ma del­le modi­fi­che del­lo Sta­tu­to dei lavo­ra­to­ri, lo è diven­ta­ta attra­ver­so l’il­le­ga­li­tà e le scap­pa­to­ie, e solo dopo è diven­ta­ta la nor­ma any sen­se.

Nel gior­no del Black fri­day, e del dibat­ti­to che lo accom­pa­gna, que­sta pre­mes­sa ser­ve a spie­ga­re per­ché oggi la bat­ta­glia sul­l’ar­ti­co­lo 18 suo­na incom­pren­si­bi­le a mol­te per­so­ne che in ormai qua­si tren­t’an­ni maga­ri non han­no mai avu­to un solo con­trat­to a tem­po inde­ter­mi­na­to e che devo­no sce­glie­re se pagar­si l’af­fit­to o i con­tri­bu­ti pen­sio­ni­sti­ci (a loro cari­co, ça va sans dire): l’ar­ti­co­lo 18 è per loro con­cre­to quan­to una favo­la di una vol­ta, e que­sto è il pun­to di vista da cui si potreb­be par­ti­re in que­sta discus­sio­ne.

A un cer­to pun­to, in que­gli anni, la sini­stra ha inte­rio­riz­za­to alcu­ni cam­bia­men­ti che pure era­no ogget­ti­vi: se il mer­ca­to è glo­ba­le, e non può che esser­lo, e la pro­du­zio­ne può svol­ger­si ovun­que a qua­lun­que con­di­zio­ne, o comun­que a con­di­zio­ni fuo­ri dal con­trol­lo dei sin­go­li Pae­si, difen­de­re le posi­zio­ni acqui­si­te può non basta­re, e anzi può por­ta­re a delo­ca­liz­za­zio­ni e impo­ve­ri­men­ti peg­gio­ri. Le muc­che sono usci­te dal­la stal­la da un pez­zo, da que­sto pun­to di vista, e ora che più pove­ri lo sia­mo qua­si ovun­que, ognu­no secon­do il suo per­so­na­le indi­ce, ci si ren­de con­to che quel­la che era un’a­na­li­si del­la situa­zio­ne è diven­ta­ta in real­tà un “fate come vi pare” in cui la poli­ti­ca ha rinun­cia­to a det­ta­re qual­sia­si con­di­zio­ne anche mini­ma per esse­re al pas­so dei tem­pi, e in linea con inte­res­si mol­to gran­di. Segan­do anche il ramo su cui è sedu­ta, per­ché in que­sto modo ha cer­ti­fi­ca­to la pro­pria irri­le­van­za — che i gover­ni nazio­na­li con­ti­no poco ormai è argo­men­to dei popu­li­sti più che degli stu­dio­si — e si vede pol­ve­riz­za­re il pro­prio tes­su­to socia­le. Le azien­de mul­ti­na­zio­na­li non paga­no abba­stan­za, licen­zia­no quan­do voglio­no, paga­no le tas­se altro­ve (poche), deser­ti­fi­ca­no il mer­ca­to loca­le, e il costo di tut­to que­sto rica­de su chi pote­va inter­ve­ni­re con gli stru­men­ti legi­sla­ti­vi e non lo ha fat­to. Con tan­ti augu­ri per le pros­si­me ele­zio­ni.

Biso­gna quin­di rico­min­cia­re a chie­de­re cose che si pen­sa­va non ci fos­se più biso­gno di chie­de­re, e sarà da veri­fi­ca­re che sia pos­si­bi­le otte­ner­le dav­ve­ro (la doman­da è aper­tis­si­ma), ma al tem­po stes­so biso­gna anche pren­de­re atto del fat­to che altri cam­bia­men­ti sono nel frat­tem­po inter­ve­nu­ti, e tor­na­re indie­tro su quel­li è pro­ba­bil­men­te impos­si­bi­le, o cer­ta­men­te è più impro­ba­bi­le. Inter­net esi­ste, la capa­ci­tà di alcu­ne azien­de di aggre­di­re alcu­ni mer­ca­ti e set­to­ri che fun­zio­na­no nel­lo stes­so modo dal­l’i­ni­zio del­la civil­tà uma­na disgre­gan­do­li (la famo­sa disrup­tion) e rivo­lu­zio­nan­do­li appog­gian­do­si all’in­fra­strut­tu­ra onli­ne o alla capa­ci­tà di crea­re nuo­ve abi­tu­di­ni è un fat­to che nes­sun neo­lud­di­smo cam­bie­rà. Le per­so­ne ten­den­zial­men­te con­ti­nue­ran­no ad acqui­sta­re onli­ne, e anzi lo faran­no sem­pre di più, vor­ran­no ordi­na­re la cena dal diva­no di casa e fare la spe­sa di dome­ni­ca: e se non potran­no fare la spe­sa la dome­ni­ca quel gior­no la faran­no onli­ne, che non è un gran miglio­ra­men­to. La poli­ti­ca può anche pro­va­re a inse­rir­si tra doman­da e offer­ta, sia che lo fac­cia per pro­pa­gan­da che per sin­ce­ro con­vin­ci­men­to, ma for­se fareb­be meglio a muo­ver­si lun­go l’al­tro asse car­te­sia­no del­la que­stio­ne, quel­lo fra dirit­ti e sfrut­ta­men­to.

Vi sono infat­ti cer­ta­men­te alcu­ne ragio­ni a favo­re del cosid­det­to approc­cio mora­le, e se ne pos­so­no elen­ca­re le più note. C’è l’im­po­ve­ri­men­to del tes­su­to com­mer­cia­le di cit­tà e pae­si, anche al net­to di un’e­po­ca d’o­ro di bot­te­ghe ami­che­vo­li che non è mai esi­sti­to, se non a secon­da dei casi. E c’è la dife­sa del gior­no di ripo­so ugua­le per tut­ti: si può libe­ra­men­te sce­glie­re di lavo­ra­re di dome­ni­ca (o di not­te se è per que­sto, l’I­ta­lia del boom era quel­la del­le lot­te ma anche del­le fab­bri­che che face­va­no tre tur­ni, men­tre oggi stan­no fer­me aspet­tan­do le com­mes­se), non a tut­ti per for­za devo­no pia­ce­re le dome­ni­che libe­re. Ma è ogget­ti­va­men­te vero che se lo si fa per­ché non si ha scel­ta e lo fa anche il part­ner, e si han­no figli, di fat­to la fami­glia uni­ta non la si vede mai, e que­sta non è vita. E c’è poi l’ar­go­men­to defi­ni­ti­vo, quel­lo che cri­ti­ca il con­su­mo in quan­to tale. Anche solo man­giar car­ne o usa­re uno smart­pho­ne oggi com­por­ta cari­car­si di una cer­ta quan­ti­tà di sfrut­ta­men­to o di inqui­na­men­to, anche se maga­ri fac­cia­mo fin­ta che non sia così, e il tema del­la soste­ni­bi­li­tà dei nostri con­su­mi è ogni gior­no più impel­len­te. Il con­su­mo cri­ti­co fu pro­prio tra le pri­me rispo­ste alla glo­ba­liz­za­zio­ne e alle sue stor­tu­re, e anche se a mol­ti sem­bra vel­lei­ta­rio oggi tut­ta la gran­de distri­bu­zio­ne ha i suoi scaf­fa­li di pro­dot­ti bio e di altri equo­so­li­da­li, a filie­ra trac­cia­ta. C’è chi ride di cer­te fisi­me, sal­vo poi scan­da­liz­zar­si quan­do sco­pre che l’ex­tra­ver­gi­ne che ha acqui­sta­to non è tut­to di oli­ve ita­lia­ne, e pro­prio gli ita­lia­ni han­no capi­to che cer­te bat­ta­glie non sono di retro­guar­dia e nem­me­no snob, ma difen­do­no anche il lavo­ro, la cul­tu­ra, l’am­bien­te, la tipi­ci­tà, la salu­te.

Assun­ti per veri tut­ti que­sti argo­men­ti, non è però det­to che sia­no di com­pe­ten­za pro­prio del­la poli­ti­ca. Soprat­tut­to, non è det­to che inter­ve­ni­re sul­le abi­tu­di­ni por­ti auto­ma­ti­ca­men­te a quel miglio­ra­men­to del­le con­di­zio­ni di lavo­ro e di vita e di benes­se­re che poi, ben più del­la rego­la­men­ta­zio­ne ora­ria o festi­va degli eser­ci­zi, dovreb­be esse­re il vero sco­po di tut­ta que­sta fac­cen­da. E quin­di?

Al giur­nal dla dumi­ni­ca custa ‘l dupe, il gior­na­le del­la dome­ni­ca costa il dop­pio, è un vec­chio det­to pie­mon­te­se che for­ni­sce una rispo­sta asso­lu­ta­men­te ade­gua­ta. Signi­fi­ca che se vuoi qual­co­sa in un gior­no in cui nor­mal­men­te non lo avre­sti devi paga­re di più, un prin­ci­pio di bana­le buon sen­so.

E quin­di se si lavo­ra in un gior­no festi­vo, biso­gna esse­re paga­ti di più, parec­chio di più, e lo stes­so di not­te.

I tur­ni di ripo­so devo­no esse­re garan­ti­ti e ragio­ne­vol­men­te distri­bui­ti nel cor­so del tem­po.

Liber­tà sin­da­ca­le garan­ti­ta nei fat­ti e non solo nel­la teo­ria.

Gli straor­di­na­ri van­no paga­ti.

Con­trol­li pun­tua­li sui posti di lavo­ro su con­di­zio­ni, sicu­rez­za, anche in quei posti di cui i gior­na­li scri­vo­no che “è impos­si­bi­le entrar­ci”.

Chi fa un lavo­ro a tem­po pie­no non può esse­re paga­to con for­me tipi­che dei lavo­ri part time o tem­po­ra­nei.

Assi­sten­za sani­ta­ria, con­tri­bu­ti pen­sio­ni­sti­ci, sala­rio mini­mo lega­le, dirit­to alla mater­ni­tà, sem­pre, sen­za ecce­zio­ni.

Rego­la­men­ta­zio­ne del­le for­me di subap­pal­to del lavo­ro e di scom­po­si­zio­ne del­la filie­ra.

Licen­zia­men­to solo per giu­sta cau­sa, altri­men­ti rein­te­gro.

Basta con le mil­le scap­pa­to­ie e for­me con­trat­tua­li, un per­cor­so uni­co di acces­so al lavo­ro e di pro­va che ter­mi­na con le tute­le pie­ne.

Ecce­te­ra: le favo­le di cui sopra, per una gran­de mas­sa di per­so­ne che cre­sce­rà sem­pre di più, e che alla fine si tro­ve­rà a vive­re in un pae­se pove­ris­si­mo che in teo­ria nes­su­no di noi vuo­le. Una bat­ta­glia dif­fi­ci­lis­si­ma: mol­to più dif­fi­ci­le che far la mora­le sui costu­mi degli ita­lia­ni. Ma mol­to più sostan­zia­le.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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