Una festa che sia di tutto il lavoro

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Il Primo Maggio, al di là dei concertoni e delle celebrazioni più o meno simboliche, dovrebbe essere una giornata di riflessione legata ai temi del lavoro.
È quindi il giorno giusto, il più giusto, per affrontare un aspetto e una categoria spesso dimenticati, nelle rivendicazioni per un mondo del lavoro più equo: i lavoratori autonomi e freelance.

Non li sentirete urlare le loro rivendicazioni sui palchi in giro per l’Italia, non li vedrete in testa ai cortei con le loro sigle, ma esistono e ad oggi sono lavoratori fortemente penalizzati.

Freelance e lavoratori autonomi sono senza uno statuto, come ricordato oggi da Dario Di Vico sul Corriere della Sera, uno di quei moltissimi provvedimenti dispersi nella discussione parlamentare perché poco interessanti per la maggioranza.

Freelance e lavoratori autonomi non hanno neppure goduto del maquillage governativo in termini di politiche del lavoro e fiscali: neanche hanno avuto il brivido di ricevere (e magari restituire) i famigerati 80 euro. Di certo non sono stati toccati minimamente dalla strombazzata riduzione delle tasse del Governo Renzi.

C’è poco da festeggiare, quindi, per chi ancora oggi si vede negati diritti fondamentali come maternità e paternità, malattia e disoccupazione, certezza del diritto e dei tempi di pagamento, riconoscimento della formazione.

C’è poco da festeggiare per chi non ha (e non ha mai avuto) neppure quel poco di rappresentanza istituzionale che gli ultimi governi hanno dato alle altre categorie di lavoratori, mentre proprio per i diritti negati di cui sopra ci sarebbe più che mai bisogno di ascoltare la loro voce dove le decisioni vengono prese.

C’è poco da festeggiare per chi è quindi in tutto e per tutto un lavoratore di serie B, ma un contribuente di serie A, anzi da Champions League. Sono dati confermati recentemente dalla CGIA di Mestre: mentre i diritti di questi lavoratori continuano a essere negati, la pressione fiscale a loro carico continua a salire, e ad oggi è stimato che ogni libero professionista deve pagare allo Stato il 51% di quanto guadagna.

Possibile ha l’uguaglianza come propria ragion d’essere, e crediamo sia giunto il momento di rendere anche lavoratori autonomi e freelance cittadini come tutti gli altri. Lavoriamo perché il Primo Maggio possa essere un giorno di festa anche per loro.

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