Educatori professionali: gli invisibili delle scuole

Secondo gli ultimi dati ISTAT sono circa 50.000 gli educatori e le educatrici professionali che ogni giorno entrano nelle scuole italiane e trascorrono molte ore in classe insieme ad alunni e insegnanti, contribuendo alla formazione dei ragazzi e delle ragazze con disabilità o con bisogni educativi speciali.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Secondo gli ulti­mi dati ISTAT sono cir­ca 50.000 gli edu­ca­to­ri e le edu­ca­tri­ci pro­fes­sio­na­li che ogni gior­no entra­no nel­le scuo­le ita­lia­ne e tra­scor­ro­no mol­te ore in clas­se insie­me ad alun­ni e inse­gnan­ti, con­tri­buen­do alla for­ma­zio­ne dei ragaz­zi e del­le ragaz­ze con disa­bi­li­tà o con biso­gni edu­ca­ti­vi spe­cia­li. Eppu­re, nono­stan­te sia­no di fat­to par­te inte­gran­te del­la comu­ni­tà edu­can­te, gli edu­ca­to­ri socio – peda­go­gi­ci (altri­men­ti det­ti assi­sten­ti all’autonomia e alla comu­ni­ca­zio­ne) non fan­no par­te dell’organico del­la scuo­la ma dipen­do­no da coo­pe­ra­ti­ve e asso­cia­zio­ni che, su man­da­to degli Enti loca­li, sta­bi­li­sco­no un mon­te ore di inter­ven­to nel­le clas­si in segui­to alla richie­sta dell’Istituzione sco­la­sti­ca. Il cor­to cir­cui­to è evi­den­te: di fat­to gli edu­ca­to­ri si rela­zio­na­no ogni gior­no con alun­ni e inse­gnan­ti, diri­gen­ti sco­la­sti­ci e fami­glie ma, per orga­niz­za­zio­ne e retri­bu­zio­ne, sono gesti­ti da sta­zio­ni appal­tan­ti che di quel lavo­ro nel­la scuo­la nul­la san­no. Con l’entrata in vigo­re del­le misu­re restrit­ti­ve per l’emergenza Coro­na­vi­rus e la con­se­guen­te sospen­sio­ne del­le atti­vi­tà didat­ti­che, si è par­la­to anche di loro tra i lavo­ra­to­ri rima­sti sen­za tute­le, uni­ci tra quel­li che ani­ma­no quo­ti­dia­na­men­te le aule sco­la­sti­che. La con­fu­sio­ne non è man­ca­ta: se le pri­me indi­ca­zio­ni del Mini­ste­ro dell’Istruzione agli Enti loca­li sono anda­te nel­la dire­zio­ne di un tra­sfe­ri­men­to tout court degli inter­ven­ti edu­ca­ti­vi pres­so il domi­ci­lio dei ragaz­zi e del­le ragaz­ze con disa­bi­li­tà, in bar­ba alle ogget­ti­ve dif­fi­col­tà di garan­ti­re ade­gua­te misu­re di sicu­rez­za sani­ta­ria per gli uni e per gli altri e anche a dispet­to di un pro­get­to edu­ca­ti­vo che ha a che fare, soprat­tut­to, con la rela­zio­ne tra com­pa­gni e con gli inse­gnan­ti, in segui­to si è giun­ti al D.P.C.M.18/20 det­to Cura Ita­lia, che auto­riz­za (ma non obbli­ga) gli Enti Loca­li a rico­no­sce­re a chi lavo­ra nel set­to­re edu­ca­ti­vo sco­la­sti­co la pie­na retri­bu­zio­ne. Di fat­to, è quin­di il comu­ne che deve ren­de­re appli­ca­bi­le que­sta indi­ca­zio­ne, ci spie­ga Vanes­sa Niri, peda­go­gi­sta e coor­di­na­tri­ce nazio­na­le grup­po Infan­zia, Ado­le­scen­za e Poli­ti­che Edu­ca­ti­ve di Arci, che abbia­mo sen­ti­to. Ma ogni comu­ne, visto il mar­gi­ne lascia­to dal Gover­no, sta facen­do un po’ come gli pare, ci ha det­to Vanes­sa, e que­sto emer­ge chia­ra­men­te anche dai comu­ni­ca­ti nei forum di set­to­re: c’è chi chie­de di ripro­gram­ma­re le ore non svol­te — cosa qua­si mai pos­si­bi­le, visto il pro­trar­si del­la sospen­sio­ne — c’è chi paga con il FIS (Fon­do Inte­gra­ti­vo Sala­ria­le), c’è chi al momen­to tace, lascian­do inte­re fami­glie, quel­le degli edu­ca­to­ri e quel­le dei ragaz­zi più fra­gi­li, sen­za rispo­ste. È impor­tan­te tene­re pre­sen­te che sono loro, le ragaz­ze e i ragaz­zi più biso­gno­si di atten­zio­ne, a cui il Mini­ste­ro dell’Istruzione dedi­ca ampio spa­zio nel­le indi­ca­zio­ni sul­la Didat­ti­ca a Distan­za (DAD) i pri­mi a risen­ti­re di que­sta situa­zio­ne: se da un lato si inco­rag­gia­no le scuo­le a dare pie­na appli­ca­zio­ne al Pia­no Edu­ca­ti­vo Indi­vi­dua­liz­za­to (PEI) attra­ver­so la DAD e l’impiego di docen­ti di soste­gno e degli edu­ca­to­ri, dall’altro a que­sti ulti­mi non si garan­ti­sce lo sti­pen­dio e i loro inter­ven­ti non pos­so­no esse­re rea­liz­za­ti. Cre­dia­mo indi­spen­sa­bi­le che la situa­zio­ne si sbloc­chi al più pre­sto e che sia garan­ti­ta la pie­na retri­bu­zio­ne ai lavo­ra­to­ri attra­ver­so il paga­men­to del­le fat­tu­re dei gesto­ri pri­va­ti,  visto che le risor­se era­no già sta­te impe­gna­te nei bilan­ci dei Comu­ni, libe­ran­do così il FIS che potrà esse­re uti­liz­za­to a soste­gno di altre cate­go­rie di lavo­ra­to­ri pena­liz­za­ti dal­le dispo­si­zio­ni vigen­ti. Ma cre­dia­mo anche, e que­sto è for­se il pri­mo nodo da scio­glie­re, che la figu­ra degli edu­ca­to­ri deb­ba esse­re inte­gra­ta a pie­no tito­lo in una allean­za lar­ga di figu­re socio-edu­ca­ti­ve che agi­sco­no quo­ti­dia­na­men­te nel­le scuo­le, rico­no­sciu­ta dal Mini­ste­ro dell’Istruzione. Gli inse­gnan­ti sono spes­so sovrac­ca­ri­ca­ti di una man­sio­ne edu­ca­ti­va di ascol­to, di cura del­la rela­zio­ne e di manu­ten­zio­ne del­le dina­mi­che di grup­po, di atten­zio­ne al rischio di disgre­ga­zio­ne socia­le e disper­sio­ne sco­la­sti­ca che por­ta a muta­zio­ni del grup­po clas­se, che fati­ca­no a reg­ge­re soprat­tut­to col cre­sce­re dell’età degli stu­den­ti, men­tre il biso­gno di inter­ven­to in età ado­le­scen­zia­le è spes­so urgen­te e neces­sa­rio e deve esse­re soste­nu­to da appo­si­te figu­re  pro­fes­sio­na­li. Per que­sto occor­re in ogni scuo­la anche un coor­di­na­to­re peda­go­gi­co che fun­ga da rac­cor­do tra tut­te le figu­re che com­pon­go­no l’équipe socio- edu­ca­ti­va, per con­fron­tar­si e rie­la­bo­ra­re pos­si­bi­li stra­te­gie e che sia anche di rife­ri­men­to per gli inse­gnan­ti per fare auto­for­ma­zio­ne, per sen­tir­si meno soli e per approc­cia­re nel modo miglio­re le fami­glie. A Geno­va e in altre cin­que cit­tà ita­lia­ne, rac­con­ta Vanes­sa, que­sto si sta facen­do attra­ver­so il pro­get­to nazio­na­le “Libe­ri di cre­sce­re” finan­zia­to dal­la Fon­da­zio­ne “Coni­bam­bi­ni” che sta spe­ri­men­tan­do spor­tel­li di ascol­to a scuo­la per ragaz­zi, fami­glie e inse­gnan­ti: sono mol­tis­si­mi colo­ro che si rivol­go­no allo spor­tel­lo, le per­so­ne voglio­no sen­tir­si ascol­ta­te da una figu­ra non giu­di­can­te, che in pri­ma istan­za non può esse­re lo psi­co­lo­go. Cre­dia­mo che que­sta rien­tri tra le buo­ne pra­ti­che da imi­ta­re, che la scuo­la deb­ba esse­re un pre­si­dio di pri­mo ascol­to rico­no­sciu­to e che la sua dif­fu­sio­ne deb­ba diven­ta­re strut­tu­ra­le e non lascia­ta alla buo­na volon­tà del­le isti­tu­zio­ni scolastiche.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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