Dimmi a chi vendi armi e ti dirò chi sei – #StopArmiEgitto

Nell’ultimo decennio l’industria bellica italiana ha registrato un aumento consistente nelle vendite verso l’estero. Le esportazioni di armamenti autorizzate dal Governo tra il 2015 e il 2019 hanno toccato 44 miliardi di euro, valore che pareggia le licenze approvate nei 15 anni precedenti.

All’inizio del 2011 gli egi­zia­ni river­sa­ti­si in mas­sa nel­le stra­de e nel­le piaz­ze del Cai­ro per met­te­re fine alla dit­ta­tu­ra tren­ten­na­le di Hosni Muba­rak con­fi­da­va­no nel­la fio­ri­tu­ra di una pri­ma­ve­ra demo­cra­ti­ca. Il Pae­se è inve­ce sci­vo­la­to in un lun­go inver­no scan­di­to dal­la con­tro-rivo­lu­zio­ne per­ma­nen­te dell’oligarchia mili­ta­re, che nel­la sto­ria repub­bli­ca­na ha sem­pre man­te­nu­to un ruo­lo domi­nan­te nel­la socie­tà egi­zia­na. Sot­to la gui­da del gene­ra­le al-Sisi, l’Egitto ha con­qui­sta­to i favo­ri dell’Occidente pre­sen­tan­do­si come un baluar­do con­tro l’estremismo, un part­ner chia­ve nel­la sta­bi­liz­za­zio­ne del Medi­ter­ra­neo e (non da ulti­mo) un pre­zio­so baci­no di idro­car­bu­ri. La real­tà vis­su­ta sul­la pel­le degli egi­zia­ni tut­ta­via rac­con­ta un regi­me liber­ti­ci­da che die­tro al pre­te­sto del con­tra­sto al ter­ro­ri­smo repri­me il dis­sen­so in modo siste­ma­ti­co ed effe­ra­to. Nel­le maglie del­la repres­sio­ne finì anche Giu­lio Rege­ni, gio­va­ne ricer­ca­to­re dell’Università di Cam­brid­ge, rapi­to, tor­tu­ra­to e infi­ne ucci­so nel feb­bra­io del 2016 da quat­tro agen­ti dell’apparato di sicu­rez­za egiziano.

Eppu­re, il Gover­no ita­lia­no ha con­ti­nua­to ad arma­re il san­gui­na­rio regi­me di Sisi. Il volu­me del­le com­mes­se mili­ta­ri è anzi tri­pli­ca­to nel 2019, quan­do l’Egitto è risul­ta­to il mag­gior acqui­ren­te di arma­men­ti made in Ita­ly per un valo­re sti­ma­to in 871,7 milio­ni di euro. Lo scor­so giu­gno la ven­di­ta di due fre­ga­te Fremm (ini­zial­men­te desti­na­te all’ammodernamento del­la mari­na mili­ta­re ita­lia­na) ha ulte­rior­men­te appro­fon­di­to la coo­pe­ra­zio­ne bila­te­ra­le, ponen­do le basi per quel­la che è sta­ta defi­ni­ta la “com­mes­sa del seco­lo”, un ordi­na­ti­vo mon­stre com­pre­so tra 9 e 11 miliar­di di euro che impe­gne­reb­be il Gover­no ita­lia­no alla for­ni­tu­ra nei pros­si­mi anni di un vero e pro­prio arse­na­le: quat­tro fre­ga­te mul­ti­ruo­lo com­mis­sio­na­te a Fin­can­tie­ri, 20 pat­tu­glia­to­ri, 24 cac­cia Euro­fighter Typhoon, altret­tan­ti aerei da adde­stra­men­to Aer­mac­chi M‑346 e altri armamenti.

Scor­ren­do l’ultima rela­zio­ne gover­na­ti­va annua­le sull’export di arma­men­ti, bal­za agli occhi che nel 2019 il secon­do desti­na­ta­rio dopo l’Egitto è sta­to il Turk­me­ni­stan. Free­dom Hou­se, isti­tu­to di ricer­ca che moni­to­ra il rispet­to del­le liber­tà fon­da­men­ta­li nel mon­do, clas­si­fi­ca il pae­se cen­tro-asia­ti­co sen­za esi­ta­zio­ne come un “regi­me auto­ri­ta­rio con­so­li­da­to” e lo col­lo­ca in fon­do alla gra­dua­to­ria per gra­do di demo­cra­zia e dirit­ti politici.

Dim­mi a chi ven­di armi e ti dirò chi sei, ver­reb­be da dire.

Nell’ultimo decen­nio l’industria bel­li­ca ita­lia­na ha regi­stra­to un aumen­to con­si­sten­te nel­le ven­di­te ver­so l’estero. Le espor­ta­zio­ni di arma­men­ti auto­riz­za­te dal Gover­no tra il 2015 e il 2019 han­no toc­ca­to 44 miliar­di di euro, valo­re che pareg­gia le licen­ze appro­va­te nei 15 anni pre­ce­den­ti. È gra­ve riscon­tra­re che in misu­ra sem­pre mag­gio­re le com­mes­se abbia­no inte­res­sa­to Pae­si extra-UE e NATO in cui liber­tà civi­li e dirit­ti poli­ti­ci non sono garan­ti­ti. Oltre ai già men­zio­na­ti Egit­to e Turk­me­ni­stan, tra i pri­mi clien­ti dell’export mili­ta­re ita­lia­no figu­ra­no Kuwait, Qatar, Paki­stan, Tur­chia, Ara­bia Sau­di­ta, Emi­ra­ti Ara­bi Uni­ti e Alge­ria. Una fet­ta di mer­ca­to cospi­cua per i siste­mi d’arma pro­dot­ti dal com­par­to indu­stria­le ita­lia­no è dun­que riser­va­ta a gover­ni dai trat­ti auto­ri­ta­ri che ven­go­no meno al rispet­to dei dirit­ti umani.

Ciò avvie­ne in pale­se con­tra­sto sia con la legi­sla­zio­ne nazio­na­le, sia con gli impe­gni assun­ti a livel­lo inter­na­zio­na­le. La leg­ge 185/90, arti­co­lo 1 com­ma 6, pone infat­ti il divie­to all’esportazione di armi ver­so Pae­si “i cui gover­ni sono respon­sa­bi­li di gra­vi vio­la­zio­ni del­le con­ven­zio­ni inter­na­zio­na­li in mate­ria di dirit­ti uma­ni, accer­ta­te dai com­pe­ten­ti orga­ni del­le Nazio­ni Uni­te, del­l’UE o del Con­si­glio d’Eu­ro­pa”, non­ché “ver­so i Pae­si in sta­to di con­flit­to arma­to, in con­tra­sto con i prin­ci­pi del­l’ar­ti­co­lo 51 del­la Car­ta del­le Nazio­ni Uni­te”. Al tem­po del­la sua pro­mul­ga­zio­ne la leg­ge ave­va rac­col­to la mobi­li­ta­zio­ne del­la socie­tà civi­le “con­tro i mer­can­ti di mor­te” e si pone­va all’avanguardia nel pano­ra­ma euro­peo nel­la rego­la­men­ta­zio­ne del com­mer­cio di armi, ma le dispo­si­zio­ni sopra­ci­ta­te sono spes­so rima­ste let­te­ra morta.

Già nell’agosto del 2013 il Con­si­glio Affa­ri Este­ri dell’Unione Euro­pea ave­va con­dan­na­to il mas­sa­cro di Rabaa al-Ada­wiya (quan­do le for­ze di sicu­rez­za egi­zia­ne sfol­la­ro­no con vio­len­za inau­di­ta un sit-in di pro­te­sta con­tro il col­po di sta­to mili­ta­re e la depo­si­zio­ne del pre­ce­den­te Pre­si­den­te Mor­si pro­vo­can­do oltre mil­le mor­ti in pochi gior­ni) e impe­gna­va gli Sta­ti Mem­bri a sospen­de­re tra­sfe­ri­men­ti di mate­ria­li mili­ta­ri ver­so il Cai­ro. La pro­nun­cia del Con­si­glio non era tut­ta­via vin­co­lan­te e fu per­ciò disat­te­sa da diver­si pae­si euro­pei, Ita­lia inclu­sa, nono­stan­te l’intensificarsi del pugno di fer­ro di Sisi. Con due riso­lu­zio­ni, dap­pri­ma nel dicem­bre del 2018 e poi nell’otto­bre del 2019, il Par­la­men­to Euro­peo è però tor­na­to sul­la que­stio­ne, deplo­ran­do la per­si­sten­te vio­la­zio­ne dei dirit­ti fon­da­men­ta­li in Egit­to e invi­tan­do nuo­va­men­te gli Sta­ti Mem­bri a dare segui­to alla sospen­sio­ne del­le licen­ze di esportazione.

Uni­ta­men­te al rap­por­to (A/72/44) pre­di­spo­sto dal Comi­ta­to con­tro la Tor­tu­ra del­le Nazio­ni Uni­te in cui si con­clu­de in modo ine­qui­vo­ca­bi­le che la tor­tu­ra è siste­ma­ti­ca­men­te pra­ti­ca­ta dal­lo sta­to egi­zia­no, le riso­lu­zio­ni del Par­la­men­to Euro­peo indi­ca­no una linea di con­dot­ta ben diver­sa da quel­la tenu­ta dal Gover­no ita­lia­no. Con­si­de­ran­do anche il coin­vol­gi­men­to egi­zia­no nei con­flit­ti in cor­so in Libia e Yemen, la siner­gia mili­ta­re vio­la non solo il det­ta­to del­la leg­ge 185/1990, ma anche il Trat­ta­to sul com­mer­cio del­le armi (Arms Tra­de Trea­ty), rati­fi­ca­to nel 2014, che all’articolo 7 vie­ta agli Sta­ti par­te di auto­riz­za­re l’esportazione di armi lad­do­ve que­ste potreb­be­ro esse­re usa­te “per com­met­te­re o age­vo­la­re una gra­ve vio­la­zio­ne del dirit­to inter­na­zio­na­le uma­ni­ta­rio” o “una gra­ve vio­la­zio­ne dei dirit­ti umani”. 

Chiu­de­re un occhio non è più accettabile.

Rilan­cia­mo l’appello con­giun­to di Amne­sty Inter­na­tio­nal Ita­lia e Rete Ita­lia­na Pace e Disar­mo per fer­ma­re la ven­di­ta di siste­mi d’arma ver­so l’Egitto e assie­me a loro auspi­chia­mo che la que­stio­ne ven­ga affron­ta­ta al più pre­sto in sede par­la­men­ta­re. Si trat­ta di un atto dovu­to, pre­vi­sto dal­la leg­ge 185/1990, ma che appa­re ancor più neces­sa­rio per riva­lu­ta­re le tra­iet­to­rie del­la poli­ti­ca este­ra e di dife­sa ita­lia­na alla luce degli orien­ta­men­ti gene­ra­li fis­sa­ti in Costituzione.

Con­vie­ne fare un eser­ci­zio di memo­ria. Arti­co­lo 11: “L’Italia ripu­dia la guer­ra come stru­men­to di offe­sa alla liber­tà degli altri popo­li e come mez­zo di riso­lu­zio­ne del­le con­tro­ver­sie inter­na­zio­na­li; con­sen­te, in con­di­zio­ni di pari­tà con gli altri Sta­ti, alle limi­ta­zio­ni di sovra­ni­tà neces­sa­rie ad un ordi­na­men­to che assi­cu­ri la pace e la giu­sti­zia fra le Nazio­ni; pro­muo­ve e favo­ri­sce le orga­niz­za­zio­ni inter­na­zio­na­li rivol­te a tale scopo”.

Disar­ma­re la guer­ra è pos­si­bi­le e neces­sa­rio. Impe­gnia­mo­ci a far­lo, da subi­to, chie­den­do: #Sto­pAr­miE­git­to

Ales­san­dro Tinti

Comi­ta­to Firen­ze Pos­si­bi­le Pie­ro Calamandrei

AGGIORNAMENTO: il video dell’evento

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