Decreto Salvini: sulla pelle dei giovani italiani senza cittadinanza

Spesso dimentico che la sua parola è valida (forse) solo per i cittadini italiani, e io ai suoi occhi non lo sono ancora. E, molto probabilmente non lo sarò mai a causa del suo provvedimento, nonostante gli anni di contributi versati, l'investimento in educazione e il contributo economico e sociale.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]di Eli­za­beth Arqui­ni­go Pardo

Il mio nome è Eli­za­beth Arqui­ni­go Par­do e sono una cit­ta­di­na peru­via­na, resi­den­te in Ita­lia da oltre 18 anni. Sono nata a Lima e mi sono tra­sfe­ri­ta qui quan­do ave­vo die­ci anni.

Scri­vo per­ché mi sen­to tra­di­ta dal­la nazio­ne in cui vivo e del­la qua­le fac­cio par­te inte­gran­te. Ma sono anche mol­to arrab­bia­ta. Arrab­bia­ta, con quel­la par­te di “sini­stra” che ha dato inzio alla deri­va (con l’af­fos­sa­men­to del­lo Ius Cul­tu­rae) ma arrab­bia­ta anche con chi con­ti­nua a crea­re lega­mi ine­si­sten­ti tra un feno­me­no natu­ra­le e strut­tu­ra­le, com’è il feno­me­no migra­to­rio, e la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta. Facen­do pas­sa­re il mes­sag­gio che tut­ti gli stra­nie­ri dal pri­mo all’ul­ti­mo arri­va­to sia­no dei “clan­de­sti­ni”. “Clan­de­sti­no”: paro­la che, gra­zie ad un astu­to prov­ve­di­men­to, vie­ne poi asso­cia­ta a un rea­to: il rea­to di clan­de­sti­ni­tà. Rea­to di cui, stan­do ai sem­pre più  fre­quen­ti tweet del nostro mini­stro del­l’in­ter­no non­chè vice pri­mo mini­stro, ci sare­mo mac­chia­ti tut­ti, dal pri­mo all’ul­ti­mo, e che ci por­ta ad esse­re più pro­pen­si al cri­mi­ne, per l’appunto. 

Ed è soprat­tut­to a lui che vor­rei rivol­ge­re alcu­ne “segna­la­zio­ni”. A lui, che duran­te la cam­pa­gna elet­to­ra­le, nel suo bece­ro e mal­de­stro ten­ta­ti­vo di por­ci gli uni con­tro gli altri crean­do, addi­rit­tu­ra, dei cit­ta­di­ni extra­co­mu­ni­ta­ri serie A (colo­ro rego­lar­men­te resi­den­ti) e extra­co­mu­ni­ta­ri di serie B (richie­den­ti asi­lo poli­ti­co), asse­ri­va: “tut­ti i cit­ta­di­ni extra­co­mu­ni­ta­ri, che lavo­ra­no, paga­no le tas­se, stu­dia­no e sono ben inte­gra­ti sono miei ami­ci” e anco­ra “i cit­ta­di­ni extra­co­mu­ni­ta­ri rego­la­ri non han­no nul­la di che pre­oc­cu­par­si: sono tut­ti ami­ci miei”. Vor­rei chie­de­re al mini­stro che cos’è cam­bia­to. Per­ché que­sto acca­ni­men­to anche nei miei con­fron­ti? Per­ché aumen­te­ran­no a 48 mesi i tem­pi di atte­sa del­l’i­strut­to­ria per la cit­ta­di­nan­za? Per­ché ha pre­vi­sto la revo­ca di un dirit­to civi­le non­chè fon­da­men­ta­le come quel­lo del­la cit­ta­di­nan­za? Non era­va­mo suoi amici?

Io, signor mini­stro, rap­pre­sen­to il suo per­fet­to “pro­to­ti­po” di immi­gra­ta (quel­lo pre risul­ta­ti elet­to­ra­li… inten­dia­mo­ci). Sono resi­den­te nel bel­pae­se da oltre 18 anni, mi sono lau­rea­ta, come può ben nota­re fac­cio un uso cor­ret­to sia scrit­to che par­la­to del­l’i­ta­lia­no e sono (anche) un’o­ne­sta con­tri­buen­te. Ho ini­za­to a lavo­ra­re sta­bil­men­te (con con­trat­ti rego­la­ri sia da dipen­den­te che da par­ti­ta iva) subi­to dopo l’università.

Non ho potu­to per moti­vi fami­lia­ri pre­sen­ta­re la doman­da di cit­ta­di­nan­za a cari­co dei miei geni­to­ri. Quin­di, que­sta cit­ta­di­nan­za non solo me la sono con­qui­sta­ta, in quan­to è il coro­na­men­to di un per­cor­so di inte­gra­zio­ne, per l’ap­pun­to, ma que­sta cit­ta­di­nan­za me la sono anche suda­ta e gua­da­gna­ta. Ho pre­sen­ta­to doman­da con i miei red­di­ti infat­ti. Sono sicu­ra che appro­ve­rà que­sta mia scel­ta, dato che lei ama affer­ma­re nei suoi comi­zi che la cit­ta­di­nan­za deve esse­re con­qui­sta e guadagnata.

Ecco signor mini­stro, sta pro­prio qui il para­dos­so che met­te in luce tut­te le sue con­trad­di­zio­ni: io, una cit­ta­di­na per­fet­ta­men­te rego­la­re, con­tri­buen­te in rego­la, lau­rea­ta e con la voglia di pro­se­gui­re con i suoi stu­di, rischio di non aver­ce­la que­sta cit­ta­di­nan­za.

Eh già, mi pia­ce­reb­be con­ti­nua­re gli stu­di con un master all’e­ste­ro. Ora, pur­trop­po, per via di que­st’ul­ti­ma sua rifor­ma non sono libe­ra, sono in trap­po­la, pri­gio­nie­ra del­la buro­cra­zia nostra­na. Per col­pa del­la buro­cra­zia e del­la leg­ge vigen­te sono obbli­ga­ta a rima­ne­re in Ita­lia fino alla fine del­l’i­strut­to­ria, che ora  a cau­sa del nuo­vo decre­to dure­rà 4 anni. Mi tro­vo infat­ti costret­ta a non poter cam­bia­re resi­den­za per i pros­si­mi 4 anni. Non potrò quin­di acce­de­re a mol­te oppor­tu­ni­tà lavo­ra­ti­ve ed acca­de­mi­che all’e­ste­ro.

Tro­vo il suo prov­ve­di­men­to ingiu­sto (per moti altri moti­vi), ina­de­gua­to a gover­na­re il feno­me­no ma soprat­tut­to ipo­cri­ta, per­ché vie­ne meno alla paro­la data in cam­pa­gna elet­to­ra­le a noi  suoi “ami­ci regolari”.

Spes­so dimen­ti­co che la sua paro­la è vali­da (for­se) solo per i cit­ta­di­ni ita­lia­ni, e io ai suoi occhi non lo sono anco­ra. E, mol­to pro­ba­bil­men­te non lo sarò mai a cau­sa del suo prov­ve­di­men­to, nono­stan­te gli anni di con­tri­bu­ti ver­sa­ti, l’in­ve­sti­men­to in edu­ca­zio­ne e il con­tri­bu­to eco­no­mi­co e socia­le. Insom­ma, nono­stan­te io me la sia suda­ta e qua­si con­qui­sta­ta que­sta cit­ta­di­nan­za, io così come altri, anzi mol­tis­si­mi altri ragaz­zi rimar­re­mo in una gab­bia buro­cra­ti­ca.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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