Il mio pellegrinaggio laico a Riace

E’ un pellegrinaggio laico perché qui a Riace, da attivista per i diritti umani e avvocato immigrazionista, prima che dirigente politico, incontro materialmente la Costituzione che si attua, nella sua illuminata pienezza.
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Oggi compio il mio pellegrinaggio laico a Riace, realizzando un’ideale staffetta con Pippo Civati, Beatrice Brignone, Stefano Catone che prima di me hanno portato il cuore e la bandiera di Possibile in questo comune della locride dove Mimmo Lucano e la sua comunità hanno realizzato la più bella esperienza di accoglienza che si potesse realizzare, in un contesto politico e giuridico certo non favorente.

Parlo di pellegrinaggio laico perché mentre cammino verso la casa di Mimmo, che da qualche giorno è anche la sua prigione, ho in testa le parole che Piero Calamandrei dedicò agli studenti nel 1955: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati…”

E’ un pellegrinaggio laico perché qui a Riace, da attivista per i diritti umani e avvocato immigrazionista, prima che dirigente politico, incontro materialmente la Costituzione che si attua, nella sua illuminata pienezza. Vedo nei volti delle persone, nella loro solidale operosità, nell’impegno collettivo che le muove, nell’utopia verso cui sono incamminate il compimento di quel “dovere inderogabile di solidarietà economica, politica e sociale” che l’art. 2 della Cosituzione carica sulle spalle di tutti i soggetti della Repubblica, dai cittadini singoli e associati alle istituzioni.

La frattura creata dall’inchiesta calabrese – che ha portato all’abnorme e ingiusto arresto di Mimmo – tra una parte delle istituzioni e una realtà collettiva che realizza (rende res, materia, esperienza l’idea e il valore della solidarietà) la Costituzione è drammatica. Ma ha la preziosità del grido libero di chi con occhi puri di bambino addita la nudità del re, perché disvela, liberata dal fardello del racconto ipocrita e propagandistico salviniano, l’indecenza dell’apparato normativo che malgoverna i processi migratori.

E allora qui a Riace ritrovo il senso più profondo di una battaglia iniziata in Parlamento e portata da Possibile nel paese, tra le persone, da anni: quella per la riforma organica della legge sull’immigrazione.

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