La decadenza di Silvio Berlusconi da senatore non si può dire sia stata veloce, dopo la sentenza di condanna, confermata dalla Cassazione lo scorso 1° agosto. Tra eccezioni, ricorsi europei, disfida attorno alla legge Severino i tempi si sono allungati, con il sospetto di un’attesa della nuova formula dell’interdizione dai pubblici uffici, prima, e dell’approvazione della legge di stabilità, poi. Ancora oggi non si conosce la data in cui verrà votato il provvedimento dall’aula del Senato: è stato infatti bocciato, coi voti contrari dei gruppi democratico ‑motivato con un ulteriore passaggio attraverso la giunta del regolamento- e pidiellino in primis, un ordine del giorno del MoVimento 5 Stelle che mirava alla calendarizzazione già il 5 novembre prossimo. Sarebbero trascorsi comunque tre mesi da quando il capo di Forza Italia era già virtualmente decaduto. In dissenso dal gruppo del PD si sono espressi sette senatori: Felice Casson, Corradino Mineo, Laura Puppato, Lucrezia Ricchiuti (che sostengono al congresso il documento e la candidatura di Giuseppe Civati) assieme a Donatella Albano, Nadia Ginetti e Stefania Pezzopane. «Più si va avanti e peggio è», ha detto Casson all’Huffington Post, certo di interpretare anche il pensiero di milioni di elettori democratici.

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare
Quello che l’Italia chiede, e che noi dobbiamo saper ascoltare, è un confronto serio sui contenuti, che coinvolga tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa al governo Meloni. Un confronto che abbia al centro la Costituzione, che ancora una volta si è rivelata la bussola intorno a cui il Paese sa ritrovarsi. Perché la Costituzione non è solo il testo che abbiamo difeso al referendum, è l’orizzonte di un Paese più giusto che non abbiamo ancora costruito.








