«Il problema dei Cpr non è soltanto quanto costano, ma cosa sono: luoghi di detenzione disumani che non portano a nulla, se non sofferenza per chi vi è rinchiuso». Lo dichiara Francesca Druetti, segretaria nazionale di Possibile, commentando il rapporto di ActionAid e dell’Università di Bari sui centri di Ponte Galeria e di Gjadër, in Albania.
«I numeri del rapporto sono impietosi: nel 2025 a Ponte Galeria si contano 14 rimpatri ogni 100 ingressi, a Gjadër 19, e il 64% dei rimpatri forzati avviene senza passare da un Cpr. Leggiamo che per ogni rimpatrio dall’Albania si spendono oltre 68mila euro, più di quattro volte rispetto a Ponte Galeria, e la Prefettura non è nemmeno in grado di dire quanto costi davvero. Ovviamente non è il denaro il punto centrale, ma questi numeri dicono che il governo non ha la minima idea di come affrontare seriamente la questione, e che per nasconderlo moltiplica detenzione e propaganda. È una campagna elettorale permanente sulla pelle delle persone».
«Dietro queste cifre ci sono persone: a Gjadër nei primi 48 giorni di attività sono stati registrati 54 eventi critici, tra autolesionismo, tentati suicidi e proteste. Questa non è sicurezza, è crudeltà usata come strumento di consenso».
«Ringraziamo ActionAid per il lavoro svolto. Ora serve cambiare strada: superare il sistema dei Cpr, chiudere l’esperimento albanese e aprire canali d’ingresso regolari e sicuri», conclude Druetti.










