Che fine faranno le banche popolari e cooperative?

Domani il Governo decreterà d’urgenza per la trasformazione delle banche di credito popolare e cooperativo in Società per Azioni. Questo riporta la stampa, mentre l’Agenda di Governo.it ci dà conto delle conferenze stampa del Presidente del Consiglio, delle ospitate televisive del presidente del Consiglio, dei viaggi (pubblici) del Presidente del Consiglio… ma dei titoli dei provvedimenti in itinere neanche l’ombra, comunicazioni social comprese. Dobbiamo aspettare le slide o che Matteo Renzi abbia voglia di farci una battuta, come quella, criptica, fatta in direzione: “non ci spaventa diminuire il numero dei banchieri”.

Già, quali banchieri? Quelli che non contano per lui, naturalmente. Ma contano, eccome, per le piccole imprese, uniche a riprendere un po’ di produzione per l’estero in questi giorni, grazie anche al sostegno “familiare” di queste banche, come ricorda una nota accorata dell’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari, e come ha anche certificato recentemente la BCE, valutando i loro stress test. Questa tipologia di banche esiste in tutta Europa: la loro particolare governance, basata sul principio “una testa, un voto”, le tiene al riparo dalla scalabilità e, quindi, anche da operazioni speculative. Raccolgono il risparmio di famiglie impegnate in attività produttive autonome e lo redistribuiscono in base alle necessità.

E’ questo il momento  di mettere a repentaglio questa nicchia di certezza finanziaria? O forse dobbiamo dare credito a chi scrive che vengono punite e espropriate per salvare MPS e Carige, due banche dove, attraverso le Fondazioni, il ceto politico ha sguazzato a lungo e dove ancora mantiene forti interessi? E, se questa ipotesi fosse infondata, da dove viene l’urgenza? Un’operazione opaca, in ogni caso, e intollerabile, se davvero fosse portata avanti per gratificare gli interessi politici del Segretario del PD nelle regioni che in questo momento gli stanno più a cuore: Toscana e Liguria.

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