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I lavoratori senza rete protettiva: una testimonianza

L’emergenza sani­ta­ria sta col­pen­do tut­ti ma non col­pi­sce tut­ti allo stes­so modo. In una socie­tà dise­gua­le, dise­gua­li sono anche gli effet­ti del loc­k­do­wn sul­la vita eco­no­mi­ca e socia­le del­le per­so­ne. Nono­stan­te le paro­le del mini­stro Gual­tie­ri – “Gior­ni dif­fi­ci­li, non voglia­mo lascia­re indie­tro nes­su­no” – ci sono mol­te tipo­lo­gie di lavo­ra­to­ri rima­sti sco­per­ti, sen­za una rete pro­tet­ti­va, dai DPCM dei gior­ni scor­si e dal ‘Cura Ita­lia’.

L’emergenza sanitaria non deve diventare un alibi per negare il diritto all’aborto

L’emergenza sani­ta­ria, lo sap­pia­mo, ha mes­so in ginoc­chio le strut­tu­re ospe­da­lie­re del Pae­se. E a quan­to pare, crea­to un ali­bi per­fet­to per pro­va­re a dare un col­po ben asse­sta­to al dirit­to di abor­ti­re, che già negli ospe­da­li d’Italia non gode di gran­de appro­va­zio­ne viste le per­cen­tua­li ter­ri­fi­can­ti di medi­ci obiet­to­ri che si regi­stra­no da Nord a Sud.

L’essenza della scuola tra pandemia e caos

For­se que­sto è un nuo­vo perio­do di tran­si­zio­ne e tra poco rag­giun­ge­re­mo un equi­li­bro ma il caos pre­sen­te ha mes­so a nudo mol­te pro­ble­ma­ti­che irri­sol­te diven­ta­te ormai ende­mi­che. La fra­gi­li­tà di mol­tis­si­me fami­glie ver­so le qua­li la scuo­la non rie­sce ad esse­re inclu­si­va, la pre­ca­rie­tà di mol­ti lavo­ra­to­ri, una didat­ti­ca pie­ga­ta alle esi­gen­ze del­la buro­cra­zia, la pro­fes­sio­ne del docen­te scre­di­ta­ta e umi­lia­ta.

Perché la regolarizzazione è la strada verso una società più sicura

Che la tute­la del­la salu­te sia un que­stio­ne che riguar­da cia­scu­no di noi, e cia­scu­no di noi in quan­to par­te di una comu­ni­tà, lo stia­mo pur­trop­po pro­van­do sul­la nostra pel­le in que­ste dif­fi­ci­li set­ti­ma­ne. Si trat­ta di quan­to san­ci­to, d’al­tra par­te, dal­l’art. 32 del­la nostra Car­ta Costi­tu­zio­na­le, secon­do il qua­le «La Repub­bli­ca tute­la la salu­te come fon­da­men­ta­le dirit­to del­l’in­di­vi­duo e inte­res­se del­la col­let­ti­vi­tà».

Il diritto di dirsi addio: chi è in isolamento non deve rimanere da solo

Una del­le cose che col­pi­sce di più, in que­sti gior­ni stra­ni, in cui il tem­po sem­bra esse­re fer­mo come se anche lui aspet­tas­se per scor­re­re, è il dolo­re di chi entra da solo in ospe­da­le e se ne va in tota­le soli­tu­di­ne. Men­tre le strut­tu­re sani­ta­rie, in pro­fon­da emer­gen­za, non rie­sce a sop­pe­ri­re con ade­gua­ti sup­por­ti tec­no­lo­gi­ci. Alcu­ni stan­no moren­do e pur­trop­po lo stan­no facen­do da soli, sen­za poter salu­ta­re i pro­pri cari se non attra­ver­so il pic­co­lo display del­lo smart­pho­ne. Quan­do c’è.