All’Europa non serve un PR, ma (buona) politica

In vista dei sessant’anni dei Trat­ta­ti di Roma, si riac­cen­de il mai sopi­to dibat­ti­to sull’Europa. Che si par­li di ciò che ser­ve fare a Roma o di ciò di cui ci sareb­be biso­gno a Bru­xel­les, però, il livel­lo del­la discus­sio­ne sem­bra esse­re sem­pre su un pia­no sba­glia­to, o per lo meno secon­da­rio, quel­lo dell’imma­gi­ne.

Non stu­pi­sce, a dire il vero, che chi ritie­ne che gli ulti­mi anni di gover­no del Pae­se abbia­no avu­to come uni­ca pec­ca quel­la di non esser­si sapu­ti rac­con­ta­re ade­gua­ta­men­te, che chi ritie­ne sia solo un pro­ble­ma di per­ce­zio­ne, si spin­ga ad ana­li­si simi­li anche sull’Europa.

Ciò di cui ha biso­gno l’Europa, tut­ta­via, non è un segna­le, un gesto. Non è un’operazione di imma­gi­ne per rac­con­tar­si “più vici­na” ai suoi cit­ta­di­ni, quel­lo che le serve.

Per non esse­re per­ce­pi­ta come un “fred­do simu­la­cro distan­te dagli ulti­mi”, quel­lo che ser­ve all’Europa non è un PR, ma buo­na poli­ti­ca.

Per­ché la neces­si­tà di demo­cra­tiz­za­re l’UE non è un pro­ble­ma di per­ce­zio­ne, ma un’esigenza reale.

Per­ché un’Europa non in gra­do di affron­ta­re in manie­ra comu­ne la sfi­da dei cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci #pri­m­del­di­lu­vio, non in gra­do di par­la­re di #cose­di­fu­tu­ro, sarà dav­ve­ro un simu­la­cro vuo­to di contenuti.

Per­ché un’Europa inca­pa­ce di supe­ra­re le ipo­cri­sie di Dubli­no, un’Europa di 500 milio­ni di per­so­ne che non è in gra­do di gesti­re l’arrivo di poco più di un milio­ne di rifu­gia­ti, ha un pro­ble­ma che non è di per­ce­zio­ne e non si risol­ve a col­pi di Erasmus.

Per­ché un’Europa che non sa o non vuo­le affron­ta­re l’enorme que­stio­ne del­la tas­sa­zio­ne del­le mul­ti­na­zio­na­li, non vale mol­to più di quel­lo 0,005% che Apple paga in Irlanda.

Il pro­ble­ma di per­ce­zio­ne è quel­lo che sem­bra­no ave­re le sto­ri­che fami­glie poli­ti­che dell’establishment euro­peo, che si rac­con­ta­no come uni­co argi­ne a un’ondata populista/sovranista che loro stes­si ingi­gan­ti­sco­no e ali­men­ta­no con azio­ni poli­ti­che ste­ri­li e trin­ce­ran­do­si die­tro una dife­sa dog­ma­ti­ca e “di imma­gi­ne” di un’Europa da car­to­li­na che non par­la a lar­ga par­te dei suoi cittadini.

Non ci vuo­le un Era­smus poten­zia­to, ci vuo­le una poli­ti­ca euro­pea, fat­ta di per­so­ne che ne par­li­no ogni gior­no, che fac­cia­mo squa­dra, che abbia­no obiet­ti­vi pre­ci­si e li con­di­vi­da­no con i cit­ta­di­ni. Fuo­ri dal pro­vin­cia­li­smo.

È di una for­te e corag­gio­sa azio­ne poli­ti­ca trans­na­zio­na­le che affron­ti da subi­to i temi di cui sopra, ciò di cui l’Europa ha biso­gno per sal­va­re se stessa.

Per que­sto, in vista di que­sti sessant’anni dai trat­ta­ti di Roma, in vista di quan­to orga­niz­za­to da Yanis Varou­fa­kis e DiEM25, sia­mo a riba­di­re la nostra pro­po­sta: met­tia­mo assie­me tut­te quel­le for­ze che a livel­lo nazio­na­le ed euro­peo han­no un sen­ti­re comu­ne su que­sti temi. Riem­pia­mo di con­te­nu­ti, di azio­ni con­cre­te, di mobi­li­ta­zio­ni per­ce­pi­bi­li, il dibat­ti­to sul desti­no dell’Unione. Fac­cia­mo­lo a par­ti­re da una cam­pa­gna su tut­to il con­ti­nen­te sul­la que­stio­ne del­le mul­ti­na­zio­na­li elu­si­ve, come pro­po­sto da Civa­ti.

Non lascia­mo l’Europa a chi la con­si­de­ra solo un totem, un pez­zo di legno da ado­ra­re o da bru­cia­re, a secon­da del­le percezioni.

 

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

AIUTACI a scrivere altri articoli come quello che hai appena letto con una donazione e con il 2x1000 nella dichiarazione dei redditi aggiungendo il codice S36 nell'apposito riquadro dedicato ai partiti politici.

Se ancora non la ricevi, puoi registrarti alla nostra newsletter.
Partecipa anche tu!

Ultimi articoli

Il Clima entri nelle decisioni della Politica e la Politica si comporti in maniera coscienziosa, non guardando i sondaggi e pensando al prossimo appuntamento elettorale, ma guardi al futuro, alle generazioni future e a chi verrà dopo di loro.
Se scompaiono gli squali, l’Oceano muore. Quello stesso Oceano che produce il 50% dell’ossigeno che respiriamo, e assorbe il 25% dell’anidride carbonica che emettiamo. Se muore l’Oceano, moriamo noi.  Non ci resta, dunque, che salvare gli squali. 
500.000 firme per togliere risorse e giro d’affari alle mafie, per garantire la qualità e la sicurezza di cosa viene venduto e consumato, per mettere la parola fine a una criminalizzazione e a un proibizionismo che non hanno portato a nessun risultato. La cannabis non è una questione secondaria o risibile, ma un tema serio che riguarda milioni di italiani.