«Mezzo milione di persone a Gaza perderà l’assistenza alimentare perché mancano i fondi. Numerosi paesi occidentali, Stati Uniti di Trump in testa, hanno sensibilmente ridotto le risorse stanziate. È una vergogna e un crimine contro l’umanità che coinvolge anche noi». Lo dichiara Francesca Druetti, segretaria nazionale di Possibile, dopo l’annuncio del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite. Il Wfp ha infatti comunicato che da questo mese ridurrà di circa un terzo le persone assistite nella Striscia: dagli 1,6 milioni di palestinesi raggiunti ogni mese si scenderà a 1,1 milioni.
«Il Wfp è costretto a scegliere chi sfamare mentre arriva l’inverno, con due terzi della popolazione in grave insicurezza alimentare e quasi tutti ancora senza una casa. Servono circa 450 milioni di dollari in sei mesi per Gaza e Cisgiordania, una cifra irrisoria rispetto a quanto i governi, il nostro compreso, destinano al riarmo».
«Le responsabilità del governo israeliano restano pesantissime: tre anni di guerra hanno ridotto Gaza in macerie e lasciato più di un milione di persone senza una casa. Nonostante l’annuncio di una tregua raggiunta un anno fa, i raid continuano. Se oggi tutte queste persone dipendono dagli aiuti per sopravvivere è per le politiche genocide di Israele, mentre una parte di mondo continua a tenere la testa voltata dall’altra parte».
«Il governo italiano, che pochi giorni fa rivendicava di essere in prima linea contro la fame nel mondo e ospita a Roma il polo Onu dell’alimentazione, dimostri con i fatti di crederci: aumenti subito il contributo al Wfp e si faccia promotore di una mobilitazione dei donatori europei», conclude Druetti.










