Bisogna politicizzare il caldo. Francesca Druetti a Visione Comune Emilia-Romagna

Lo stesso giorno in cui La Russa diceva che al "clima caraibico ci abitueremo, non moriremo", il quotidiano francese Libération titolava in prima pagina: “Bisogna politicizzare l’ondata di calore”. Questo è quello che dobbiamo fare noi, è quello che facciamo da anni. Possiamo farlo con credibilità e urgenza, dai territori al governo del paese, costituendo l’alternativa di cui il paese ha estremamente bisogno dopo anni di politiche miopi e dannose.

Ini­zio anche io par­lan­do del cal­do, per­ché oggi sia­mo, secon­do alcu­ne sti­me, all’apice del­le due set­ti­ma­ne dell’ondata di calo­re che stan­no atta­na­glian­do l’Europa e che sap­pia­mo esse­re emer­gen­za cli­ma­ti­ca. Lo zero ter­mi­co è a quo­ta 4400–5000, un disa­stro per i ghiac­ciai.

La Fran­cia, i nostri “cugi­ni d’oltralpe”, è nel cuo­re di que­sta onda­ta di calo­re. Gli ulti­mi gior­ni sono sta­ti peg­gio del 1976, peg­gio del 2003, che sono gli anni a cui nor­mal­men­te si fa rife­ri­men­to per i record di cal­do. Gli scien­zia­ti han­no spie­ga­to per­ché quel­lo che sta suc­ce­den­do ora non è para­go­na­bi­le a quel­le anna­te, ma è mol­to peg­gio. La Fran­cia è sta­ta il luo­go geo­gra­fi­co più cal­do di qua­si tut­to il pia­ne­ta: sol­tan­to lo 0.93% del pia­ne­ta era più cal­do del­la Fran­cia que­sta set­ti­ma­na. 

L’attività in tre cen­tra­li nuclea­ri è sta­ta sospe­sa per­ché l’acqua dei fiu­mi che vie­ne usa­ta per raf­fred­da­re i reat­to­ri è trop­po cal­da — anche tra­la­scian­do il “soli­to” pro­ble­ma che di acqua non ce n’è abba­stan­za. Ma non vi pre­oc­cu­pa­te, è arri­va­to imme­dia­ta­men­te il Foglio in soc­cor­so, con un arti­co­lo di Zol­li­no che vi con­si­glio, che si con­clu­de con un gri­do di sol­lie­vo: “For­tu­na che i tan­to bistrat­ta­ti reat­to­ri fran­ce­si ci stan­no for­nen­do (diret­ta­men­te e via Sviz­ze­ra) ben 6 GW. Se no sai che cal­do in quest’ufficio e nel­le nostre case!”. Ma cer­to, la solu­zio­ne all’emergenza cli­ma­ti­ca è il con­di­zio­na­to­re, stra­no non aver­ci pen­sa­to. Come dire che per difen­der­ci dal­le inon­da­zio­ni dob­bia­mo dotar­ci di bar­che. 

Nel frat­tem­po, Igna­zio La Rus­sa, degno espo­nen­te del­la destra di gover­no, nega­zio­ni­sta del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, lune­dì era a Mila­no (dove oggi il Pri­de è sta­to posti­ci­pa­to di un’ora per cer­ca­re di evi­ta­re le ore più cal­de, men­tre a Pari­gi è sta­to diret­ta­men­te can­cel­la­to per lo stes­so moti­vo) a pre­sen­ta­re il libro di Pro­cac­ci­ni, respon­sa­bi­le Ener­gia e Ambien­te di Fra­tel­li d’Italia. Il libro si chia­ma “L’ecologia dei con­ser­va­to­ri”. La Rus­sa ha det­to, let­te­ral­men­te, che “ci abi­tue­re­mo al cli­ma carai­bi­co, non mori­re­mo”. 

Ecco, La Rus­sa si ver­go­gni. Per­ché stia­mo moren­do ecco­me di emer­gen­za cli­ma­ti­ca, e non in astrat­to, e non in nume­ri tra­scu­ra­bi­li: nel 2003 ci sono sta­ti 70.000 mor­ti in Euro­pa. Nel 2022, sono sta­ti 60.000. Nel 2023, “solo” 50.000. Per­ché “solo”? Per­ché sono sta­te appli­ca­te del­le poli­ti­che di adat­ta­men­to al cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, altri­men­ti, secon­do le sti­me del Bar­ce­lo­na Insti­tu­te for Glo­bal Health, sareb­be­ro sta­ti 90.000. In cin­que gior­ni, sono mor­te più di 50 per­so­ne in Fran­cia e più di 200 in Spa­gna.  

La Rus­sa sostie­ne che l’emergenza cli­ma­ti­ca non ucci­de, come i suoi sosten­go­no che l’omotransfobia non ucci­de, che il patriar­ca­to non ucci­de, che il clas­si­smo non ucci­de. Eppu­re con­tia­mo ogni gior­no nuo­ve vit­ti­me: don­ne, per­so­ne lgb­tq+, lavo­ra­to­ri e lavo­ra­tri­ci. 

Lo stes­so gior­no in cui La Rus­sa face­va il suo spro­lo­quio alla pre­sen­ta­zio­ne del libro, infi­lan­do­ci anche un elo­gio del­le poli­ti­che fasci­ste (“Le pri­me leg­gi, tra gli anni ’20 e gli anni ’40, non par­la­va­no di eco­lo­gi­smo, par­la­va­no di dife­sa del pano­ra­ma, cioè met­te­va­no sem­pre la natu­ra in rela­zio­ne con l’uomo, per­ché la natu­ra è bel­la, va dife­sa […] era­no più avan­za­te di quel­lo che è suc­ces­so dopo per cer­ti ver­si, con­si­de­ran­do l’età”) e un pas­sag­gio sul­la fami­glia “natu­ra­le” (uno dei capi­to­li si inti­to­la “Con­tro natu­ra”), il quo­ti­dia­no fran­ce­se Libé­ra­tion tito­la­va in pri­ma pagi­na: “Biso­gna poli­ti­ciz­za­re l’ondata di calo­re”. Ecco, que­sto è quel­lo che pos­sia­mo fare noi qui, per­ché è quel­lo che fac­cia­mo da anni. Pos­sia­mo far­lo con cre­di­bi­li­tà e urgen­za, dai ter­ri­to­ri al gover­no del pae­se, costi­tuen­do l’alternativa di cui il pae­se ha estre­ma­men­te biso­gno dopo anni di poli­ti­che mio­pi e dan­no­se. 

In Fran­cia anche i mini­stri di Macron come Vin­cent Jean­brun, che non han­no pro­prio bril­la­to sul tema devo­no ora ammet­te­re che “L’ondata di cal­do non è solo una que­stio­ne cli­ma­ti­ca», ma anche «una que­stio­ne di giu­sti­zia socia­le». Dicia­mo­lo: bene, ma trop­po tar­di e trop­po poco. Per­ché l’emergenza cli­ma­ti­ca non col­pi­sce tut­ti e tut­te allo stes­so modo: chi lavo­ra in un uffi­cio con l’aria con­di­zio­na­ta e chi lavo­ra nei cam­pi o nei can­tie­ri; chi può sce­glie­re di spo­star­si dove fa più fre­sco o chi deve resta­re nel­le cit­tà, maga­ri in peri­fe­ria, in edi­fi­ci ina­dat­ti e aree sen­za ver­de pub­bli­co; chi può curar­si sen­za pre­oc­cu­pa­zio­ni e chi, come milio­ni di per­so­ne, ogni anno deve rinun­cia­re a curar­si per­ché non può per­met­ter­si una sani­tà sem­pre meno pub­bli­ca; i ric­chi e i pove­ri; gli uomi­ni e le don­ne; chi è più fra­gi­le ed espo­sto. 

Abbia­mo biso­gno di una poli­ti­ca come quel­la che fac­cia­mo qui: 

una poli­ti­ca che uni­sca giu­sti­zia ambien­ta­le e socia­le. 

Una poli­ti­ca tran­sfem­mi­ni­sta.

Una poli­ti­ca anti­fa­sci­sta.

Una poli­ti­ca che non resta in silen­zio davan­ti al geno­ci­dio del popo­lo pale­sti­ne­se.

Ecco cosa signi­fi­ca ave­re una “visio­ne comu­ne” e lavo­ra­re insie­me per por­tar­la dai comu­ni alle regio­ni al gover­no del pae­se.

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