L’Europa che non si può celebrare senza fare i conti con se stessa

Il 9 maggio è una festa ma anche una promessa. E le promesse si mantengono con i fatti. 

Il 9 mag­gio è una data, la festa dell’Europa, che va cele­bra­ta ma, mai come que­sto anno, va fat­to sen­za dimen­ti­ca­re di fare i con­ti con le con­trad­di­zio­ni aper­te che carat­te­riz­za­no la nostra Unio­ne.

«Il com­pi­to prin­ci­pa­le è quel­lo di costrui­re uno Sta­to fede­ra­le euro­peo soli­do, in cui for­ze pri­ma disper­se si con­cen­tri­no per resi­ste­re ad ogni ten­ta­ti­vo di sopraf­fa­zio­ne.» — Altie­ro Spi­nel­li, Mani­fe­sto di Ven­to­te­ne, 1941

Spi­nel­li scri­ve­va di nazi­fa­sci­smo, ma la logi­ca di quan­to ha scrit­to va, spe­cial­men­te oggi, amplia­ta rispet­to al suo con­te­sto ori­gi­na­rio. Per­ché la sopraf­fa­zio­ne ha mol­te for­me, e alcu­ne vivo­no como­da­men­te den­tro l’U­nio­ne stes­sa. Il 21 apri­le scor­so la Cor­te di Giu­sti­zia ha emes­so la pri­ma sen­ten­za nel­la sto­ria del dirit­to euro­peo che accer­ta, in un ricor­so diret­to, la vio­la­zio­ne del­l’ar­ti­co­lo 2 del Trat­ta­to da par­te di uno Sta­to mem­bro: la leg­ge unghe­re­se che cri­mi­na­liz­za­va la comu­ni­tà LGBTQIA+ nei con­fron­ti dei mino­ri è sta­ta demo­li­ta. Ma quel­la leg­ge è sta­ta in pie­di cin­que anni. L’Eu­ro­pa dei dirit­ti, per ora, è un’Eu­ro­pa che aspet­ta le sen­ten­ze — e que­sto è un pro­ble­ma di strut­tu­ra oltre che di volon­tà. Si chia­ma obbli­go di una­ni­mi­tà in Con­si­glio.

Se pen­sia­mo al tema del­la disa­bi­li­tà, il 7 mag­gio la Com­mis­sio­ne ha pre­sen­ta­to la revi­sio­ne del­la Stra­te­gia 2021–2030: 101 milio­ni di per­so­ne con disa­bi­li­tà nel­l’U­nio­ne, qua­si una su due che si sen­te discri­mi­na­ta, un diva­rio occu­pa­zio­na­le di ven­ti­cin­que pun­ti. Il Forum euro­peo del­la disa­bi­li­tà ha chie­sto misu­re vin­co­lan­ti e finan­zia­men­ti dedi­ca­ti. L’ac­ces­si­bi­li­tà non è un tema di nic­chia: è il modo in cui una socie­tà deci­de se alcu­ne per­so­ne con­ta­no quan­to le altre.

E poi c’è Gaza. Non si può par­la­re di Festa del­l’Eu­ro­pa nel 2026 e non nomi­nar­la. Oltre 63.000 pale­sti­ne­si ucci­si, più di 17.000 bam­bi­ni secon­do l’U­NI­CEF, il 90 per cen­to del­la popo­la­zio­ne sfol­la­ta. L’As­so­cia­zio­ne inter­na­zio­na­le degli stu­dio­si di geno­ci­dio ha rico­no­sciu­to nel­le azio­ni israe­lia­ne a Gaza gli estre­mi del­la Con­ven­zio­ne ONU del 1948. Il Ser­vi­zio euro­peo per l’a­zio­ne ester­na ha accer­ta­to la vio­la­zio­ne del­l’ar­ti­co­lo 2 del­l’ac­cor­do di asso­cia­zio­ne UE-Israe­le. Quel­l’ac­cor­do è anco­ra in vigo­re. Amne­sty Inter­na­tio­nal ha defi­ni­to l’UE «il capo di tut­ti i codar­di». È una fra­se dura. È anche una fra­se giu­sta. La neu­tra­li­tà del­l’Eu­ro­pa su Gaza non è neu­tra­li­tà: è una scel­ta. Per­ché non è l’Europa che voglia­mo quel­la che non ha nien­te da dire se uno Sta­to, Israe­le, può rapi­re e dete­ne­re ille­gal­men­te un cit­ta­di­no ita­lia­no nel mare di com­pe­ten­za di uno Sta­to euro­peo. I gio­va­ni lo vedo­no e lo giu­di­ca­no, e quan­do ci chie­dia­mo per­ché si disin­na­mo­ra­no del­le isti­tu­zio­ni euro­pee, que­sta è par­te del­la rispo­sta.

Per­ché i gio­va­ni non è vero che si disim­pe­gna­no, di sen­to­no ingan­na­ti. L’a­sten­sio­ni­smo alle euro­pee del 2024 lo dice chia­ra­men­te. Era­smus+, Disco­ve­rEU, la cam­pa­gna EXPRESS2 del Movi­men­to Euro­peo sono stru­men­ti uti­li, ma fun­zio­na­no per chi può per­met­ter­se­li. La ragaz­za del­la peri­fe­ria di Fro­si­no­ne, il ragaz­zo del quar­tie­re popo­la­re di una pro­vin­cia del sud, la per­so­na con disa­bi­li­tà che si scon­tra con tra­spor­ti non pro­get­ta­ti per lei, que­sti gio­va­ni han­no pari dirit­to all’Eu­ro­pa, ma non pari acces­so. E fin­ché non lo avran­no, l’u­ni­ver­sa­li­smo euro­peo resta uno slo­gan.

La solu­zio­ne ha un nome: rifor­ma fede­ra­le dei Trat­ta­ti. Il 22 novem­bre 2023 il Par­la­men­to euro­peo ha vota­to un pro­get­to det­ta­glia­to e chie­sto al Con­si­glio di con­vo­ca­re una Con­ven­zio­ne. Il Con­si­glio non ha rispo­sto. Eppu­re la len­tez­za sui dirit­ti, l’in­ca­pa­ci­tà su Gaza, la debo­lez­za del­le stra­te­gie socia­li han­no la stes­sa radi­ce: una strut­tu­ra che pre­mia il veto, non la respon­sa­bi­li­tà col­let­ti­va. Abo­li­re l’u­na­ni­mi­tà non è una ban­die­ra ideo­lo­gi­ca: è una neces­si­tà fun­zio­na­le per un’U­nio­ne che voglia fare sul serio.

Voglia­mo che l’ac­cor­do con Israe­le ven­ga sospe­so. Voglia­mo che la Stra­te­gia sul­la disa­bi­li­tà diven­ti una diret­ti­va vin­co­lan­te. Voglia­mo che il rico­no­sci­men­to del­le fami­glie arco­ba­le­no non dipen­da dal­le sen­ten­ze ma da una nor­ma euro­pea uni­for­me. Voglia­mo una diret­ti­va sul con­sen­so ses­sua­le e una con­tro le tera­pie di con­ver­sio­ne. Voglia­mo che la rifor­ma dei Trat­ta­ti smet­ta di esse­re igno­ra­ta. Non sono richie­ste visio­na­rie: sono le con­se­guen­ze logi­che di un’Eu­ro­pa che pren­de sul serio i pro­pri valo­ri.

Il 9 mag­gio è una festa ma anche una pro­mes­sa. E le pro­mes­se si man­ten­go­no con i fat­ti. 

 

AIUTACI a scrivere altri articoli come quello che hai appena letto con una donazione e con il 2x1000 nella dichiarazione dei redditi aggiungendo il codice S36 nell'apposito riquadro dedicato ai partiti politici.

Se ancora non la ricevi, puoi registrarti alla nostra newsletter.
Partecipa anche tu!

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare

Quel­lo che l’I­ta­lia chie­de, e che noi dob­bia­mo saper ascol­ta­re, è un con­fron­to serio sui con­te­nu­ti, che coin­vol­ga tut­te le for­ze che voglio­no costrui­re un’al­ter­na­ti­va al gover­no Melo­ni. Un con­fron­to che abbia al cen­tro la Costi­tu­zio­ne, che anco­ra una vol­ta si è rive­la­ta la bus­so­la intor­no a cui il Pae­se sa ritro­var­si. Per­ché la Costi­tu­zio­ne non è solo il testo che abbia­mo dife­so al refe­ren­dum, è l’o­riz­zon­te di un Pae­se più giu­sto che non abbia­mo anco­ra costrui­to.

Congresso 2024: regolamento congressuale

Il con­gres­so 2024 di Pos­si­bi­le si apre oggi 5 apri­le: dif­fon­dia­mo in alle­ga­to il rego­la­men­to con­gres­sua­le ela­bo­ra­to dal Comi­ta­to Orga­niz­za­ti­vo.

Il salario. Minimo, indispensabile. Una proposta di legge possibile.

Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popo­la­re.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di ita­lia­ni.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

La can­na­bis riguar­da 5 milio­ni di con­su­ma­to­ri, secon­do alcu­ni addi­rit­tu­ra 6, mol­ti dei qua­li sono con­su­ma­to­ri di lun­go cor­so che ne fan­no un uso mol­to con­sa­pe­vo­le, non peri­co­lo­so per la socie­tà.
Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto pro­var­ci.

Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne pos­si­bi­li.

Un’Europa democratica e federale non è un’utopia: è una necessità urgente. Festa dell’Europa, Torino

L’Europa non può con­ti­nua­re a dipen­de­re dagli Sta­ti Uni­ti per la pro­pria sicu­rez­za e per il pro­prio peso poli­ti­co inter­na­zio­na­le. Deve impa­ra­re a par­la­re con una sola voce e ad agi­re in modo rapi­do ed effi­ca­ce, nel rispet­to del­la demo­cra­zia e del­lo sta­to di dirit­to. Oggi, inve­ce, il veto di un sin­go­lo Sta­to può bloc­ca­re deci­sio­ni fon­da­men­ta­li sul­la poli­ti­ca este­ra, sul­la dife­sa, sull’energia o sui dirit­ti socia­li, ren­den­do l’Unione debo­le e divi­sa.

Festa dell’Europa: Possibile aderisce alle iniziative organizzate per il 9 maggio

Festa del­l’Eu­ro­pa: Pos­si­bi­le ade­ri­sce alle ini­zia­ti­ve orga­niz­za­te in giro per l’Italia, tra cui We are Euro­pe a Mila­no e la Mar­cia per l’Europa a Tori­no. Il 9 mag­gio, tutt3 in piaz­za! Fac­cia­mo sen­ti­re la nostra voce per rilan­cia­re l’Europa di pace, dirit­ti e soli­da­rie­tà, costrui­ta da chi ha vis­su­to sul­la pro­pria pel­le gli orro­ri del nazi-fasci­smo.