Sgombero a Gallarate: la strategia dei pirla

[vc_row][vc_column][vc_column_text]A Gal­la­ra­te, in pro­vin­cia di Vare­se, la mag­gio­ran­za leghi­sta gui­da­ta dal sin­da­co Cas­sa­ni è riu­sci­ta in un capo­la­vo­ro di stu­pi­di­tà e cat­ti­ve­ria che avreb­be del­l’in­cre­di­bi­le, se non fos­se per­fet­ta­men­te rap­pre­sen­ta­ti­vo dei tem­pi in cui vivia­mo. Ruspe a favo­re di tele­ca­me­re, men­tre ven­go­no abbat­tu­te case e cac­cia­te fami­glie. Una bam­bi­na ha chie­sto che fos­se­ro sal­va­ti per­lo­me­no i suoi libri di scuo­la. Me la imma­gi­no, quel­la bam­bi­na, tra die­ci anni, quan­do for­se sarà anco­ra a Gal­la­ra­te o for­se no: me la imma­gi­no che si ricor­de­rà il nome di quel sin­da­co, Andrea Cas­sa­ni, che ha abbat­tu­to casa sua, per­ché non vole­va che quel­la bam­bi­na coi suoi libri stes­se lì.

I Sin­ti di via Laz­za­ret­to — han­no scrit­to asso­cia­zio­ni del ter­ri­to­rio — non han­no né jacuz­zi né vil­let­te, né pavi­men­ti in por­fi­do, ma han­no ten­ta­to di ren­de­re digni­to­sa e vivi­bi­le un’area ai mar­gi­ni dell’autostrada, pri­va di ser­vi­zi, dove era­no sta­ti col­lo­ca­ti rego­lar­men­te nel 2007 dall’Amministrazione comu­na­le con la pro­mes­sa di lasciar­li rima­ne­re. Ciò non è acca­du­to e l’autorizzazione non è sta­ta rin­no­va­ta, tra­sfor­man­do l’insediamento da rego­la­re ad abu­si­vo.

Il cam­po ora è demo­li­to, le per­so­ne sono sta­te cac­cia­te, ed è a que­sto pun­to che la cat­ti­ve­ria diven­ta far­sa: «le fami­glie — scri­ve Vare­se­News — con 38 mino­ri e 6 anzia­ni saran­no ospi­ta­te a spe­se del Comu­ne in alber­go in una strut­tu­ra a Som­ma Lom­bar­do. I sin­ti potran­no sta­re in alber­go per 30 gior­ni».

Ave­te capi­to bene: come se fos­se­ro per­so­ne che han­no subi­to un ter­re­mo­to o un’al­lu­vio­ne, saran­no ospi­ta­te in un alber­go a spe­se del­l’am­mi­ni­stra­zio­ne comu­na­le. Vie­ne garan­ti­to l’al­log­gio, ma solo una par­te di vit­to, ha spie­ga­to Cas­sa­ni:

La cena non è com­pre­sa. Saba­to qual­cu­no si è sba­glia­to e ha fat­to distri­bui­re una cena che non avreb­be dovu­to con­ce­der­gli. L’importo stan­zia­to per l’accordo non nego­zia­bi­le era 1000 euro per ogni mino­re più qual­che costo per le ten­de in via Paci­not­ti, si par­la­va di 40mila euro. Ora, con 69 per­so­ne in alber­go a 20 euro il costo è più o meno quel­lo. Cer­to con la cena sareb­be mag­gio­re, per que­sto non voglio.

Cat­ti­vi e pir­la, ver­reb­be da pen­sa­re. E sen­za voler offen­de­re nes­su­no, ma nel­l’ac­ce­zio­ne ori­gi­na­ria del ter­mi­ne che il sin­da­co Cas­sa­ni cono­sce­rà di cer­to: che pir­la in giro, come una trot­to­la, a zon­zo, inu­til­men­te, sen­za sco­po e sen­za stra­te­gia.

Se gli va bene — con­clu­de Cas­sa­ni — non ci sono pro­ble­mi, altri­men­ti se ne vada­no dall’hotel, tor­ni­no nel­le rou­lot­te. Stia­mo già dan­do trop­po per que­sta vil­leg­gia­tu­ra.

Capi­to? Tor­ni­no nel­le rou­lot­te! E così via, all’in­fi­ni­to, per­ché l’u­ni­co inte­res­se è per­pe­tua­re il pro­ble­ma, inve­sti­re nel capi­ta­le disu­ma­no, pron­to da met­te­re sul piat­to alla pros­si­ma tor­na­ta elet­to­ra­le.

Ver­go­gna, gover­nan­ti incapaci.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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