Il fido alleato libico frusta i migranti appena recuperati in mare

«L'Unione europea intensificherà i programmi di addestramento e il proprio supporto a quella stessa organizzazione ripresa in questo video. Pensateci», ha twittato poche ore fa Medici Senza Frontiere, rilanciando un documento video pubblicato da "The Sunday Times" nel quale si vede la guardia costiera libica frustare dei migranti appena recuperati in mare.

«L’U­nio­ne euro­pea inten­si­fi­che­rà i pro­gram­mi di adde­stra­men­to e il pro­prio sup­por­to a quel­la stes­sa orga­niz­za­zio­ne ripre­sa in que­sto video. Pen­sa­te­ci», ha twit­ta­to poche ore fa Medi­ci Sen­za Fron­tie­re, rilan­cian­do un docu­men­to video pub­bli­ca­to da “The Sun­day Times”, e gira­to lo scor­so set­tem­bre, nel qua­le si vede la guar­dia costie­ra libi­ca fru­sta­re dei migran­ti appe­na recu­pe­ra­ti in mare.

Gli impe­gni euro­pei sono quel­li con­te­nu­ti nel­la cosid­det­ta “Dichia­ra­zio­ne di Mal­ta”, sot­to­scrit­ta dai lea­der euro­pei a ini­zio feb­bra­io, che non è altro che l’ap­pro­va­zio­ne euro­pea del­l’ac­cor­do pro­mos­so dal Gen­ti­lo­ni e Min­ni­ti con il gover­no “par­zia­le” (per­ché con­trol­la solo par­te del ter­ri­to­rio) di Al Sar­raj.

«La par­te ita­lia­nasi leg­ge nel recen­te memo­ran­dum tra Ita­lia e Libia sul con­trol­lo dei flus­si migra­to­ri — si impe­gna a for­ni­re sup­por­to tec­ni­co e tec­no­lo­gi­co agli orga­ni­smi libi­ci inca­ri­ca­ti del­la lot­ta con­tro l’im­mi­gra­zio­ne clan­de­sti­na, e che sono rap­pre­sen­ta­ti dal­la guar­dia di fron­tie­ra e dal­la guar­dia costie­ra». Un accor­do inu­ma­no e ver­go­gno­so, che defi­ni­sce sem­pre e tut­ti i migran­ti come “clan­de­sti­ni”, non con­tem­plan­do le cate­go­rie dei rifu­gia­ti e dei richie­den­ti asi­lo, nono­stan­te la Libia sia una tap­pa del per­cor­so migra­to­rio di miglia­ia di per­so­ne (pen­sia­mo a chi vie­ne dal Cor­no d’A­fri­ca, ad esem­pio) che han­no otte­nu­to pro­te­zio­ne in Ita­lia e in Euro­pa. Un accor­do che affi­da agli appa­ra­ti di sicu­rez­za libi­ci la gestio­ne dei flus­si e il loro con­te­ni­men­to, tra­mi­te «cam­pi di acco­glien­za tem­po­ra­nei in Libia, sot­to l’esclusivo con­trol­lo del Mini­ste­ro dell’Interno libi­co». Gli stes­si appa­ra­ti di sicu­rez­za che fru­sta­no i migran­ti recu­pe­ra­ti in mare sen­za alcu­na appa­ren­te ragio­ne: una vio­len­za che para­dos­sal­men­te con­fi­gu­ra gli ele­men­ti del­la per­se­cu­zio­ne e del­l’in­si­cu­rez­za per i qua­li dovrem­mo rico­no­sce­re l’a­si­lo a que­ste per­so­ne. 

L’ac­cor­do con la Libia si dimo­stra già un accor­do sba­glia­to, che cer­ca di sof­fo­ca­re con la vio­len­za la fuga del­le per­so­ne e che rischia per­ciò di sot­to­por­re que­ste stes­se per­so­ne a con­di­zio­ni tan­to gra­vi quan­to quel­le dal­le qua­li scap­pa­va­no. 

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