Se investire in efficienza energetica e rinnovabili diventa un incubo

Se una pubblica amministrazione si mettesse in testa la sovversiva idea di smettere di pagare bollette energetiche salatissime e di investire quelle stesse risorse in efficienza energetica e fonti rinnovabili, invece di una strada spianata si troverebbe di fronte un campo minato.

Qual è la dif­fe­ren­za tra uno spot e un vero cam­bia­men­to? Nel pri­mo caso il fine è dare lustro e con­sen­so a chi del­lo spot si riem­pie la boc­ca (e sem­bra dav­ve­ro lo sport nazio­na­le), nel secon­do il fine è tra­sfor­ma­re una cri­si in un’op­por­tu­ni­tà, libe­ra­re un poten­zia­le intrap­po­la­to e lascia­re che por­ti frut­to.

Di spot ne sen­tia­mo in con­ti­nua­zio­ne, anche sul­la rati­fi­ca degli accor­di di Pari­gi e sul futu­ro (sem­pre trop­po futu­ro, però) che deve esse­re soste­ni­bi­le e green.

Pec­ca­to che la volon­tà di por­re in esse­re un vero cam­bia­men­to in chia­ve eco­lo­gi­sta appa­ia total­men­te assen­te e, anzi, le stra­de spia­na­te sono solo quel­le per gli ince­ne­ri­to­ri, per le tri­vel­le, per­si­no per le gran­di ope­re inu­ti­li (e cri­mi­no­ge­ne).

Già, per­ché se, al con­tra­rio, una pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne si met­tes­se in testa la sov­ver­si­va idea di smet­te­re di paga­re bol­let­te ener­ge­ti­che sala­tis­si­me e di inve­sti­re quel­le stes­se risor­se in effi­cien­za ener­ge­ti­ca e fon­ti rin­no­va­bi­li, inve­ce di una stra­da spia­na­ta si tro­ve­reb­be di fron­te un cam­po mina­to.

II para­dos­so è quel­lo di un siste­ma di incen­ti­va­zio­ne e soste­gno dav­ve­ro ric­co, ma che vie­ne di fat­to reso inac­ces­si­bi­le da una serie di nor­me anti­e­co­no­mi­che e radi­ca­te in una con­ce­zio­ne arcai­ca di “spen­ding review”.

Lo spie­ga dav­ve­ro mol­to bene Mario Gam­be­ra­le in un arti­co­lo pub­bli­ca­to su Qua­le­ner­gia che è qua­si un gri­do di dispe­ra­zio­ne, con­di­vi­so dagli ope­ra­to­ri di un set­to­re dal­l’e­nor­me poten­zia­le, costret­ti a vive­re di acro­ba­zie.

Per que­sto gri­do ci voglia­mo tra­sfor­ma­re in una cas­sa di riso­nan­za in Par­la­men­to, a par­ti­re da un’in­ter­ro­ga­zio­ne, cer­can­do di costrui­re siner­gie e pon­ti (que­sti sì, ver­so la soste­ni­bi­li­tà) con tut­ti colo­ro che vor­ran­no aiu­tar­ci a tra­sfor­ma­re gli slo­gan in stru­men­ti con­cre­ti, a riat­ti­va­re un’e­co­no­mia che ha solo valo­ri aggiun­ti e pro­prio nes­su­nis­si­ma con­tro­in­di­ca­zio­ne.

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500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

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