Accoglienza: le parole che ci si aspetta dal sindaco di Milano

Mentre Sala si limita a parlare di "amministrare" l'accoglienza, i sindaci di New York, Parigi e Londra si collocano al centro dei flussi migratori e aprono le città ai migranti e ai rifugiati.

Su Repub­bli­ca di ieri è sta­ta pub­bli­ca­ta una let­te­ra a fir­ma di Bep­pe Sala, sin­da­co di Mila­no. Sala affron­ta la que­stio­ne del­l’ac­co­glien­za, per come è gesti­ta a livel­lo euro­peo, ita­lia­no e quin­di cit­ta­di­no. In sostan­za si dice: “Mila­no fa la sua par­te, ma ci aspet­tia­mo di non esse­re lascia­ti soli dal gover­no, e ci aspet­tia­mo che anche i migran­ti fac­cia­no la pro­pria par­te”.

«Come cit­ta­di­no — scri­ve Sala — riten­go che l’ac­co­glien­za non sia una scel­ta, ma un dove­re. Come sin­da­co di Mila­no sono con­vin­to che la nostra cit­tà viva nel­l’ac­co­glien­za uno dei trat­ti distin­ti­vi del­la sua iden­ti­tà. Come uomo di sini­stra pen­so che ogni sin­go­lo migran­te vada richia­ma­to ai suoi dove­ri, ma nel frat­tem­po gli ten­do la mano». E pro­se­gue: «è neces­sa­rio che il gover­no ope­ri per­ché tut­to que­sto non con­ti­nui a pesa­re come un maci­gno sul­le spal­le del­la cit­tà. Abbia­mo biso­gno di una poli­ti­ca di inte­gra­zio­ne seria, pia­ni­fi­ca­ta e dota­ta dei mez­zi finan­zia­ri ade­gua­ti. […] Biso­gna poi costrui­re un nuo­vo e rea­le siste­ma di inte­gra­zio­ne. Si trat­ta di pro­por­re un nuo­vo pat­to a chi arri­va: noi fare­mo tut­to quel­lo che ser­ve a dar­vi una mano, voi mostra­te­vi dispo­ni­bi­li da subi­to ad aiu­tar­ci dove ser­ve, met­ten­do­vi a dispo­si­zio­ne di pro­gram­mi per cono­sce­re le nostre leg­gi e la nostra lin­gua».

Que­sto è quan­to scri­ve Sala. Sicu­ra­men­te prag­ma­ti­co, pone l’ac­cen­to sul­la gestio­ne del feno­me­no a livel­lo ammi­ni­stra­ti­vo, met­ten­do in rilie­vo i limi­ti cui è sot­to­po­sta la sua ammi­ni­stra­zio­ne, chie­den­do aiu­to al gover­no e ai migran­ti stes­si, “richia­ma­ti ai dove­ri” e alla neces­si­tà di “mostrar­si dispo­ni­bi­li”.

La let­te­ra — e non è un caso — è arri­va­ta a poche ore dal Sum­mit del­le Nazio­ni Uni­te sui rifu­gia­ti e i migran­ti. E Sala non è sta­to l’u­ni­co sin­da­co ad ave­re que­sta idea: Bill de Bla­sio (New York), Anne Hidal­go (Pari­gi) e Sadiq Khan (Lon­dra) han­no fir­ma­to uno scrit­to in manie­ra con­giun­ta (pub­bli­ca­to dal New York Times) che — con tut­to il rispet­to per Sala — si muo­ve su un pia­no che non è nem­me­no lon­ta­na­men­te para­go­na­bi­le a quel­lo del sin­da­co di Mila­no.

Pri­ma di tut­to, non avan­za­no un richia­mo al mostrar­si dispo­ni­bi­li ma, anzi, scri­vo­no che «è sba­glia­to carat­te­riz­za­re le comu­ni­tà di migran­ti e rifu­gia­ti come radi­ca­li e peri­co­lo­se; nel­la nostra espe­rien­za, la vio­len­za mili­tan­te è infi­ni­ta­men­te rara. Di con­se­guen­za, dob­bia­mo con­ti­nua­re a soste­ne­re un approc­cio inclu­si­vo al loro inse­dia­men­to, in modo da com­bat­te­re la cre­scen­te marea di lin­guag­gio xeno­fo­bo nel mon­do. Que­sto lin­guag­gio por­te­rà sola­men­te a una mag­gio­re mar­gi­na­liz­za­zio­ne del­le nostre comu­ni­tà di immi­gra­ti, sen­za ren­de­re noi più sicu­ri in alcun modo».

«In quan­to sin­da­ci di tre cit­tà glo­ba­li — pro­se­guo­no, schie­ran­do­si chia­ra­men­te dal­la par­te dei rifu­gia­ti -, chie­dia­mo ai lea­der mon­dia­li che discu­te­ran­no pres­so le Nazio­ni Uni­te di pren­de­re azio­ni deci­si­ve per for­ni­re sol­lie­vo e rifu­gio a colo­ro che fug­go­no dai con­flit­ti e dal­le dif­fi­col­tà eco­no­mi­che (i migran­ti eco­no­mi­ci, addi­rit­tu­ra!) e di soste­ne­re colo­ro che già ope­ra­no in que­sto modo».

«Inve­sti­re nel­l’in­clu­sio­ne di rifu­gia­ti e migran­ti non è solo la cosa giu­sta da fare, è anche la cosa più intel­li­gen­te. Rifu­gia­ti e cit­ta­di­ni di altri pae­si por­ta­no capa­ci­tà di cui abbia­mo biso­gno, miglio­ra­no la vita­li­tà e la cre­sci­ta del­le eco­no­mie loca­li, e del­la loro pre­sen­za han­no a lun­go bene­fi­cia­to le nostre tre cit­tà».

«Noi fare­mo la nostra par­te», scri­vo­no. Ed elen­ca­no i pro­get­ti attua­ti dal­le loro cit­tà per favo­ri­re un’in­clu­sio­ne a tut­to ton­do, che non sia sola­men­te un soste­gno fine a se stes­so, per­ché «ogni resi­den­te si sen­ta par­te del­le nostre gran­di cit­tà».

E’ un po’ quel­lo che ci si aspet­ta di sen­ti­re da tut­ti i sin­da­ci di una gran­de cit­tà euro­pea, sno­do eco­no­mi­co e cul­tu­ra­le glo­ba­le. E’ un po’ quel­lo che ci si aspet­ta di sen­ti­re dal sin­da­co di Mila­no, ecco.

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