Non possiamo perdere altro tempo

Recita un vecchio proverbio che se qualcuno ti frega una volta è colpa sua, se ti frega due volte è colpa tua. Siccome a questo punto altro che la seconda, si è perso il conto, assistiamo stupefatti al ritorno dell'eterno dibattito sul Pd.

Reci­ta un vec­chio pro­ver­bio che se qual­cu­no ti fre­ga una vol­ta è col­pa sua, se ti fre­ga due vol­te è col­pa tua. Sic­co­me a que­sto pun­to altro che la secon­da, si è per­so il con­to, assi­stia­mo stu­pe­fat­ti al ritor­no del­l’e­ter­no dibat­ti­to sul Pd, come sem­pre ben strom­baz­za­to dai media e imme­dia­ta­men­te ogget­to di pen­so­si elze­vi­ri e con­ve­gni a raf­fi­ca dai tito­li sem­pre più impro­ba­bi­li.

Que­sta con­ve­gni­te — malat­tia ter­mi­na­le del­la sini­stra ita­lia­na che si spe­ra­va debel­la­ta — ha espres­so bre­vi sin­to­mi sta­gio­na­li che si mani­fe­sta­no in annun­ci di can­di­da­tu­re al con­gres­so dei demo­cra­ti­ci sen­za che poi, come si sco­pre giu­sto un paio di gior­ni dopo, vi sia un con­gres­so a cui can­di­dar­si. E sic­co­me non sono basta­ti il Jobs Act, l’I­ta­li­cum, la rifor­ma costi­tu­zio­na­le, lo Sbloc­ca Ita­lia, la Buo­na Scuo­la (ecce­te­ra ecce­te­ra) a con­vin­cer­li a lascia­re il Pd, ci fac­cia­mo una doman­da a cui for­se saran­no inve­ce sen­si­bi­li: quan­do il segretario/candidato pre­mier con la sua mag­gio­ran­za renzian/franceschinian/turca farà le liste per il Par­la­men­to, secon­do loro cosa suc­ce­de­rà? (E quan­do i loro elet­to­ri “di sini­stra” li vedran­no fare cam­pa­gna per il segretario/candidato pre­mier Ren­zi, come rea­gi­ran­no?)
Ma è un mes­sag­gio nel­la bot­ti­glia. Nel sen­so, le pos­si­bi­li­tà che qual­cu­no lo rice­va e si com­por­ti di con­se­guen­za sono infi­ni­te­si­ma­li, ormai abbia­mo capi­to che sta­ran­no nel Pd e che dire: pec­ca­to, ma andia­mo avan­ti.

Poi c’è l’al­tro dibat­ti­to, quel­lo che avvie­ne dal­l’al­tro lato del tubo cato­di­co come in Pol­ter­gei­st: quel­lo del­la sini­stra che vor­reb­be soste­ne­re Ren­zi ma dal­l’e­ster­no, una com­pa­gi­ne che fino a pochi gior­ni fa ave­va come prin­ci­pa­li soste­ni­to­ri Pisa­pia, Bol­dri­ni e una par­te del­la disciol­ta Sel e costi­tuen­da Sini­stra ita­lia­na ma che appe­na si è rico­min­cia­to a discu­te­re di Mat­ta­rel­lum si è note­vol­men­te ingros­sa­ta, por­tan­do anche alcu­ni scet­ti­ci a scal­pi­ta­re e a diven­ta­re improv­vi­sa­men­te pos­si­bi­li­sti — e non nel sen­so nostro del ter­mi­ne, pur­trop­po.

A chi da un anno e mez­zo ci chie­de per­ché la sini­stra non è uni­ta, e a chi addi­rit­tu­ra si spin­ge a dire che quel­li divi­si­vi sarem­mo noi, con­si­glie­rem­mo quin­di di tatuar­si a fuo­co ciò che da allo­ra con­ti­nuia­mo a ripe­te­re: che non vi può esse­re nes­sun pro­get­to comu­ne con chi ha pro­mos­so le poli­ti­che di que­sti ulti­mi anni, pun­to. Che l’e­spe­rien­za dimo­stra aldi­là di ogni ragio­ne­vo­le dub­bio che l’ar­ro­gan­za con cui sono por­ta­te avan­ti non ren­de pos­si­bi­le miglio­rar­le da sini­stra, che è un ali­bi che non reg­ge più, una foglia di fico che non copre la ver­go­gna.

Che è inu­ti­le con­ti­nua­re a far­ci sopra dei con­ve­gni, ini­zia­re l’in­ter­ven­to urlan­do “care com­pa­gne e cari com­pa­gni” per poi pro­se­gui­re teo­riz­zan­do che allear­si con chi ha can­cel­la­to i dirit­ti dei lavo­ra­to­ri “non è la vera que­stio­ne”. Ma no, infat­ti, figu­ria­mo­ci.
Tran­quil­li com­pa­gni, tran­quil­li: anda­te avan­ti così, solo non fate­ci per­de­re altro tem­po. A noi e a tut­ti.
Miche­le Fusco, in un arti­co­lo di qual­che gior­no fa, ha usa­to l’e­spres­sio­ne “Tan­gen­to­po­li bian­ca” per descri­ve­re l’a­ria di dis­so­lu­zio­ne non neces­sa­ria­men­te giu­di­zia­ria (anche se…) che in modo simi­le al 1992 sta attra­ver­san­do il Pd, ma anche i prin­ci­pa­li par­ti­ti ita­lia­ni, aggiun­gia­mo. Se ha ragio­ne, e ce l’ha, un sog­get­to nuo­vo e foca­liz­za­to su pochi temi nazio­nal­po­po­la­ri — uso scien­te­men­te que­sto ter­mi­ne in spre­gio ai con­ve­gni di cui sopra — che sapes­se ren­der­si noto con una decen­te comu­ni­ca­zio­ne, con mes­sag­gi asciut­ti e non auto­ri­fe­ri­ti alle cen­to per­so­ne pre­sen­ti in sala, ma rivol­ti all’i­ta­lia­no medio che al mat­ti­no esce di casa per anda­re a lavo­ra­re, avreb­be di fron­te a sé una enor­me doman­da di rap­pre­sen­tan­za.
A que­sta fine­stra, che ora c’è, si affac­cia­no tut­ti gli elet­to­ri che osser­va­no tra lo smar­ri­to e lo schi­fa­to il disa­stro ren­zia­no nel pae­se e il disa­stro gril­li­no a Roma, che oggi ascol­te­reb­be­ro volen­tie­ri nuo­ve idee e però, se non se le vedran­no pro­por­re, tor­ne­ran­no pre­sto a casa, elet­to­ral­men­te, o si rifu­ge­ran­no nel­l’a­sten­sio­ne.
le idee non man­ca­no, di idee al con­tra­rio ve ne sono fin trop­pe, pur­trop­po man­ca­no i mez­zi mate­ria­li. E il tem­po, che non è una risor­sa infi­ni­ta, e pur­trop­po è poco. Non per­dia­mo­ne altro.

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