Un Paese difficile da scalare per la mafia

Nei prossimi mesi il nostro tour RiCostituente cercherà di affrontare anche il tema mafie. Mica solo per il NO ma soprattutto per il SÌ ad una politica iperpolitica, un’antimafia iperattiva e soprattutto un Paese con più politici possibili al di là dell’idea renziana.

Nei gior­ni scor­si c’è sta­ta un’illuminante inter­vi­sta di Vin­cen­zo Iuril­lo a Isa­ia Sales, socio­lo­go e fine cono­sci­to­re del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta non­ché sto­ri­ca­men­te vici­no al PD: uno di quel­li che non può esse­re deru­bri­ca­to come “gufo”, per inten­der­si. Un’intervista pre­zio­sa per­ché entra nel meri­to del­la lot­ta alla mafia in un momen­to in cui regna la con­fu­sio­ne tra i soli­ti pate­ti­ci comu­ni­ca­ti stam­pa trion­fa­li­sti­ci dopo l’arresto di qual­che mafio­so (un ritor­no ai tem­pi ver­di di Maro­ni Mini­stro dell’interno) e il brut­to silen­zio sul tor­bi­do ten­ta­ti­vo di inde­bo­li­re Savia­no e Capac­chio­ne nel­la loro rap­pre­sen­tan­za anti­ma­fia (col­pi­re loro per sbri­cio­la­re il movi­men­to che rap­pre­sen­ta­no, ovviamente).

Clientela e mafia

«C’è un’illusione in chi fa poli­ti­ca: — dice Sales nel­la sua inter­vi­sta — si ritie­ne la clien­te­la ine­vi­ta­bi­le per amo­re del popo­lo e per­ché non si può fare diver­sa­men­te, e si pen­sa che il siste­ma clien­te­la­re e il siste­ma camor­ri­sti­co non sia­no la stes­sa cosa. In asso­lu­to non lo sono. Ma è dif­fi­ci­le fare clien­te­la e con­tem­po­ra­nea­men­te dire no a un camor­ri­sta o a un por­ta­to­re di inte­res­si camor­ri­sti­ci. In fon­do com­ba­cia­no idee abba­stan­za simi­li: pri­va­tiz­za­re, appro­priar­si di qual­co­sa di pub­bli­co, che dovreb­be esse­re di tut­ti, tra­mi­te il pote­re poli­ti­co o la vio­len­za dell’intimidazione mafio­sa. Dun­que chi fa clien­te­la non può com­bat­te­re le mafie, e un PD sem­pre più clien­te­la­re come quel­lo cui stia­mo assi­sten­do da mol­te par­ti del pae­se, è meno attrez­za­to a com­bat­ter­le. Sia per­ché è pri­vo dell’autorità mora­le, sia per­ché non pro­du­ce le con­di­zio­ni con­cre­te per opporvisi.»

Secon­do Sales, quin­di, esse­re “a‑mafiosi” signi­fi­ca non schie­rar­si sul fron­te del­la lot­ta alla mafia come avven­ne inve­ce per il PCI che pagò a caro prez­zo le pro­prie posi­zio­ni. Il con­cet­to di a‑mafioso, del resto, è appli­ca­bi­le in que­sti ulti­mi anni a qua­si tut­to il fron­te par­la­men­ta­re. Pro­va­te a pen­sar­ci: al di là del­le vicen­de di sim­bo­li più o meno discu­ti­bi­li dell’antimafia quan­do ave­te col­to una pro­fu­sio­ne di ener­gie e di comu­ni­ca­zio­ne sul tema del­la lot­ta alle mafie? Quan­to ave­te la sen­sa­zio­ne che l’a‑mafiosità sia la nuo­va ter­ra di mez­zo di una poli­ti­ca nazio­na­le che ha nume­ri trop­po risi­ca­ti per pren­de­re posi­zio­ni ferme?

La riforma e le preferenze

Ecco: la rifor­ma costi­tu­zio­na­le, tra l’altro, pas­sa anche attra­ver­so le mafie. Meglio: pas­sa attra­ver­so un poten­zia­men­to del­la clas­se poli­ti­ca che si autoe­leg­ge pro­prio nel momen­to sto­ri­co in sem­bra meno capa­ce e pre­pa­ra­ta per soste­ne­re gli attac­chi del­la mafia. La cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta potreb­be, in un sol col­po, evi­tar­si un’elezione. Ci dico­no: le pre­fe­ren­ze sono il modo con cui le mafie eleg­go­no i pro­prio rap­pre­sen­tan­ti. Rispon­dia­mo­gli che no, sono i cit­ta­di­ni a‑politici che non usa­no le pre­fe­ren­ze a ren­de­re faci­le il gio­co alle mafie. La vera rifor­ma riCo­sti­tuen­te pas­sa pro­prio dal­la can­cel­la­zio­ne dell’indifferenza civi­le piut­to­sto che un’ulteriore dele­ga alla politica.

Per que­sto nei pros­si­mi mesi il nostro tour RiCo­sti­tuen­te cer­che­rà di affron­ta­re anche il tema mafie. Mica solo per il NO ma soprat­tut­to per il SÌ ad una poli­ti­ca iper­po­li­ti­ca, un’antimafia ipe­rat­ti­va e soprat­tut­to un Pae­se con più poli­ti­ci pos­si­bi­li al di là dell’idea ren­zia­na. Un Pae­se for­te­men­te poli­ti­co sono con­vin­to che sareb­be un Pae­se più dif­fi­ci­le da sca­la­re per le mafie. Sul­la quan­ti­tà e la qua­li­tà dei legi­sla­to­ri, inve­ce, sia­mo aper­ti al con­fron­to: basta ave­re voglia di parlarne.

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