Stadio e business park: la questione sulla scrivania di Virginia Raggi

Chiusa con molti tentennamenti la questione Olimpiadi 2024, il nuovo stadio a Tor di Valle è l’altro grande tema urbanistico cui la giunta Raggi si trova a dover dare risposta dall’inizio del proprio mandato.

La vicen­da di un nuo­vo sta­dio a Roma in loca­li­tà Tor di Val­le, seb­be­ne ven­ga ana­liz­za­ta dagli osser­va­to­ri come un tema loca­le, è in real­tà una que­stio­ne nazio­na­le. La capi­ta­le è il labo­ra­to­rio per spe­ri­men­ta­re per la pri­ma vol­ta la cosid­det­ta “leg­ge sugli sta­di”, base nor­ma­ti­va su cui pog­gia, in dero­ga ai pia­ni rego­la­to­ri vigen­ti, l’intera pro­ce­du­ra. Sia­mo di fron­te ad una gran­de ope­ra­zio­ne immo­bi­lia­re da par­te di un pri­va­to in cui lo sta­dio è solo il pre­te­sto per incas­sa­re una ren­di­ta enor­me, enne­si­mo esem­pio di urba­ni­sti­ca con­trat­ta­ta dal for­te impat­to sul­la cit­tà. Le socie­tà di cal­cio ita­lia­ne, a dif­fe­ren­za di quel­le degli altri pae­si, non riten­go­no suf­fi­cien­ti le entra­te deri­van­ti da bigliet­ti, spon­sor e dirit­ti tele­vi­si­vi e ten­ta­no di incre­men­ta­re i pro­pri introi­ti con inve­sti­men­ti finan­zia­ri e immo­bi­lia­ri che nul­la han­no a che vede­re con lo sport. Incre­di­bil­men­te in loro soc­cor­so inter­vie­ne la legi­sla­zio­ne nazio­na­le con la com­pli­ci­tà degli enti loca­li. Innan­zi­tut­to va sot­to­li­nea­to che la leg­ge n. 147/2013 non è una nor­ma­ti­va orga­ni­ca sugli impian­ti spor­ti­vi, ben­sì l’insieme di 3 com­mi (303, 304, 305) con­te­nu­ti nel­la leg­ge di sta­bi­li­tà 2014 del gover­no Let­ta, secon­do cui si pre­ve­do­no misu­re per la “sem­pli­fi­ca­zio­ne del­le pro­ce­du­re ammi­ni­stra­ti­ve e la pre­vi­sio­ne di moda­li­tà inno­va­ti­ve di finan­zia­men­to” per l’am­mo­der­na­men­to o la costru­zio­ne di nuo­vi impian­ti spor­ti­vi. Com­pi­to dell’amministrazione è di valu­ta­re la pro­po­sta e dichia­rar­ne, se lo ritie­ne oppor­tu­no, il “pub­bli­co inte­res­se”. L’innovazione con­si­ste­reb­be nel far costrui­re cuba­tu­re a coper­tu­ra dei costi di costru­zio­ne di ope­re pri­va­te. La nor­ma­ti­va volu­ta da un gover­no bipar­ti­san, non fa che con­fer­ma­re come in Ita­lia l’ur­ba­ni­sti­ca, già sman­tel­la­ta nel cor­so degli ulti­mi 20 anni da prov­ve­di­men­ti di dere­gu­la­tion di ogni par­te poli­ti­ca, non esi­sta più.

Nel caso spe­ci­fi­co la pri­ma fase dell’iter si era con­clu­sa il 22 dicem­bre 2014 con la deli­be­ra di pub­bli­co inte­res­se da par­te del­la Assem­blea Capi­to­li­na, che con­di­zio­na­va l’iniziativa pri­va­ta alla rea­liz­za­zio­ne di una serie di infra­strut­tu­re, i cui costi veni­va­no com­pen­sa­ti con cuba­tu­re aggiun­ti­ve a favo­re del proponente.

La deli­be­ra n. 132/2014 si basa­va sul­l’in­ve­sti­men­to da par­te del pro­po­ne­te di 195,25 milio­ni di euro per la rior­ga­niz­za­zio­ne del­la rete stra­da­le ed il poten­zia­men­to del tra­spor­to su fer­ro. A tal fine le pre­vi­sio­ni del PRG, che pre­ve­de­va “ver­de pri­va­to attrez­za­to”, veni­va­no più che tri­pli­ca­te dal­la giun­ta Mari­no, por­tan­do la capa­ci­tà edi­fi­ca­to­ria a 354.000 mq (1.133.000 mc). Di que­ste super­fi­ci solo il 14% cor­ri­spon­de­reb­be allo sta­dio e agli spa­zi con­nes­si; il restan­te 86% com­pren­de­reb­be il cosid­det­to Busi­ness park, cioè quel­la cuba­tu­ra indi­vi­dua­ta dall’amministrazione per il “rag­giun­gi­men­to del com­ples­si­vo equi­li­brio eco­no­mi­co-finan­zia­rio del­l’i­ni­zia­ti­va” e com­po­sto da tre grat­ta­cie­li da 200 metri, più altri edi­fi­ci per atti­vi­tà dire­zio­na­li, ricet­ti­ve e com­mer­cia­li.

A segui­to del­la pre­sen­ta­zio­ne del pro­get­to defi­ni­ti­vo da par­te di Eur­no­va S.r.l., socie­tà del grup­po Par­si­ta­lia (che agi­sce anche per con­to del­la AS Roma, la qua­le risul­te­reb­be non pro­prie­ta­ria ben­sì affit­tua­ria del­lo sta­dio) il 3 novem­bre ha avu­to ini­zio, pres­so la Regio­ne Lazio, la secon­da e ulti­ma fase del­la pro­ce­du­ra con la con­vo­ca­zio­ne del­la Con­fe­ren­za dei Ser­vi­zi.

Chiu­sa con mol­ti ten­ten­na­men­ti la que­stio­ne Olim­pia­di 2024, il nuo­vo sta­dio a Tor di Val­le è per­ciò l’altro gran­de tema urba­ni­sti­co cui la giun­ta Rag­gi si tro­va a dover dare rispo­sta dall’inizio del pro­prio man­da­to. Nel­la pas­sa­ta con­si­lia­tu­ra l’attuale sin­da­ca e gli altri due con­si­glie­ri del M5S (De Vito e Fron­gia) ave­va­no vota­to con­tro tale inter­ven­to. Sareb­be sta­to dove­ro­so atten­der­si che la nuo­va ammi­ni­stra­zio­ne revo­cas­se la deli­be­ra di pub­bli­co inte­res­se, inve­ce la giun­ta lascia che si avvii la Con­fe­ren­za dei Ser­vi­zi affi­dan­do alle indi­scre­zio­ni gior­na­li­sti­che la poca sin­to­nia con l’assessore all’urbanistica Ber­di­ni, il qua­le si è det­to in varie occa­sio­ni favo­re­vo­le a costrui­re solo lo sta­dio e a can­cel­la­re le ope­re pub­bli­che inu­ti­li, se non in cer­ti casi irrea­liz­za­bi­li, pen­sa­te esclu­si­va­men­te per sod­di­sfa­re la richie­sta di ulte­rio­ri cuba­tu­re del privato.

Con la ren­di­ta e la finan­za inter­na­zio­na­le che pre­ten­do­no di con­ti­nua­re a far cre­sce­re la cit­tà secon­do le pro­prie esi­gen­ze, quel che insom­ma è sot­to attac­co è il con­cet­to stes­so di cit­tà pub­bli­ca. Su tale fon­da­men­ta­le que­stio­ne si valu­te­rà la capa­ci­tà di que­sta ammi­ni­stra­zio­ne di voler vol­ta­re vera­men­te pagi­na rispet­to a un model­lo di urba­ni­sti­ca che ha deva­sta­to le nostre cit­tà negli ulti­mi anni. Biso­gna tor­na­re ad un pote­re pub­bli­co che anzi­ché paga­re in mone­ta urba­ni­sti­ca le ope­re di cui neces­si­ta la cit­tà nego­zian­do­le col pri­va­to, pia­ni­fi­chi in nome dell’interesse gene­ra­le.

Andrea Sili, Comi­ta­to “Cen­to Pas­si – II Muni­ci­pio” di Roma

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