«Il campo largo vuole mettere al centro del programma il salario minimo? Fa molto piacere, noi lo proponiamo da sempre». Così Francesca Druetti, segretaria di Possibile, commenta una delle proposte emerse nel confronto fra i leader del campo progressista.
Sul tema Possibile aveva promosso nel 2022 anche una raccolta firme a sostegno di una proposta di legge sul salario minimo.
«In Italia, con gli stipendi fermi, i prezzi che continuano a salire, una fetta importante di lavoratori e lavoratrici, nonostante un impiego, non riesce più a fare la spesa o a pagare l’affitto. Fissare un salario minimo dovrebbe essere la priorità per qualsiasi coalizione che si dichiari progressista e che ambisca a governare il Paese», afferma Druetti.
«Non parliamo di slogan: dove si governa, il salario minimo si può già fare. A Reggio Emilia, grazie a una mozione approvata dal consiglio comunale a cui abbiamo contribuito con il nostro consigliere, il Comune si è dotato di un salario minimo comunale di almeno 9 euro l’ora, che tutela dipendenti diretti e lavoratori in appalto e subappalto, qualunque sia il loro contratto. Lo stesso è stato fatto in tanti altri comuni governati dal campo largo. È la prova che, quando c’è la volontà politica, si possono dare risposte concrete».
«Ma serve una legge nazionale», aggiunge la segretaria, «come è stato fatto in Spagna e in altri paesi europei. Noi siamo a disposizione, a partire dal lavoro fatto in questi anni».

Dopo il NO, le idee. Il fronte progressista si unisca sulle cose da fare
Quello che l’Italia chiede, e che noi dobbiamo saper ascoltare, è un confronto serio sui contenuti, che coinvolga tutte le forze che vogliono costruire un’alternativa al governo Meloni. Un confronto che abbia al centro la Costituzione, che ancora una volta si è rivelata la bussola intorno a cui il Paese sa ritrovarsi. Perché la Costituzione non è solo il testo che abbiamo difeso al referendum, è l’orizzonte di un Paese più giusto che non abbiamo ancora costruito.









