Rubare per fame: che cosa ci insegna questa storia

La vicenda di Genova ci dice che la nostra giustizia penale non funziona per niente. E anche che, a monte, la nostra società non funziona. Perché è vero che non si possono obbligare i clienti e i direttori dei supermercati ad essere ragionevoli e umani (e molti in realtà lo sono), ma deve essere lo Stato a intervenire.

Uno potreb­be esse­re con­ten­to leg­gen­do la sen­ten­za del­la Cas­sa­zio­ne di cui par­la­no tut­ti. Potreb­be dire che alla fine c’è una giu­sti­zia, che se un sen­za­tet­to ruba cibo per 4 euro in un super­mer­ca­to, ma vie­ne assol­to per­ché il fat­to non è rea­to se costret­to dal­la fame, il siste­ma fun­zio­na.

E inve­ce no, è pro­prio qui il pro­ble­ma e non riguar­da solo il siste­ma giu­di­zia­rio, ma la nostra socie­tà.

Il pro­ble­ma è che un clien­te ha visto un sen­za­tet­to anda­re alla cas­sa con un wur­stel in tasca e, inve­ce di dire “no dai, te lo pago io”, maga­ri con gli altri clien­ti pre­sen­ti, in quat­tro sareb­be costa­to un euro a testa, ha avver­ti­to la vigi­lan­za. Il pro­ble­ma è che la dire­zio­ne del super­mer­ca­to, avver­ti­ta dal­la vigi­lan­za, inve­ce di dire “lascia qui il wur­stel e vai per la tua stra­da” (per­ché non si può dire vai a casa a un home­less) ha spor­to denun­cia per fur­to.

Qui la giu­sti­zia non ha anco­ra comin­cia­to a fun­zio­na­re ma sia­mo già usci­ti dai bina­ri del­la civil­tà e del­la con­vi­ven­za. Inu­ti­le fare para­go­ni popu­li­sti con altre fat­ti­spe­cie ed altri inda­ga­ti e impu­ta­ti, e nep­pu­re fra le pene (sei mesi di reclu­sio­ne per un wur­stel e due pez­zi di for­mag­gio), stan­do ai cru­di fat­ti va det­to che qui la mac­chi­na del­la giu­sti­zia è sta­ta impla­ca­bi­le ed inar­re­sta­bi­le.

Nes­su­na richie­sta di archi­via­zio­ne, e tre gra­di di giu­di­zio sen­za che sia inter­ve­nu­ta alcu­na pre­scri­zio­ne. Quin­di un avvo­ca­to difen­so­re, si pre­su­me in gra­tui­to patro­ci­nio, cioè paga­to dai con­tri­buen­ti, un pub­bli­co mini­ste­ro, alme­no tre pro­ces­si, imma­gi­no la diret­tis­si­ma, poi l’ap­pel­lo e infi­ne addi­rit­tu­ra la Cas­sa­zio­ne. Addi­rit­tu­ra la Cas­sa­zio­ne.

Per 4 euro, quan­to abbia­mo spe­so, in tem­po e dena­ro? Quan­ti altri fasci­co­li sono sta­ti igno­ra­ti per dedi­ca­re l’im­pla­ca­bi­le mac­chi­na del­la giu­sti­zia a que­sta fat­ti­spe­cie?

Ecco, la vicen­da di Geno­va ci dice che la nostra giu­sti­zia pena­le non fun­zio­na per nien­te. E anche che, a mon­te, la nostra socie­tà non fun­zio­na. Per­ché è vero che non si pos­so­no obbli­ga­re i clien­ti e i diret­to­ri dei super­mer­ca­ti ad esse­re ragio­ne­vo­li e uma­ni (e mol­ti in real­tà lo sono), ma deve esse­re lo Sta­to a inter­ve­ni­re.

Una socie­tà che non garan­ti­sce a tut­ti il livel­lo mini­mo di soprav­vi­ven­za non è una socie­tà civi­le, e for­se nean­che una socie­tà. E dal pun­to di vista stret­ta­men­te eco­no­mi­co, se pro­prio voglia­mo ragio­na­re anche in que­sto sen­so, ci coste­reb­be mol­to meno sfa­ma­re le per­so­ne che pro­ces­sar­le per­ché sono costret­te a ruba­re il cibo. Spe­ria­mo ser­va alme­no a capi­re que­sto.

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