Una notte di marzo per le strade di Roma

Non hanno ragione Salvini, FN o CasaPound, poiché qualsiasi forma di razzismo è da condannare fermamente e con decisione, ma la sinistra dovrà essere più incisiva, quando si parla di diseguaglianze, tutela del lavoro e povertà, altrimenti le destre avanzeranno inesorabilmente

[vc_row][vc_column][vc_column_text]10 mar­zo, ore 23, sot­to casa incon­tro una don­na con il suo cane, mi chie­de dov’è il Sim­ply, quel­lo che chiu­de a mez­za­not­te; le indi­co la stra­da. Il cane sem­bra buo­no, è un labra­dor, ma mi abba­ia; lei mi dice che è un cane buo­nis­si­mo, fa così poi­ché è mol­to affa­ma­to; sta andan­do vici­no al super­mer­ca­to, così maga­ri rie­sce a raci­mo­la­re un po’ di spic­ci e com­pra­re qual­co­sa da man­gia­re anche per il suo cane.
Le dico che mi spia­ce mol­to e che non ho dei sol­di da dar­le, poi­ché pro­prio la mat­ti­na ave­vo dovu­to paga­re le bol­let­te arre­tra­te per far­mi riat­ti­va­re il gas e ave­vo fini­to tut­te le risor­se, in atte­sa di altri incas­si, che tar­da­no ad arri­va­re. Mi dice che non è giu­sto, che non pos­so­no stac­ca­re i ser­vi­zi pri­ma­ri, che dovrei oppor­mi… Mi chie­de se può fare qual­co­sa per me, era vera­men­te dispia­ciu­ta e avreb­be volu­to aiu­tar­mi in qual­che modo… Resto basi­to, la rin­gra­zio, la salu­to e sal­go a casa, ripe­ten­do per l’en­ne­si­ma vol­ta a me stes­so quan­to io sia pri­vi­le­gia­to, nono­stan­te le dif­fi­col­tà del momento.

In fri­go ho del­le prov­vi­ste, pren­do del for­mag­gio e del­le moz­za­rel­le appe­na arri­va­te dal­la Puglia, del pro­sciut­to, pane e dei dol­ci, li met­to in una busta e vado vici­no al Sim­ply. La tro­vo lì in ter­ra, le do i vive­ri, mi sie­do a fian­co e mi fer­mo un po’ a par­la­re. Si chia­ma Tizia­na, ha 43 anni. Fino a quat­tro mesi fa si occu­pa­va dell’assistenza a una anzia­na signo­ra, che con le sue cure amo­re­vo­li ave­va ritro­va­to il sor­ri­so per­so da anni. Quan­do l’anziana è dece­du­ta, lei si è ritro­va­ta sen­za lavo­ro. Duran­te il gior­no va in giro a cer­ca­re lavo­ro, di sera chie­de l’elemosina, di not­te va a dor­mi­re con il suo com­pa­gno nel por­ti­ca­to d’ingresso del con­ces­sio­na­rio Fiat in via Man­zo­ni, poi­ché è abba­stan­za ripa­ra­to. Lui nel frat­tem­po arri­va, si chia­ma Lui­gi, ha 49 anni.

Lui­gi è disa­bi­le al 100%, pren­de una pen­sio­ne di € 285 al mese. Fin quan­do lei ave­va un red­di­to, riu­sci­va­no a paga­re una stan­za, poi sono sta­ti costret­ti a lasciarla.

Sono io che dovrei fare qual­co­sa per loro e chie­do se pos­so foto­gra­far­li; accon­sen­to­no, quin­di vado a casa a pren­de­re la mac­chi­na foto­gra­fi­ca e tor­no da loro. A mez­za­not­te il Sim­ply chiu­de, due ragaz­zi che lavo­ra­no lì gli dan­no una bot­ti­glia d’acqua e un pac­chet­to di siga­ret­te, mi fer­mo a par­la­re anche con loro. Sono pre­oc­cu­pa­ti per il disa­gio socia­le che vedo­no gior­nal­men­te e osser­va­no che anche loro potreb­be­ro tro­var­si da un momen­to all’altro nel­le stes­se con­di­zio­ni, se per­des­se­ro quel lavo­ro al super­mar­ket. Ci fer­mia­mo tut­ti insie­me a par­la­re di que­sta situa­zio­ne incre­scio­sa, ana­liz­zan­do sot­to vari aspet­ti il nostro wel­fa­re, il sosten­ta­men­to di colo­ro che per­do­no il lavo­ro e che non sono in gra­do di per­met­ter­si un tet­to; par­lia­mo degli immi­gra­ti, gli aiu­ti che rice­vo­no e che a loro ven­go­no spes­so nega­ti, poi­ché non è pre­vi­sto. No, ragaz­zi, così fate il gio­co di Sal­vi­ni, non ali­men­tia­mo la guer­ra tra pove­ri, il soste­gno dovreb­be esser­ci per gli ita­lia­ni, come anche per gli immi­gra­ti. In par­te con­cor­da­no, sono tut­te per­so­ne buo­ne e ideo­lo­gi­ca­men­te a sini­stra, ma tira­no fuo­ri esem­pi ed evi­den­ze di come loro stia­no peg­gio di tan­ti immi­gra­ti, a cui vie­ne garan­ti­to un tet­to e del cibo. Alla men­sa del­la Cari­tas han­no avu­to spes­so pro­ble­mi di dis­sen­te­ria e non ci sono più tor­na­ti, per lavar­si van­no a S. Pietro…

Pas­sa da lì Omar, un ragaz­zo roma­no di 32 anni, che è riu­sci­to a pro­cu­rar­si qual­co­sa da man­gia­re e ha fret­ta di tor­na­re da Rober­ta, la sua ragaz­za di 29 anni, che nell’ultimo mese ha subi­to due vio­len­ze ses­sua­li da immi­gra­ti afri­ca­ni, sven­ta­te da Omar con tut­te le sue for­ze; mi mostra le cica­tri­ci e le feri­te non anco­ra risa­na­te sul­le sue mani. Omar e Rober­ta dor­mo­no da tre mesi davan­ti alla Sta­zio­ne Ter­mi­ni, den­tro non pos­so­no; alle 4,30 la poli­zia li cac­cia per “deco­ro urba­no”. Omar face­va l’ascensorista, a chia­ma­ta e sen­za con­trat­to, occa­sio­nal­men­te anche il came­rie­re; Rober­ta lavo­ra­va in un call cen­ter, poi ha fat­to la magaz­zi­nie­ra e la bari­sta, ma anche lei è rima­sta sen­za lavo­ro. Vive­va­no a Tivo­li, in un mono­lo­ca­le che ora non pos­so­no più per­met­ter­si. Chie­do di poter anda­re a foto­gra­fa­re anche loro, Omar acconsente.

Vado alla sta­zio­ne Ter­mi­ni, fac­cio alcu­ne foto, poi un rume­no un po’ altic­cio mi si piaz­za davan­ti con aria minac­cio­sa e mi dice: tu vie­ni qui a foto­gra­far­ci e gua­da­gni dei sol­di, vie­ni a sfrut­tar­ci. Ten­to di spie­gar­gli che non è così, che mi occu­po di temi socia­li e ten­to di dare il mio con­tri­bu­to per sen­si­bi­liz­za­re l’opinione pub­bli­ca e, soprat­tut­to, la poli­ti­ca su que­ste pro­ble­ma­ti­che; nes­su­no mi paga per fare que­sto. Non ammet­te ragio­ni, si fa sem­pre più minac­cio­so, nes­su­no inter­vie­ne e io mi sen­to sem­pre più insi­cu­ro; sol­tan­to l’arrivo del­la poli­zia ha evi­ta­to che la situa­zio­ne degenerasse…

A quel pun­to inter­vie­ne un roma­no sul­la ses­san­ti­na, anche lui sen­za fis­sa dimo­ra, a suo dire con tre lau­ree. E’ mol­to arrab­bia­to per la situa­zio­ne che ho crea­to e non ha pro­ble­mi a espor­lo, con una deci­na di poli­ziot­ti che era­no lì. “Sta­va­mo dor­men­do e sei venu­to a rom­per­ci le pal­le, noi fra tre ore dob­bia­mo andar­ce­ne e avrem­mo volu­to dor­mi­re. Noi ita­lia­ni qui sia­mo nume­ri­ca­men­te infe­rio­ri; qui di fian­co ci sono i rume­ni che sono il dop­pio di noi e la par­te in fon­do è sot­to il con­trol­lo dei neri, che sono mol­ti di più”. Capi­sco per­ché Omar non è inter­ve­nu­to per difen­der­mi, ci sono rego­le da rispet­ta­re che noi ignoriamo.

Chie­do scu­sa a tut­ti, salu­to Omar e Rober­ta e vado via. I poli­ziot­ti mi chie­do­no dove aves­si la mac­chi­na, sareb­be oppor­tu­no che mi ci accom­pa­gnas­se­ro loro, poi­ché la situa­zio­ne che ave­vo invo­lon­ta­ria­men­te crea­to mi pone­va in una con­di­zio­ne di peri­co­lo. Non ave­vo la mac­chi­na, abi­to lì vici­no, all’Esquilino. Si pro­pon­go­no di scor­tar­mi fino a distan­za di sicu­rez­za, ma lo riten­go esa­ge­ra­to; li rin­gra­zio e vado via.

Nono­stan­te io viva in que­sta zona da oltre tre anni, ci sono situa­zio­ni som­mer­se di cui ci si può ren­de­re con­to sol­tan­to entran­do­ci in qual­che modo, com’è capi­ta­to a me. Ci sono gli immi­gra­ti, che van­no indub­bia­men­te accol­ti e inte­gra­ti, ma ci sono anche gli ita­lia­ni “invi­si­bi­li” a cui neces­si­ta dare rispo­ste e tro­va­re solu­zio­ni. Non han­no ragio­ne Sal­vi­ni, FN o Casa­Pound, poi­ché qual­sia­si for­ma di raz­zi­smo è da con­dan­na­re fer­ma­men­te e con deci­sio­ne, ma la sini­stra dovrà esse­re più inci­si­va, quan­do si par­la di dise­gua­glian­ze, tute­la del lavo­ro e pover­tà, altri­men­ti le destre avan­ze­ran­no ine­so­ra­bil­men­te.

Miche­le Stallo

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