Non una, non due, ma le tre circostanze inveritiere di cui scrive il Fatto Quotidiano

Il Fatto ammette che abbiamo ragione noi e che è diffamatorio dire che ci siamo spartiti le candidature in Parlamento visto che non se ne è neppure parlato, ma si sta discutendo di altro
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Oggi il Fatto Quotidiano risponde indirettamente alla istanza di rettifica ex art. 8 che avevo inviato nell’interesse di Possibile qualche giorno fa, sostenendo, in un articolo a firma Luciano Cerasa e Tommaso Rodano, che Pippo Civati avrebbe minacciato querele contro il giornale, il quale si sarebbe limitato a scrivere quel che sta accadendo nei territori, con riferimento alla elezione dei rappresentanti provinciali per l’assemblea nazionale della lista unitaria della sinistra del 2 dicembre.

Dal Fatto Quotidiano del 18 novembre.

Purtroppo afferma non una, non due, ma tre circostanze inveritiere.

La prima, tecnica, è che non ho minacciato alcuna querela ma ho solo chiesto che venisse rettificato ai sensi dell’art. 8 legge n. 47/1948 quanto scritto dal Direttore Travaglio nell’editoriale del 14 novembre.

La querela è altra cosa rispetto alla richiesta di rettifica ai sensi del citato articolo, che riporto:

“Il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale.

Per i quotidiani, le dichiarazioni o le rettifiche di cui al comma precedente sono pubblicate, non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta, in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono.”

La seconda circostanza è di merito.

Il Direttore Travaglio aveva scritto testualmente:

Il direttore Travaglio sul Fatto del 14 novembre.

Leggete a pag. 2 l’accorata intervista di Tomaso Montanari, animatore disinteressato (non si candida) del movimento nato al teatro Brancaccio, e dite se il metodo scelto da MDP, Sinistra Italiana e Possibile non è l’ennesimo suicidio. Il manuale Cencelli delle “quote” per la spartizione feudale delle candidature (cioè dei prossimi parlamentari, che il Rosatellum vuole quasi tutti nominati dalle segreterie dei partiti). Un percorso che anziché dal basso parte dall’alto e lì si ferma”.

Quindi l’accusa che veniva mossa al nostro partito era quella di una spartizione della candidature in Parlamento, circostanza che abbiamo ritenuto e riteniamo diffamatoria visto che stiamo solo preparando le candidature ad un’assemblea nazionale che, a sua volta, sarà sovrana su tutto il percorso della lista, e che quindi non ci siamo spartiti un bel niente (questo il senso della richiesta di rettifica).

Oggi Il Fatto Quotidiano, nell’articolo citato, si lamenta di aver ricevuto una inesistente minaccia di querela e sostiene invece di aver solo parlato della “spartizione” delle candidature all’assemblea.

E questa è la terza falsità conclamata, basta leggere il regolamento, che non è aperto, ma è apertissimo.

Ne ho parlato diffusamente qui ed è veramente assurdo che una disposizione sulle liste unitarie, che non fanno altro che premiare l’unità di intenti delle assemblee, ove ne sussistano le condizioni, venga fatta passare per spartizione, quando basta che il 10% dei presenti non sia d’accordo per passare al voto libero, senza liste.

In pratica, ricapitolando, Il Fatto ammette che abbiamo ragione noi e che è diffamatorio dire che ci siamo spartiti le candidature in Parlamento visto che non se ne è neppure parlato, ma si sta discutendo di altro, come conferma il loro stesso articolo, che pure dà credito alle affermazioni altrettanto false di una spartizione dei posti in assemblea quando invece il regolamento è assolutamente aperto a tutti, iscritti e non.

Ma è così difficile dire le cose come stanno, ammettere di aver sbagliato e chiedere scusa?

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