No, l’esclusione del maiale dalle mense di Peschiera Borromeo non è un favore alla comunità islamica — #Antivirus

La vera “follia”, per riprendere le parole di Giorgia Meloni, sarebbe invece quella di imporre nelle mense di un’istituzione pubblica laica come la scuola piatti che contrastano apertamente con le abitudini alimentari dei suoi studenti.

[vc_row][vc_column][vc_column_text]Ormai è cicli­ca, e tro­va nuo­va lin­fa con l’inizio dell’anno sco­la­sti­co e con l’introduzione dei menù inver­na­li, la pole­mi­ca sui ser­vi­zi di risto­ra­zio­ne sco­la­sti­ca offer­ti dai comu­ni ita­lia­ni.

Dopo la bufa­la dei sin­da­ci che “si rifiu­ta­va­no di eli­mi­na­re la car­ne di maia­le dal­le scuo­le” (una noti­zia ine­si­sten­te inven­ta­ta pro­prio per crea­re un cli­ma in cui even­tua­li scel­te del gene­re potes­se­ro diven­ta­re real­tà), in que­sti gior­ni si par­la del caso di Peschie­ra Bor­ro­meo, un comu­ne del mila­ne­se nel­le cui men­se, quest’anno, non si tro­ve­ran­no né maia­le né salu­mi.

La noti­zia, che negli scor­si gior­ni è sta­ta rilan­cia­ta soprat­tut­to da quo­ti­dia­ni loca­li, è diven­ta­ta di por­ta­ta nazio­na­le quan­do Gior­gia Melo­ni, segre­ta­ria di Fra­tel­li d’Italia, ha com­men­ta­to quan­to avve­nu­to con que­ste paro­le: “In una scuo­la di Peschie­ra Bor­ro­meo vie­ne eli­mi­na­to il maia­le per fare posto al cous-cous, ali­men­to tipi­co nor­da­fri­ca­no. Ora sono i figli degli ita­lia­ni a dover­si ade­gua­re alle esi­gen­ze ali­men­ta­ri di chi dovreb­be inte­grar­si?

Anche altri espo­nen­ti di Lega e Fra­tel­li d’Italia han­no fat­to pole­mi­ca sul menù, pub­bli­ca­to sul sito del comu­ne lune­dì 8 otto­bre.

Le cri­ti­che sono arri­va­te soprat­tut­to dal­la Giun­ta Regio­na­le Lom­bar­da, con le dichia­ra­zio­ni dell’assessore a Sicu­rez­za, Immi­gra­zio­ne e Poli­zia Loca­le Ric­car­do De Cora­to (FDI), secon­do cui il menù è “un per­fet­to pasto musul­ma­no” e Fabio Rol­fi, asses­so­re all’Agricoltura, Ali­men­ta­zio­ne e Siste­mi ver­di del­la Lom­bar­dia ed espo­nen­te del­la Lega, secon­do cui “se si trat­ta dav­ve­ro di un favo­re alla comu­ni­tà isla­mi­ca, la Regio­ne Lom­bar­dia scen­de­rà in cam­po.

Eppu­re, per capi­re che non si trat­ta “di un favo­re alla comu­ni­tà isla­mi­ca”, basta fare una ricer­ca sul sito del comu­ne di Peschie­ra Bor­ro­meo.

Nel­la pagi­na dedi­ca­ta al ser­vi­zio di risto­ra­zio­ne sco­la­sti­ca si tro­va­no infat­ti que­ste righe, che segna­la­no la pos­si­bi­li­tà di effet­tua­re “richie­ste di die­ta per moti­vi etico/religiosi”:

“Per richie­ste di die­ta per moti­vi etico/religiosi è neces­sa­rio pre­sen­ta­re il solo modu­lo con l’indicazione degli ali­men­ti da non som­mi­ni­stra­re.”

Una pos­si­bi­li­tà che è pre­vi­sta alme­no dal 2016, quan­do il Mini­ste­ro del­la Salu­te ave­va pub­bli­ca­to una nota in cui “si sot­to­li­nea la neces­si­tà di assi­cu­ra­re ade­gua­te sosti­tu­zio­ne di ali­men­ti, cor­re­la­te a ragio­ni eti­co-reli­gio­se o cul­tu­ra­li, sen­za richie­sta di cer­ti­fi­ca­zio­ni medi­che, ma in segui­to alla sem­pli­ce richie­sta dei geni­to­ri, per per­met­te­re l’accesso alla men­sa a tut­te le bam­bi­ni e i bam­bi­ni.”

A spie­ga­re i moti­vi del­la non-pre­sen­za del maia­le è inter­ve­nu­ta sta­mat­ti­na con un post di chia­ri­men­ti su face­book la sin­da­ca Cate­ri­na Moli­na­ri, elet­ta nel 2016 con una lista civi­ca:

Ho aspet­ta­to qual­che gior­no pri­ma di com­men­ta­re que­sta assur­da e incre­di­bi­le vicen­da che ha col­pi­to Peschie­ra in que­sti gior­ni. Assur­da, per­ché ha sco­mo­da­to ex ono­re­vo­li, asses­so­ri e con­si­glie­ri regio­na­li che han­no fat­to eser­ci­zio di dichia­ra­zio­ni pri­ve di alcun fon­da­men­to. Incre­di­bi­le, per­ché si è usa­ta la buo­na fede e le pre­oc­cu­pa­zio­ni dei geni­to­ri per crea­re un caso socia­le sen­za pre­ce­den­ti. […]

Chiun­que abbia avu­to a che fare per curio­si­tà o neces­si­tà con un nutri­zio­ni­sta sa che il menù pro­po­sto è equi­li­bra­to e adat­to anche a dei bam­bi­ni, e cer­ta­men­te sa che non striz­za l’occhio all’Islam, come inve­ce stru­men­tal­men­te è sta­to dichia­ra­to da qual­che poli­ti­co a cor­to di con­te­nu­ti.

Nel­le nostre scuo­le non si man­gia né ita­lia­no, né etni­co, né vega­no. Nel­le nostre scuo­le si man­gia sano ed equi­li­bra­to, si inse­gna ai bam­bi­ni anche attra­ver­so l’alimentazione ad esse­re uomi­ni e don­ne pre­pa­ra­ti ad affron­ta­re il mon­do.

Soprat­tut­to, nel­la nostra cit­tà non si fa poli­ti­ca sul­la pel­le dei nostri bam­bi­ni e sul­le pre­oc­cu­pa­zio­ni dei loro geni­to­ri.

Non ci sareb­be nes­su­na moti­va­zio­ne reli­gio­sa, dun­que, secon­do la Sin­da­ca, alla base dell’esclusione del maia­le ma solo una scel­ta basa­ta su cri­te­ri di tipo nutri­zio­na­le, con­cor­da­ta peral­tro con l’Agenzia di Tute­la del­la Salu­te (ATS) di Mila­no Cit­tà Metro­po­li­ta­na, che ave­va rivi­sto e appro­va­to il menù.

Nel­la sua rispo­sta Moli­na­ri stig­ma­tiz­za i com­por­ta­men­ti di chi ha stru­men­ta­liz­za­to la vicen­da per fini poli­ti­ci e spie­ga inol­tre — rispon­den­do a Gior­gia Melo­ni — che il cous cous è un piat­to tipi­co anche del­la tra­di­zio­ne culi­na­ria ita­lia­na:

“Il menù pro­po­sto nel­le nostre scuo­le pre­ve­de una por­zio­ne di pro­tei­ne al gior­no, nell’arco del­la set­ti­ma­na pre­ve­de una por­zio­ne di car­ne e sono sta­ti pri­vi­le­gia­ti pol­lo e vitel­lo. Lo stes­so menù pre­ve­de una por­zio­ne di car­boi­dra­ti al gior­no, e in un solo caso su ven­ti vie­ne pro­po­sto cous cous, che per altro, al con­tra­rio di quan­to affer­ma Melo­ni, è un piat­to tipi­co del­la nostra tra­di­zio­ne nazio­na­le (chis­sà che ne pen­sa­no gli ami­ci di San Vito Lo Capo).”

Uno dei pri­mi a pole­miz­za­re sul menù di Peschie­ra Bor­ro­meo, nei gior­ni scor­si, era sta­to Mas­si­mo Bastio­ni, con­si­glie­re comu­na­le e regio­na­le del­la Lega, che ave­va dichia­ra­to:

“Non scher­zia­mo! La car­ne, anche sui­na, deve esse­re for­ni­ta nei pasti sco­la­sti­ci. Chi fa di testa sua con­trav­ve­nen­do alle diret­ti­ve regio­na­li dovrà far­si da par­te!”

L’islamofobia (peral­tro ingiu­sti­fi­ca­ta, a quan­to abbia­mo visto) vie­ne quin­di nasco­sta da Bastio­ni die­tro il totem del­le Linee Gui­da del­la Regio­ne Lom­bar­dia per la risto­ra­zio­ne sco­la­sti­ca, aggior­na­te al 2016, che pre­ve­do­no di con­su­ma­re car­ne 1–2 vol­te alla set­ti­ma­na e di “alter­na­re nel­l’ar­co del­la set­ti­ma­na la tipo­lo­gia di car­ne tra  quel­la bovi­na, sui­na, avi­cu­ni­co­la (pol­lo, tac­chi­no, coni­glio) sce­glien­do i tagli più magri”, e che quin­di — nell’interpretazione di Bastio­ni — obbli­ga­no a inse­ri­re nel­le rota­zio­ni anche car­ne di maia­le.

È quan­to­me­no sin­go­la­re, però, che la pole­mi­ca di Mas­si­mo Bastio­ni si con­cen­tri solo sul sui­no e su Peschie­ra Bor­ro­meo e non — solo per fare un esem­pio — sul­le men­se di Gal­la­ra­te (comu­ne ammi­ni­stra­to dal­la Lega), dove si con­su­ma car­ne tre vol­te alla set­ti­ma­na (non una o due, come pre­vi­sto dal­le linee gui­da) e non è espli­ci­ta­men­te pre­sen­te car­ne di vitel­lo.

Ed è altret­tan­to sin­go­la­re che in un altro comu­ne lom­bar­do a gui­da leghi­sta, Can­tù, si ser­va pol­lo solo una vol­ta al mese, non rispet­tan­do le linee gui­da di que­sto docu­men­to pub­bli­ca­to dal­la ASL di Mon­za e Brian­za (e aval­la­to dal­la Regio­ne Lom­bar­dia), in cui si con­si­glia di “pre­di­li­ge­re il con­su­mo di car­ne bian­ca”.   

Come è sin­go­la­re, per chiu­de­re que­sta bre­ve dimo­stra­zio­ne del­la stru­men­ta­li­tà di cer­te dichia­ra­zio­ni uscen­do dal­la Lom­bar­dia, che nes­su­na pole­mi­ca si sia sca­te­na­ta sul menù del­le scuo­le di Geno­va (ammi­ni­stra­to da una coa­li­zio­ne di cen­tro-destra), in cui — pro­prio come a Peschie­ra Bor­ro­meo — non vie­ne som­mi­ni­stra­ta car­ne di maia­le.

La vera “fol­lia”, per ripren­de­re le paro­le di Gior­gia Melo­ni, sareb­be inve­ce quel­la di impor­re nel­le men­se di un’istituzione pub­bli­ca lai­ca come la scuo­la piat­ti che con­tra­sta­no aper­ta­men­te con le abi­tu­di­ni ali­men­ta­ri dei suoi stu­den­ti.

Una poli­ti­ca segui­ta in Dani­mar­ca, ad esem­pio, e che in Fran­cia è sta­ta attua­ta negli ulti­mi anni dal­le ammi­ni­stra­zio­ni gui­da­te dal Front Natio­nal di Mari­ne Le Pen, spes­so fon­te di ispi­ra­zio­ne per Lega e Fra­tel­li d’Italia.

Julien San­chez, sin­da­co di Beau­cai­re del Front Natio­nal, ave­va emes­so un’ordinanza, in vigo­re dal pri­mo gen­na­io 2018, che pre­ve­de l’obbligatorietà del maia­le ogni lune­dì. Una scel­ta pre­sen­ta­ta come “lai­ca e repub­bli­ca­na”, ma che — come spie­ga Wolf Buko­w­ski ne “La San­ta Cro­cia­ta del Por­co” (Ale­gre, 2017) al ter­mi­ne di una det­ta­glia­ta disa­mi­na sto­ri­ca — di lai­co non ha nul­la:

“Il maia­le non è né neu­tro, né lai­co. Nel man­giar­lo ci sono pre­sup­po­sti cul­tu­ra­li e reli­gio­si pro­prio come nell’evitarlo. […] Chi sostie­ne, oggi, che il maia­le sia die­ta lai­ca e neu­tra sta quin­di men­ten­do — ne sia con­sa­pe­vo­le o meno. L’istanza del man­gia­re tut­to si è for­gia­ta nel cri­stia­ne­si­mo, ed è da lì che l’abbiamo ere­di­ta­ta. Non rico­no­scer­lo, non rico­no­sce­re i con­di­zio­na­men­ti reli­gio­si che agi­sco­no nel­la pro­pria cul­tu­ra, e anzi chia­ma­re que­sti con­di­zio­na­men­ti “lai­ci­tà” fa del­la lai­ci­tà una sor­ta di reli­gio­ne non dichia­ra­ta, un sin­cre­ti­smo arro­gan­te.”

E pro­ba­bil­men­te è in que­sta dire­zio­ne, l’obbligatorietà dell’introduzione del maia­le, che sem­bra anda­re il già cita­to asses­so­re Rol­fi, leghi­sta, quan­do dice che “se ser­vi­rà dare­mo indi­ca­zio­ni ancor più pre­ci­se alle Ats che non devo­no pre­star­si a que­ste ini­zia­ti­ve ideo­lo­gi­che sul­la pel­le dei bam­bi­ni”.  

Una dire­zio­ne che, da lai­ci e repub­bli­ca­ni, dovrem­mo con­tra­sta­re con tut­te le nostre for­ze. Ini­zian­do a con­tra­sta­re il cli­ma di reto­ri­ca e bufa­le costrui­to ad arte per giu­sti­fi­car­la.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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