Milano (e non solo): mobilitazioni e proposte per un reale cambiamento

I CPR sono strutture peggiori delle carceri e vi vengono recluse persone che hanno la sola colpa di essere nate dalla parte sbagliata del Mediterraneo. Quelle persone a cui, ormai da anni, si nega qualsiasi tipo di visto, ignorando che il diritto a una vita dignitosa non può dipendere dal colore della pelle. Queste strutture, tornate in auge grazie alla legge Minniti-Orlando (entrambi peraltro già membri del governo Renzi, quando l'esecutivo aveva rinunciato alla delega del Parlamento per abrogare il reato di immigrazione clandestina), non sono che la punta dell'iceberg di politiche miopi, inefficaci e disumane che puntano a scaricare su chi è diverso le colpe di sempre più aspre disuguaglianze sociali.
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Povere, ricattabili, prive di diritti, senza voce: è in questa condizione che gran parte delle forze politiche del nostro Paese vuole mantenere le persone non nate in Italia. 

Da anni, mentre ci riempiamo la bocca di “lotta all’immigrazione clandestina”, di “sicurezza” e di “legalità”, non facciamo altro che favorire gli affari di trafficanti di esseri umani e di torturatori, arricchire caporali e imprenditori senza scrupoli, regalare consensi a chi non sa parlare di futuro, ma solo usare la paura come strumento di controllo.

Per invertire la rotta dobbiamo essere coraggiosi: dobbiamo difendere a testa alta i nostri valori, coniugando contenuti radicali e metodi di lavoro aperti e inclusivi. È quello che stiamo facendo, a Milano, con la rete No CPR, costituita da associazioni, partiti e movimenti, nata attorno alla protesta contro il Centro di Permanenza per il Rimpatrio che dovrebbe sorgere in via Corelli, al posto di un centro di accoglienza.

I CPR sono strutture peggiori delle carceri e vi vengono recluse persone che hanno la sola colpa di essere nate dalla parte sbagliata del Mediterraneo. Quelle persone a cui, ormai da anni, si nega qualsiasi tipo di visto, ignorando che il diritto a una vita dignitosa non può dipendere dal colore della pelle. Queste strutture, tornate in auge grazie alla legge Minniti-Orlando (entrambi peraltro già membri del governo Renzi, quando l’esecutivo aveva rinunciato alla delega del Parlamento per abrogare il reato di immigrazione clandestina), non sono che la punta dell’iceberg di politiche miopi, inefficaci e disumane che puntano a scaricare su chi è diverso le colpe di sempre più aspre disuguaglianze sociali.

Il 19 gennaio si è tenuta a Milano un’assemblea di respiro nazionale e sabato 16 febbraio, sempre a Milano, ci sarà una grande manifestazione, organizzata dalla rete No CPR, con lo scopo di coinvolgere tutte le persone che vogliono rovesciare il discorso pubblico sull’immigrazione lavorando su due binari: da una parte proposte concrete, supportate da contributi giuridici di spessore, per un confronto dialettico con le istituzioni; dall’altra una mobilitazione permanente, perché l’indifferenza è un mostro da abbattere prima che la compressione di diritti in atto travolga tutte e tutti noi.

Nella nostra città siamo da tempo in movimento: il 1° dicembre scorso una bellissimo e partecipatissimo corteo ha attraversato i quartieri della zona est, per arrivare al luogo dove dovrebbe sorgere il CPR, mentre poche settimane fa abbiamo presentato al sindaco Sala una serie di misure che l’amministrazione potrebbe adottare per aggirare la legge Salvini, rilasciando ad esempio la residenza a tutte la persone, italiane e non, abitualmente dimoranti sul territorio comunale e garantendo così loro alcuni diritti fondamentali, come l’accesso al medico di base e all’assistenza sociale. 

Le risposte dell’amministrazione comunale, per ora, sono state assai vaghe e si sono appellate al principio giuridico che la legge – anche se ingiusta – va rispettata; la possibilità che l’ASGI presenti un ricorso collettivo a difesa di tutte e tutti coloro che, da richiedenti asilo, si sono visti rifiutare l’iscrizione anagrafica riteniamo e speriamo potrà essere uno stimolo alla Giunta (che ricordiamo aver dato la cittadinanza onoraria a Mimmo Lucano per il fulgido esempio di Riace – insomma, o ci piace o non ci piace la disobbedienza civile, giusto?). 

Un “modello”, quello meneghino, che spesso ha bisogno di sollecitazioni, perché a volte pare stentare nel dar seguito con i fatti a quanto invece si proclama a parole o attraverso eventi pubblici, seppur memorabili, come quello del 20 maggio 2017. Basti ad esempio pensare all’elevato numero di centri di accoglienza straordinaria presenti sul territorio cittadino in rapporto invece ai posti nella rete SPRAR. Una questione sulla quale quasi due anni fa, il 13 aprile 2017, in largo Treves, l’Amministrazione aveva fatto delle promesse ben precise, riprendendo poi il medesimo impegno nel 2018, ma a cui ad oggi – certamente negli ultimi mesi ha influito pesantemente il disastroso quadro politico nazionale – si ravvisano pochi concreti risultati. 

Crediamo che sia oggi più che mai necessario scegliere da che parte stare e lavorare alla costruzione di un’opposizione tangibile a un Governo che ha superato da tempo il limite della disumanità e del cinismo tollerabili. Per farlo bisogna dialogare con chiunque sia convinto che la dignità delle persone abbia un valore superiore ad ogni altra cosa, ma è assolutamente necessario abbandonare qualsiasi ambiguità, difendere a testa alta i nostri valori, a partire dalla quotidianità di ciascuno di noi, e portare avanti scelte coraggiose. Provare a costruire assieme una società basata su solidarietà e uguaglianza è ciò che dà senso al nostro fare politica.

Possibile Milano

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