A ogni manovra finanziaria, i tagli alla scuola sono certi come il sorgere del sole ad est.
Un’altra cosa è certa: non fanno arrabbiare meno delle volte scorse.
Un’altra cosa è certa: non fanno arrabbiare meno delle volte scorse.
1) La denatalità potrebbe significare classi meno numerose, non un “risparmio” sul numero di docenti e quindi per le casse dello stato. Invece continuano gli accorpamenti, la chiusura di scuole, la totale mancanza di rispetto nei confronti del futuro di chi va a scuola;
2) con il PNRR si sarebbero dovuti regolarizzare i contratti di migliaia di docenti e limitare il precariato, così come chiesto dall’Unione Europea. Invece sono diventati l’ennesima corsa ad ostacoli, promesse di assunzioni costantemente disattese e frammentarie (intanto a novembre mancano ancora 200.000 supplenti).
3) la qualità della didattica passa anche per il numero di insegnanti disponibili in uno stesso istituto, con la possibilità di aiutare, consolidare, recuperare, accompagnare gli e le studenti con bisogni educativi speciali;
4) in un mondo che cambia, dovrebbe cambiare anche la scuola e il servizio offerto alla comunità e al territorio. Invece con meno collaboratori scolastici non si potranno tenere le scuole aperte anche negli orari pomeridiani, ampliando l’offerta formativa e donando un luogo di conoscenza aperto a tutte e tutti;
Per insegnanti e studenti è l’ennesima presa in giro: nelle ultime settimane il governo ha parlato dei “tetti per gli stranieri” nelle classi perché il disagio (?) non deve essere combattuto “sulla pelle dei nostri bambini”. Ha parlato di impegni (non quantificati) sull’efficientamento degli edifici scolastici. Ha parlato di “protezione” dei docenti (pene più severe per chi li minaccia!). Dopo tutte queste parole per dare l’impressione che la scuola fosse un argomento, anche se con i presupposti più sbagliati, la verità è un nuovo mancato appuntamento con l’investimento sul #futuro. Il tutto all’insaputa di #Valditara.










