Le politiche di Trump contro le persone trans sono estremamente preoccupanti

Trump sta utilizzando i corpi delle persone migranti e di quelle trans*, non binarie e intersex come strumenti politici, contribuendo ad anestetizzare l’opinione pubblica rispetto alla violenza strutturale tipica dei regimi autoritari. È una strategia già vista nella storia, in cui la normalizzazione dell’abuso e dell’esclusione prepara il terreno a forme sempre più radicali di disumanizzazione.

Dagli Sta­ti Uni­ti arri­va un segna­le di allar­me che non può esse­re igno­ra­to. L’Istituto Lem­kin, ONG inter­na­zio­na­le impe­gna­ta nel­la pre­ven­zio­ne dei geno­ci­di, ha recen­te­men­te pub­bli­ca­to uno stu­dio che invi­ta a leg­ge­re con estre­ma atten­zio­ne le poli­ti­che adot­ta­te dall’amministrazione Trump nei con­fron­ti del­le per­so­ne trans*, non bina­rie e inter­sex. Secon­do l’Istituto, e secon­do auto­re­vo­li stu­dio­si del­la mate­ria, tra cui due ex pre­si­den­ti dell’Associazione Inter­na­zio­na­le degli Stu­dio­si del Geno­ci­dio, tali poli­ti­che pre­sen­ta­no carat­te­ri­sti­che ricon­du­ci­bi­li alle fasi ini­zia­li dei pro­ces­si di per­se­cu­zio­ne siste­ma­ti­ca che, in diver­si con­te­sti sto­ri­ci del Nove­cen­to, han­no pre­ce­du­to cri­mi­ni di mas­sa e ster­mi­ni di inte­re comunità.

La let­te­ra­tu­ra com­pa­ra­ta sul geno­ci­dio mostra con chia­rez­za come que­sti pro­ces­si non abbia­no ini­zio con l’eliminazione fisi­ca, ma con la costru­zio­ne isti­tu­zio­na­le dell’alterità: la defi­ni­zio­ne di un grup­po come devian­te, peri­co­lo­so o incom­pa­ti­bi­le con l’ordine socia­le; la pro­gres­si­va ero­sio­ne dei suoi dirit­ti; la nor­ma­liz­za­zio­ne del­la discri­mi­na­zio­ne attra­ver­so atti ammi­ni­stra­ti­vi, legi­sla­ti­vi e reto­ri­ci. Dina­mi­che ana­lo­ghe sono sta­te osser­va­te nei regi­mi tota­li­ta­ri euro­pei del seco­lo scor­so, così come in altri con­te­sti segna­ti da poli­ti­che di esclu­sio­ne radi­ca­le e disu­ma­niz­za­zio­ne collettiva.

In que­sto qua­dro si col­lo­ca­no le poli­ti­che di per­se­cu­zio­ne del­le per­so­ne tran­sgen­der, non bina­rie e inter­sex, che l’Istituto Lem­kin indi­vi­dua come un pre­am­bo­lo a for­me più estre­me di vio­len­za. Emble­ma­ti­ca è la nor­ma­ti­va che obbli­ga le per­so­ne trans* a uti­liz­za­re i ser­vi­zi igie­ni­ci in base al ses­so asse­gna­to alla nasci­ta: una misu­ra che non può esse­re con­si­de­ra­ta sim­bo­li­ca o mar­gi­na­le, ma che con­tri­bui­sce a legit­ti­ma­re social­men­te il con­trol­lo dei cor­pi e l’esposizione for­za­ta nel­lo spa­zio pubblico.

La dot­to­res­sa Eli­sa von Joe­den-For­gey sot­to­li­nea come la com­bi­na­zio­ne di pau­ra, pro­pa­gan­da e reto­ri­che d’odio pro­mos­se o tol­le­ra­te da appa­ra­ti poli­ti­co-sta­ta­li costi­tui­sca il ter­re­no su cui attec­chi­sco­no le for­me più estre­me di vio­len­za. È uno sche­ma ricor­ren­te nel­la sto­ria dei geno­ci­di: pri­ma l’isolamento sim­bo­li­co, poi l’esclusione giu­ri­di­ca, infi­ne la vio­len­za aper­ta. I dati che ci arri­va­no con­fer­ma­no la gra­vi­tà di que­sto con­te­sto, mostran­do un aumen­to del­le dif­fi­col­tà nel fare coming out e un incre­men­to dei tas­si di sui­ci­dio all’interno del­la comu­ni­tà, segna­li ine­qui­vo­ca­bi­li di una pres­sio­ne siste­mi­ca che col­pi­sce diret­ta­men­te la vita del­le persone.

Trump sta uti­liz­zan­do i cor­pi del­le per­so­ne migran­ti e di quel­le trans*, non bina­rie e inter­sex come stru­men­ti poli­ti­ci, con­tri­buen­do ad ane­ste­tiz­za­re l’opinione pub­bli­ca rispet­to alla vio­len­za strut­tu­ra­le tipi­ca dei regi­mi auto­ri­ta­ri. È una stra­te­gia già vista nel­la sto­ria, in cui la nor­ma­liz­za­zio­ne dell’abuso e dell’esclusione pre­pa­ra il ter­re­no a for­me sem­pre più radi­ca­li di disumanizzazione.

Per que­sto, ricor­dan­do le paro­le del pasto­re Mar­tin Nie­möl­ler nel cele­bre ser­mo­ne “Pri­ma ven­ne­ro…”, è nostro com­pi­to non vol­tar­ci mai dall’altra par­te davan­ti alla vio­len­za e alla sua nor­ma­liz­za­zio­ne. Non sare­mo mai in un mon­do libe­ro fin­ché esi­ste­rà anche una sola per­so­na oppres­sa per il suo cre­do, per il suo ses­so, per la sua iden­ti­tà di gene­re, per la sua nazio­na­li­tà o per il colo­re del­la sua pelle.

Gian­mar­co Capogna
Vanes­sa Capretto
Tho­mas Predieri

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