Quando l’accozzaglia non dispiace

Ci sono Renzi, Salvini e Di Maio che entrano in una stanza… no, non è l’incipit di una pessima barzelletta. O meglio, non di una che faccia ridere. Si tratta dell’asse su cui si sta costruendo la nuova legge elettorale, stando a quanto si legge in questo articolo di Ettore Maria Colombo.

Tutto normale, diranno i simpatizzanti di questi tre schieramenti, le regole si scrivono con i propri avversari.

E sarebbe così, non fosse che almeno uno su tre, Renzi, ha passato l’anno scorso a parlare di accozzaglia per chi da fronti e con idee molto diverse, sosteneva il no alla sua riforma costituzionale, e oggi con la sua consueta nonchalance lo vediamo sedersi al tavolo con i due principali esponenti proprio di quella accozzaglia fascio-populista e anti-democratica.

Perché quando si tratta di ottenere ciò che vuole, c’è un’accozzaglia che non dispiace, a Renzi.

E ciò che vuole, ora, è andare al voto al più presto. Ci sarebbe andato con una legge pur che sia, ma incassato lo stop di Mattarella, tanto vale cercare di costruirsene una che gli faciliti il compito di crearsi ancora una volta una compagine elettorale, e quindi un gruppo parlamentare, a sua immagine e somiglianza.

Casualmente, la stessa cosa che vogliono Salvini e Grillo.

Ed ecco allora che accozzaglia non olet, al Nazareno. I cittadini, però, potrebbero pensarla diversamente. Ma il potere del trio dei grandi tre comunicatori ha la soluzione pronta: al voto subito, ma per evitare il vitalizio!

Capito? L’argine al populismo ci dice, assieme a quelli che dovrebbe arginare, che bisogna andare al voto quanto prima, per scongiurare il pericolo vitalizio.

Ora, la domanda sorge spontanea, ma se il pericolo è quello del vitalizio, perché non abolirlo? Ah, è vero, è già stato abolito. Nel 2011.

Non sottilizziamo, il punto è che i parlamentari vogliono stare in parlamento fino alla soglia dei 4 anni e 6 mesi, al termine dei quali percepiranno una pensione come se avessero fatto una legislatura intera!

Ma se la nuova accozzaglia ha i voti in parlamento per cambiare la legge elettorale, perché non togliere questa soglia, come abbiamo da tempo proposto noi di Possibile?

E perché non concentrarsi finalmente, in parlamento, per ottenere

Una legge elettorale che tolga gli alibi a chi governa “non mi hanno fatto lavorare” e che restituisca ai cittadini il sacrosanto diritto di scegliere a chi affidare i propri sogni, le proprie speranze, i propri progetti

In fondo non sono le radicali tesi di alcuni rancorosi estremisti dello zerovirgola, ma ciò che lo stesso Renzi ha scritto nel 2013, nelle sue tesi congressuali.

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