La privatizzazione della formazione universitaria dei medici è una scelta politica che va combattuta

La formazione universitaria non è e non può essere un fatto meramente tecnico, ma prima di tutto culturale. La privatizzazione e frammentazione della formazione universitaria dei medici è una scelta politica che va combattuta.

Nel 2000 i posti dispo­ni­bi­li per il cor­so di lau­rea in Medi­ci­na e Chi­rur­gia in uni­ver­si­tà pri­va­te era­no infe­rio­ri a 500. Nel 2010 cir­ca 500 (+7%, ammon­tan­do al 5,5% dei posti tota­li mes­si a ban­do). Una cre­sci­ta che è pro­se­gui­ta gra­dual­men­te fino al 2017 per poi subi­re un’impennata ver­ti­gi­no­sa, fino ad arri­va­re ad oltre 5400 posti nel 2026.

Sì, ave­te let­to bene, +1037,6% dal 2010 (il 21,6% dei posti tota­li).

I nume­ri par­la­no tal­men­te chia­ro che ser­vo­no pochi com­men­ti: è indi­scu­ti­bil­men­te un’altra del­le tan­te vie che por­ta­no alla pri­va­tiz­za­zio­ne del­la sani­tà nel suo com­ples­so.

Per tan­to tem­po si è par­la­to di pri­va­tiz­za­zio­ne stri­scian­te del­la sani­tà, per rife­rir­si ai tan­ti modi diret­ti e indi­ret­ti che han­no fat­to per­cor­re­re que­sta via al nostro pae­se negli ulti­mi decen­ni, con un depau­pe­ra­men­to e inde­bo­li­men­to pro­gres­si­vo del SSN che ad oggi appa­re estre­ma­men­te cri­ti­co quan­to evi­den­te. Ora che la pri­va­tiz­za­zio­ne è entra­ta anche nell’ambito acca­de­mi­co, fram­men­tan­do la for­ma­zio­ne medi­ca e arri­van­do per­si­no al para­dos­so di col­lo­ca­re uni­ver­si­tà pri­va­te all’interno di ospe­da­li pub­bli­ci, non ci sarà nean­che più biso­gno di stri­scia­re.

Gli effet­ti sull’accesso alle cure e sul­la salu­te del­la popo­la­zio­ne sono già chia­ri, qua­si il 10% rinun­ce­reb­be alle cure per liste d’attesa ina­de­gua­te ai tem­pi di cura (dati ISTAT 2024), esa­cer­ba­zio­ne del­le dise­gua­glian­ze ter­ri­to­ria­li e di clas­se.

Di que­sti gior­ni è inve­ce la noti­zia che nel 2025, per la pri­ma vol­ta, sono sta­ti di più i medi­ci che si sono dimes­si volon­ta­ria­men­te dal SSN (oltre 3700), rispet­to a quel­li che sono anda­ti in pen­sio­ne (cir­ca 2800). Le dimis­sio­ni (come ripor­ta­to da Anaap) sono aumen­ta­te del 150% in un anno, un eso­do su cui la poli­ti­ca avreb­be il dove­re di inter­ro­gar­si.

La for­ma­zio­ne uni­ver­si­ta­ria non è e non può esse­re un fat­to mera­men­te tec­ni­co, ma pri­ma di tut­to cul­tu­ra­le. La pri­va­tiz­za­zio­ne e fram­men­ta­zio­ne del­la for­ma­zio­ne uni­ver­si­ta­ria dei medi­ci è una scel­ta poli­ti­ca che va com­bat­tu­ta, è una que­stio­ne di salu­te pub­bli­ca così come sce­glie­re cosa voglia­mo far­ne del SSN: se voglia­mo sal­var­lo, pro­teg­ger­lo, rin­no­var­lo, è arri­va­to il momen­to di pren­de­re posi­zio­ne e di pre­ten­de­re scel­te poli­ti­che ade­gua­te.

Eli­sa Cen­na­mo
Benes­se­re Pos­si­bi­le

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