La mobilitazione contro il DDL Sicurezza passa per l’Europa

“Una giornata importante, per i diritti e la democrazia”: è il commento della Segretaria nazionale di Possibile Francesca Druetti, che oggi ha partecipato insieme a una delegazione del partito all’assemblea “Fermiamo il DDL Sicurezza in Italia”, organizzata al Parlamento Europeo dalla rete A Pieno Regime in collaborazione con gli europarlamentari di European Greens e The Left.

“Una gior­na­ta impor­tan­te, per i dirit­ti e la demo­cra­zia”: è il com­men­to del­la Segre­ta­ria nazio­na­le di Pos­si­bi­le Fran­ce­sca Druet­ti, che oggi ha par­te­ci­pa­to insie­me a una dele­ga­zio­ne del par­ti­to all’assemblea “Fer­mia­mo il DDL Sicu­rez­za in Ita­lia”, orga­niz­za­ta al Par­la­men­to Euro­peo dal­la rete A Pie­no Regi­me in col­la­bo­ra­zio­ne con gli euro­par­la­men­ta­ri di Euro­pean Greens e The Left.
“Il DDL Sicu­rez­za — aggiun­ge Druet­ti — è una del­le misu­re più evi­den­ti nel qua­dro di una deri­va auto­ri­ta­ria che vedia­mo non solo in Ita­lia, ma in tut­to il Mon­do. È un dise­gno teso a garan­ti­re che non si distur­bi il mano­vra­to­re, can­cel­lan­do stru­men­ti di pro­te­sta, oppo­si­zio­ne e lot­ta. Stru­men­ti che, non dimen­ti­chia­mo­lo, sono garan­ti­ti dal­la nostra Costi­tu­zio­ne anti­fa­sci­sta, nata dal­la Resi­sten­za”.

“Il Con­si­glio d’Europa — con­clu­de Druet­ti — ha già espres­so for­te pre­oc­cu­pa­zio­ne per le dispo­si­zio­ni di que­sto DDL, che intro­du­co­no rea­ti defi­ni­ti in ter­mi­ni vaghi e crea­no spa­zi per un’applicazione arbi­tra­ria e spro­por­zio­na­ta. La stes­sa pre­oc­cu­pa­zio­ne è anche nostra, e con­ti­nue­re­mo a mobi­li­tar­ci insie­me alle altre for­ze poli­ti­che e socia­li che si oppon­go­no a que­sta misu­ra peri­co­lo­sa e illi­be­ra­le, fino alla discus­sio­ne che avver­rà in Sena­to e oltre, e al cli­ma repres­si­vo e auto­ri­ta­rio instau­ra­to dal gover­no ita­lia­no.

La Cor­te Euro­pea dei Dirit­ti dell’Uomo ha ripe­tu­ta­men­te affer­ma­to che ‘una mani­fe­sta­zio­ne paci­fi­ca non dovreb­be esse­re sog­get­ta alla minac­cia di una san­zio­ne pena­le’, e ci sem­bra il mini­mo per una qua­lun­que demo­cra­zia che pos­sa defi­nir­si tale.”

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