In Brasile la polizia ha ucciso 1546 persone in un anno. E a nessuno sembra interessare.

Nel 2019 sono attribuite alla polizia 1546 uccisioni in comunità povere, usando come giustificazione la guerra al crimine e al traffico di stupefacenti. Le indagini su questi crimini non sono arrivate a nessuna conclusione, nessun poliziotto è stato punito, nessuna giustizia è stata fatta, così come nel caso dell’assassinio di Marielle Franco, di indios o di persone LGBT.
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Dall’elezione di Wilson Witzel, come Governatore dello Stato di Rio de Janeiro, e di João Dória, come Governatore di San Paolo, entrambi sostenitori del pacchetto “anticrimine” del Ministro della Giustizia Moro, che amplia la possibilità da parte della polizia di uccidere, il Brasile vive un’offensiva costante conto la popolazione nera nelle periferie delle grandi città, soggetta alle azioni arbitrarie e violente della polizia, appoggiata dal governo di  Jair Bolsonaro.

Domenica, 1° dicembre, in un’azione di polizia in una festa baile funk* nella comunità di Paraisópolis, la seconda più grande favela della città di San Paolo, la polizia con proiettili di gomma e gas lacrimogeni è arrivata per disperdere la folla – di circa 5.000 persone, causando un fuggi fuggi generale, panico e la morte di nove persone.  Tra di loro, c’erano adolescenti di 14 e 16 anni. 

La Polizia Militare ha dichiarato che le vittime sono state calpestate. Una dichiarazione in contrasto con quanto affermato dall’Istituto Medico Legale, che non ha evidenziato tracce di calpestamento, ma segni di decessi a causa di asfissia meccanica e strangolamento. Sui corpi l’assenza di ematomi smentisce la versione della polizia, inoltre le deposizioni dei testimoni affermano l’assenza di resistenza o reazione da parte delle vittime. 

Non è la prima volta che succede. Il 7 aprile di quest’anno, nella città di Rio de Janeiro, l’esercito ha sparato 80 volte (!) contro la macchina di una famiglia di colore, colpendo e uccidendo il musicista Evaldo Rosa dos Santos, di fronte a suo figlio di sette anni, giustificandosi con il fatto di essersi confusi con la macchina di alcuni rapinatori. Ma come si giustificano 80 colpi di arma da fuoco, anche nel caso in cui si fosse trattato di rapinatori?

Altro caso avvenuto quest’anno è stato quello di Agata, bambina di 8 anni che è stata uccisa mentre tornava a casa con la madre, nel quartiere di Complexo do Alemão, Zona Nord di Rio de Janeiro. La bambina era dentro un furgoncino quando è stata colpita alle spalle da un proiettile sparato da un’arma dei militari contro una moto di passaggio. La polizia ha affermato che vi era in corso uno scontro tra la Polizia e banditi della regione, per essere poi smentita da varie testimonianze di persone che si trovavano in loco, compresa quella dell’autista del veicolo dove lei si trovava, che ha affermato di aver sentito un unico colpo di arma da fuoco, sparato arbitrariamente dalla polizia.

Nel 2019 sono attribuite alla polizia 1546 uccisioni in comunità povere, usando come giustificazione la guerra al crimine e al traffico di stupefacenti. Le indagini su questi crimini non sono arrivate a nessuna conclusione, nessun poliziotto è stato punito, nessuna giustizia è stata fatta, così come nel caso dell’assassinio di Marielle Franco, di indios o di persone LGBT.

Non possono essere solo “casi”. E i più poveri, le persone svantaggiate, gli esponenti delle minoranze non possono essere più in pericolo a causa delle milizie e di una polizia che, invece di proteggere i cittadini,  si dimostra sempre più violenta e assassina, legittimata dal governo dell’odio di estrema destra. È urgente e necessario che si faccia pressione nazionale e internazionale, affinché tutti i casi di assassinii da parte della polizia siano effettivamente indagati e debitamente puniti. 

Thais Bonini

*Funk: Tipo di musica e sottocultura dei quartieri poveri delle grandi città brasiliane

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