Il vero #sbloccaitalia che non vedrete mai

Il cosid­det­to decre­to Sbloc­ca Ita­lia è appar­so da subi­to come un mostro giu­ri­di­co. Intan­to non si capi­sce qua­li sia­no i requi­si­ti di neces­si­tà e urgen­za dei sin­go­li prov­ve­di­men­ti in esso con­te­nu­to. Ma soprat­tut­to l’e­te­ro­ge­nei­tà dei cam­pi di appli­ca­zio­ne del­le misu­re ren­de mol­to com­pli­ca­to distin­gue­re tra le poche par­ti posi­ti­ve (ad esem­pio la boni­fi­ca del­l’a­mian­to a Casa­le Mon­fer­ra­to o la sem­pli­fi­ca­zio­ne buro­cra­ti­ca per la rea­liz­za­zio­ne di ope­re edi­li­zie all’in­ter­no degli appar­ta­men­ti) e le mol­te negative.

Rifiu­ti zero o inceneritori?
Bru­cia­re mate­ria pri­ma secon­da è una fol­lia. Non solo per l’impatto che ha sull’ambiente e le comu­ni­tà inte­res­sa­te dagli impian­ti, ma anche e soprat­tut­to da un pun­to di vista eco­no­mi­co. Recu­pe­ra­re ener­gia, come si dice nel­la sli­de, è un’operazione sem­pre in per­di­ta pro­prio da un pun­to di vista ener­ge­ti­co, non ha alcun sen­so. L’oggetto bru­cia­to ha con­su­ma­to mol­ta più ener­gia di quel­la che si ottie­ne una vol­ta smal­ti­to in un inceneritore.

La scu­sa che con­sen­te di giu­sti­fi­ca­re l’articolo 35 del­la nor­ma è quel­la secon­do la qua­le gli ince­ne­ri­to­ri sono neces­sa­ri “per rispet­ta­re le diret­ti­ve euro­pee” e “supe­ra­re le pro­ce­du­re di infra­zio­ne per man­ca­ta attua­zio­ne del­le nor­me euro­pee di set­to­re”. Nien­te di più fal­so e sba­glia­to: non c’è nes­su­na Diret­ti­va euro­pea che obbli­ga ad invia­re ad ince­ne­ri­men­to alme­no una cer­ta quo­ta di rifiu­to. C’è inve­ce l’ob­bli­go di pre-trat­ta­men­to dei rifiu­ti, che deri­va dal­la Diret­ti­va discariche.

In Ita­lia pro­du­cia­mo cir­ca 30 milio­ni di ton­nel­la­te di rifiu­ti urba­ni con 18 milio­ni di resi­duo (dati aggior­na­ti al 2012). Tale rifiu­to resi­duo negli ulti­mi 5 anni è risul­ta­to in calo media­men­te di cir­ca 1,1 milio­ni l’anno, per una media di dimi­nu­zio­ne nei 5 anni del 5,5%. Qua­lo­ra si adot­ti­no stra­te­gie più inci­si­ve di ridu­zio­ne, riu­so e rac­col­ta dif­fe­ren­zia­ta, qua­li l’applicazione in modo gene­ra­liz­za­to del­la rac­col­ta domi­ci­lia­re, ora appli­ca­ta solo su ¼ del­la popo­la­zio­ne e del­la tarif­fa pun­tua­le, ora appli­ca­ta solo al 2% del­la popo­la­zio­ne, il calo del rifiu­to resi­duo potreb­be esse­re mol­to più mar­ca­to ridu­cen­do­si di alme­no un’ulteriore metà rispet­to alle atte­se indicate.

In alcu­ne regio­ni d’Italia ci sono più ince­ne­ri­to­ri che rifiu­ti: Lom­bar­dia, Vene­to, Friu­li, Emi­lia Roma­gna. Così com’è già avve­nu­to per Sve­zia, Nor­ve­gia e Olan­da, que­ste regio­ni sono ora obbli­ga­te ad impor­ta­re rifiu­ti per ali­men­ta­re i cami­ni, evi­den­te segno di un’errata pro­get­ta­zio­ne nei pia­ni di gestio­ne che han­no pun­ta­to all’incenerimento, sot­to­va­lu­tan­do in modo cla­mo­ro­so il trend di rac­col­ta dif­fe­ren­zia­ta e di rici­clag­gio. Occor­re quin­di che nel­le regio­ni del cen­tro-sud non si ripe­ta­no gli stes­si erro­ri di programmazione.

L’incenerimento è una tec­no­lo­gia rigi­da e ad alto costo di inve­sti­men­to. Per rea­liz­zar­lo ci voglio­no media­men­te 7–8 anni. Ci vuo­le mol­to meno tem­po per rea­liz­za­re impian­ti di trat­ta­men­to a fred­do (noti come “Fab­bri­che dei mate­ria­li”), che oltre al dono del­la cele­ri­tà man­ten­go­no e rega­la­no al siste­ma fles­si­bi­li­tà ed adat­ta­bi­li­tà a sce­na­ri cre­scen­ti di rac­col­ta dif­fe­ren­zia­ta. I siste­mi di pre-trat­ta­men­to, peral­tro abbon­dan­te­men­te pre­sen­ti nel­le regio­ni in emer­gen­za come Lazio e Cam­pa­nia, pos­so­no rap­pre­sen­ta­re una vali­da e con­cre­ta alter­na­ti­va agli ince­ne­ri­to­ri nel­la filie­ra impian­ti­sti­ca distri­bui­ta sul territorio.

In sin­te­si, nono­stan­te le sli­de colo­ra­te del gover­no e il ten­ta­ti­vo di smen­ti­re l’evidenza del­la nor­ma, le scel­te fat­te rap­pre­sen­ta­no un evi­den­te pas­so indie­tro rispet­to a una gestio­ne lun­gi­mi­ran­te ed eco­no­mi­ca­men­te soste­ni­bi­le dell’”emergenza rifiu­ti”. La stra­te­gia rifiu­ti zero, tan­to casa a paro­le al Pre­si­den­te del Con­si­glio, si per­se­gue non bru­cian­do i rifiu­ti, ma ridu­cen­do la loro pro­du­zio­ne e dif­fe­ren­zian­do al mas­si­mo quel­li ugual­men­te prodotti.

Inno­via­mo o trivelliamo?
Da oggi tut­te le atti­vi­tà di pro­spe­zio­ne, di ricer­ca e col­ti­va­zio­ne di gas e greg­gio, nel­la ter­ra­fer­ma e nel mare avran­no “carat­te­re di inte­res­se stra­te­gi­co” e saran­no “di pub­bli­ca uti­li­tà, urgen­ti e indif­fe­ri­bi­li”. Gli effet­ti pra­ti­ci di tale scel­ta sono una enor­me sem­pli­fi­ca­zio­ne del­le pro­ce­du­re che sot­trae alle regio­ni la pos­si­bi­li­tà di inter­ve­ni­re diret­ta­men­te. Saran­no i mini­ste­ri com­pe­ten­ti a segui­re il pro­ces­so di valu­ta­zio­ne ambien­ta­le e di auto­riz­za­zio­ne. Il tito­lo con­ces­so­rio uni­co con­sen­ti­rà auto­ma­ti­ca­men­te gli espro­pri neces­sa­ri a tali atti­vi­tà, ponen­do alcu­ni pri­va­ti (le socie­tà petro­li­fe­re) in una posi­zio­ne di asso­lu­to pri­vi­le­gio rispet­to ad altri pri­va­ti (i pro­prie­ta­ri dei ter­re­ni espro­pria­ti), che su quei ter­re­ni potreb­be­ro aver fat­to inve­sti­men­ti che non ver­ran­no in alcun modo compensati.
L’ar­ti­co­lo di leg­ge che intro­du­ce que­ste sem­pli­fi­ca­zio­ni è inti­to­la­to “Misu­re per la valo­riz­za­zio­ne del­le risor­se ener­ge­ti­che nazio­na­li”, dove però per risor­se ener­ge­ti­che nazio­na­li si inten­do­no uni­ca­men­te quel­le fos­si­li, men­tre ormai da alcu­ni anni le risor­se nazio­na­li più uti­liz­za­te sono quel­le rin­no­va­bi­li. Nel 2013 infat­ti le rin­no­va­bi­li nazio­na­li (secon­do i dati del Mini­ste­ro per lo Svi­lup­po Eco­no­mi­co) han­no pro­dot­to più del dop­pio di ener­gia rispet­to alle fos­si­li nazionali.
Del resto le risor­se rin­no­va­bi­li si pon­go­no ormai a livel­lo mon­dia­le come con­cre­ta alter­na­ti­va e diven­ta­no final­men­te com­pe­ti­ti­ve anche in assen­za di sus­si­di. Dovrem­mo ini­zia­re a ragio­na­re su dove e come è accet­ta­bi­le rea­liz­za­re nuo­vi impian­ti rin­no­va­bi­li, su qua­le tipo di rete di tra­smis­sio­ne e distri­bu­zio­ne ser­va, su come trat­ta­re gli auto­con­su­mi, su come favo­ri­re la tran­si­zio­ne ver­so l’e­let­tri­co di tut­ti gli usi ter­mi­ci e del­la mobi­li­tà. E inve­ce rima­nia­mo bloc­ca­ti in una visio­ne nove­cen­te­sca che con­ti­nua a pri­vi­le­gia­re diret­ta­men­te o indi­ret­ta­men­te le fon­ti più impattanti.

Auto­stra­de deser­te
Nes­su­no ha mai det­to che il rin­no­vo del­le con­ces­sio­ni sia auto­ma­ti­co: sicu­ra­men­te i rin­no­vi devo­no pre­ve­de­re nuo­vi inve­sti­men­ti da par­te dei con­ces­sio­na­ri. Ma già dopo la pub­bli­ca­zio­ne del decre­to ben tre diver­se auto­ri­tà nazio­na­li sol­le­va­ro­no for­ti cri­ti­che: l’Autorità Nazio­na­le Anti­cor­ru­zio­ne, l’Autorità di Rego­la­zio­ne dei Tra­spor­ti e l’Autorità Garan­te del­la Con­cor­ren­za e del Mercato.
I rischi di infra­zio­ne del­la nor­ma­ti­va comu­ni­ta­ria era­no tal­men­te evi­den­ti che la Com­mis­sio­ne Euro­pea ha rite­nu­to di inter­ve­ni­re ad otto­bre. È quin­di sta­to neces­sa­rio duran­te la con­ver­sio­ne in leg­ge intro­dur­re un com­ma (art. 5 com­ma 4 bis) in cui è pre­vi­sto che “L’at­tua­zio­ne del­le dispo­si­zio­ni di cui al pre­sen­te arti­co­lo è subor­di­na­ta al rila­scio del pre­ven­ti­vo assen­so da par­te dei com­pe­ten­ti orga­ni del­l’U­nio­ne euro­pea.” Rima­ne la cri­ti­ca poli­ti­ca, anche se un atto rispet­ta la nor­ma­ti­va euro­pea (e ci man­che­reb­be altro, visto che le pro­ce­du­re di infra­zio­ne sono costo­se) non signi­fi­ca che sia sen­sa­to e condivisibile.
Come già ricor­da­va­mo qual­che set­ti­ma­na fa “In un set­to­re così rigi­do, l’unico momen­to in cui si può real­men­te par­la­re di mer­ca­to e di con­cor­ren­za è quel­lo in cui si asse­gna­no, con una gara euro­pea, le con­ces­sio­ni. Se le con­ces­sio­ni sono sti­rac­chia­te nel tem­po, allun­ga­te inde­fi­ni­ta­men­te, gene­ra­no pro­fit­ti da ren­di­ta di posi­zio­ne del tut­to ingiu­sti­fi­ca­ti in un’ottica di mer­ca­to. Pro­fit­ti che signi­fi­ca­no mag­gio­ri one­ri per tut­ti gli utenti.”

L’ac­qua (non è) pubblica
Il refe­ren­dum del 2011, con il suo ecce­zio­na­le risul­ta­to popo­la­re, pone l’acqua, sot­traen­do­la agli inte­res­si eco­no­mi­ci, tra i dirit­ti da tute­la­re. Si affer­ma nel­la sli­de del PD che l’obiettivo non è quel­lo di pri­va­tiz­za­re ma otti­miz­za­re il ser­vi­zio idri­co inte­gra­to, affi­dan­do­lo in modo effi­cien­te a gesto­ri uni­ci in gra­do di rea­liz­za­re gli inve­sti­men­ti garan­ten­do mag­gio­re qua­li­tà ai cittadini.

Ma anche in que­sto caso è suf­fi­cien­te leg­ge l’articolo che rego­la la mate­ria per capi­re dove sta la veri­tà dei fat­ti. Con que­sto arti­co­lo si modi­fi­ca quel­la par­te del Codi­ce ambien­ta­le (d.lgs. 152/2006) che riguar­da la gestio­ne del ser­vi­zio. In par­ti­co­la­re, con il pas­sag­gio da “uni­ta­rie­tà del­la gestio­ne” a “uni­ci­tà del­la gestio­ne” si impo­ne il gesto­re uni­co per ogni ambi­to ter­ri­to­ria­le otti­ma­le. La scel­ta del futu­ro gesto­re deve rica­de­re tra chi gesti­sce già il 25% del­le uten­ze del­la popo­la­zio­ne resi­den­te in un territorio.

La stra­da è obbli­ga­ta: le gran­di azien­de quo­ta­te in bor­sa saran­no i futu­ri gesto­ri, allon­ta­nan­do così dal con­trol­lo dei cit­ta­di­ni e dei con­si­gli comu­na­li la gestio­ne del ser­vi­zio e intro­du­cen­do quei cri­te­ri di mer­ca­to che sono alla base del­la pri­va­tiz­za­zio­ne dell’acqua. Un gran­de pro­ces­so di aggregazioni/fusioni è alle por­te. Ope­ra­zio­ne che vedrà Acea, Hera, A2a e Iren acca­par­rar­si tut­te le socie­tà di gestio­ne dei ser­vi­zi idri­ci, ambien­ta­li ed ener­ge­ti­ci. Come se non bastas­se, la leg­ge di sta­bi­li­tà garan­ti­sce agli enti loca­li che deci­de­ran­no di ven­de­re ai pri­va­ti le loro azio­ni o di quo­tar­le in bor­sa di poter impie­ga­re i pro­ven­ti al di fuo­ri del pat­to di sta­bi­li­tà, costrin­gen­do i sin­da­ci ad alie­na­re i beni pri­ma­ri del­le comu­ni­tà per con­sen­ti­re ai Comu­ni di fun­zio­na­re. Que­sto signi­fi­ca: impo­si­zio­ne, limi­ta­zio­ne del­le liber­tà indi­vi­dua­li, sot­tra­zio­ne di ric­chez­ze dei luoghi.

Gran­di ope­re, pic­co­le idee
L’au­to­stra­da Orte Mestre è un’o­pe­ra inse­ri­ta nel­le Leg­ge Obiet­ti­vo (Gover­no Ber­lu­sco­ni, 2001) e dichia­ra­ta di pub­bli­ca uti­li­tà dal 2003. Per­ché quin­di non vie­ne rea­liz­za­ta? Per­ché i con­ti non tor­na­no: l’au­to­stra­da dove­va esse­re finan­zia­ta gra­zie a cosid­det­ti inve­sti­to­ri pri­va­ti che però al momen­to non la riten­go­no con­ve­nien­te. Da alcu­ni anni que­sti pro­po­nen­ti han­no quin­di cer­ca­to di otte­ne­re uno scon­to fisca­le sul­l’o­pe­ra (vi rispar­mia­mo la sto­ria dei pre­ce­den­ti decre­ti boc­cia­ti dal­la cor­te dei con­ti). È cer­ta­men­te solo un caso che tra i pro­po­nen­ti spic­chi una socie­tà che fa capo a Vito Bon­si­gno­re, euro­par­la­men­ta­re del Nuo­vo Cen­tro Destra, com­pa­gno di par­ti­to del mini­stro com­pe­ten­te, Mau­ri­zio Lupi.
Lo Sbloc­ca Ita­lia pre­ve­de di rinun­cia­re a 2 miliar­di di euro di entra­te del­lo sta­to a favo­re del pro­get­to del­la Orte Mestre. Se mai que­sta auto­stra­da si rea­liz­ze­rà sarà quin­di meri­to del­la leg­ge di con­ver­sio­ne di que­sto decre­to: qual­cu­no può nega­re che la costru­zio­ne di una auto­stra­da di 400 km pos­sa cau­sa­re un con­su­mo di suo­lo? Non solo i 600–700 etta­ri occu­pa­ti diret­ta­men­te, gra­zie al nastro d’a­sfal­to di 4 cor­sie. Ma soprat­tut­to l’in­cal­co­la­bi­le impat­to indi­ret­to, visto che tut­ti i ter­re­ni agri­co­li che si tro­ve­ran­no in pros­si­mi­tà degli svin­co­li diven­te­ran­no natu­ra­li ospi­ti di poli di logi­sti­ca o cen­tri com­mer­cia­li (con il con­se­guen­te svuo­ta­men­to dei cen­tri urba­ni, altro che riqualificazione).

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LE NOSTRE PROPOSTE A COSTO ZERO
A pari­tà di costo. Meno auto­stra­de, nien­te scon­ti fisca­li ai fos­si­li, rilan­cio effi­cien­za, reti e innovazione.

Ver­so rifiu­ti zero
Finan­zia­re, con un impo­sta da appli­ca­re sul­lo smal­ti­men­to dei rifiu­ti in disca­ri­ca e negli ince­ne­ri­to­ri, un pia­no nazio­na­le per l’in­tro­du­zio­ne del por­ta a por­ta e lo svi­lup­po di cen­tri per il com­po­stag­gio e per il recu­pe­ro dei mate­ria­li. I rifiu­ti da pro­ble­ma a ric­chez­za (art. 35 del­lo Sbloc­ca Italia).

Azien­de pub­bli­che di dimen­sio­ne indu­stria­le e di qualità
Desti­na­re i 400 milio­ni di € che il Gover­no vuo­le uti­liz­za­re per favo­ri­re le pri­va­tiz­za­zio­ni di acqua, tra­spor­to e rifiu­ti alla nasci­ta di azien­de pub­bli­che di dimen­sio­ne indu­stria­le. Il refe­ren­dum 2011 va rispettato.

500 milio­ni a garan­zia del­le Esco
Per sbloc­ca­re le Esco e il cre­di­to ban­ca­rio col­le­ga­to alle loro atti­vi­tà, un fon­do rego­la­men­ta­to e veri­fi­ca­to da Enea.

500 milio­ni per l’ef­fi­cien­ta­men­to immo­bi­li pub­bli­ci (con ritorno)
Effi­cien­ta­men­to ener­ge­ti­co patri­mo­nio e con­su­mi pub­bli­ci (non bene­fi­cia­no del cre­di­to d’im­po­sta): con 500 milio­ni per tre anni si otten­go­no risul­ta­ti signi­fi­ca­ti­vi e in pro­spet­ti­va si fa anche spen­ding review.

In Ita­lia ci sono 13 mila uffi­ci pub­bli­ci e 55 mila scuo­le. Spen­den­do 500 milio­ni all’an­no, in meno di die­ci anni si può otti­miz­za­re l’ef­fi­cien­za in un ter­zo degli uffi­ci e del­le scuo­le, con un rispar­mio di oltre 400 milio­ni di euro all’an­no e un rispar­mio ener­ge­ti­co di 20 milio­ni di MWh/anno. Que­sto inter­ven­to atti­ve­reb­be cir­ca 10 mila posti di lavo­ro sta­bi­li per die­ci anni.
Un altro esem­pio di effi­ca­ce spen­ding review riguar­da l’il­li­mi­na­zio­ne pub­bli­ca (spe­sa pub­bli­ca annua: 2 miliar­di). Inve­sten­do in siste­mi ad alta effi­cien­za si può otte­ne­re un rispar­mio sul­la spe­sa fino al 50%, e il costo degli inve­sti­men­ti ini­zia­le si ripa­ga al mas­si­mo in 5 anni.

500 milio­ni per acqui­sta­re 100 tre­ni per pendolari
Il tra­spor­to pub­bli­co è già ter­ri­bil­men­te mor­ti­fi­ca­to da anni e la leg­ge di sta­bi­li­tà sem­bra pro­se­gui­re su que­sta stra­da (non fer­ra­ta) e peg­gio­ra­re le cose.

Tre­ni pen­do­la­ri. Ogni gior­no in Ita­lia cir­co­la­no qua­si 3 milio­ni di pen­do­la­ri. Dal 2009 a oggi il nume­ro dei pen­do­la­ri è cre­sciu­to del 17%, ma le risor­se pub­bli­che per il set­to­re sono sce­se di un quar­to (e le tarif­fe sono cre­sciu­te, a secon­da del­le regio­ni, dal 20 al 50%). Con 500 milio­ni si pos­so­no acqui­sta­re tra 90 e 100 nuo­vi tre­ni, avvi­ci­nan­do la dota­zio­ne ita­lia­na a quel­la di Pae­si come la Ger­ma­nia e la Fran­cia. L’im­pat­to posi­ti­vo sul­l’oc­cu­pa­zio­ne sareb­be di alme­no 8 mila posti di lavoro.

Ban­da lunga
In ter­mi­ni di infra­strut­tu­re, dopo tan­te chiac­chie­re, com­mis­sio­ni, pro­mes­se, noi sia­mo qui: al 48° posto al mon­do per velo­ci­tà del­la con­nes­sio­ne inter­net misu­ra­ta, ulti­mo per quan­to riguar­da gli Sta­ti del­l’U­nio­ne Euro­pea. La velo­ci­tà sti­ma­ta sul­le con­nes­sio­ni degli uten­ti ita­lia­ni è infat­ti di 4,9 mega­bit al secon­do men­tre nel resto del­la Ue si viag­gia a velo­ci­tà più che dop­pia (per non par­la­re del­la Corea del Sud, dove la media sti­ma­ta è di 22,1 mega­bit). Sia­mo per­fi­no sot­to il Por­to­gal­lo, la Roma­nia e la Slo­vac­chia. Peg­gio di noi, solo la Tur­chia. Per quan­to riguar­da la ban­da lar­ga con velo­ci­tà supe­rio­re a 10 mega­bit al secon­do, in Ita­lia que­sta è usu­frui­ta solo dal 18,4 per cen­to di chi ha una con­nes­sio­ne alla rete, con­tro una media euro­pea del 66 per cen­to. Sono anco­ra più di un ter­zo (34 per cen­to) gli ita­lia­ni che non han­no mai aper­to un bro­w­ser in vita loro. Di nuo­vo, sia­mo mes­si peg­gio per­fi­no del Por­to­gal­lo (che è al 33 per cen­to), anche se, volen­do, pos­sia­mo con­so­lar­ci pen­san­do alla Gre­cia (36) e alla Bul­ga­ria (41). Poco con­for­tan­te è inve­ce il raf­fron­to com­ples­si­vo con le medie euro­pee: ad esem­pio, sol­tan­to il 56 per cen­to degli ita­lia­ni usa inter­net ogni gior­no, con­tro il 72 nel resto del­la Ue. E solo il 21 per cen­to uti­liz­za i ser­vi­zi digi­ta­li offer­ti dal­la pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne (quan­do esi­sto­no), a fron­te di una media euro­pea pari al 41; men­tre sia­mo sot­to del 30 per cen­to rispet­to alla media Ue, assie­me a Roma­nia e Bul­ga­ria, se si guar­da agli acqui­sti on line.

Nota pro­vo­ca­to­ria sul paesaggio
Se il pae­sag­gio diven­ta un limi­te agli inter­ven­ti dei pri­va­ti o ai gran­di inter­ven­ti gesti­ti dai Com­mis­sa­ri sopra ogni altro livel­lo di demo­cra­ti­ca com­pe­ten­za, ci chie­dia­mo (in modo pro­vo­ca­to­rio) per­ché non ven­ga abro­ga­to pale­se­men­te l’art. 9 del­la Costituzione.

Gli effet­ti di un silen­zio-assen­so per una serie di ope­re, rie­su­ma­to da Ren­zi, dopo che i vari ten­ta­ti­vi dei gover­ni di destra era­no sta­ti bloc­ca­ti da sen­ten­ze che ne rile­va­va­no l’il­le­git­ti­mi­tà, pos­so­no esse­re deva­stan­ti. Se i tem­pi per l’e­spres­sio­ne del pare­re del­le Soprin­ten­den­ze sono trop­po lun­ghi, si agi­sca san­zio­nan­do, anche pecu­nia­ria­men­te, l’en­te pre­po­sto: su ogni pra­ti­ca che esca dai tem­pi, si trat­tie­ne la san­zio­ne dal­lo sti­pen­dio fun­zio­na­rio respon­sa­bi­le. Non eli­mi­nan­do chi dovreb­be garan­ti­re la tute­la del nostro patri­mo­nio, per quel che ce n’è rima­sto tra crol­li, allu­vio­ni, incu­ria. Se le Soprin­ten­den­ze non ci fos­se­ro sta­te, avreb­be­ro costrui­to fin sul­l’A­cro­po­li di Agri­gen­to. E poi, dicia­mo­ce­lo bene: ma in un’I­ta­lia che è sta­ta costrui­ta all’in­ve­ro­si­mi­le, pur con la pre­sen­za dei Soprin­ten­den­ti, pen­sia­mo dav­ve­ro sia quel­lo ciò che “bloc­ca l’I­ta­lia”? Non è che l’I­ta­lia è sta­ta bloc­ca­ta (asfal­ta­ta, spia­na­ta, immo­bi­liz­za­ta, cemen­ta­ta e via con le meta­fo­re tan­to care alla poli­ti­ca di que­sti tem­pi) per una scel­ta sba­glia­ta sul model­lo di svi­lup­po che è anco­ra con­fer­ma­ta, di più, rilan­cia­ta, da que­sto decreto?

Auto­ri: Ben­ga­si Bat­ti­sti, Nata­le Belo­si, Mar­co Boschi­ni, Enzo Favoi­no, Gian­lu­ca Ruggieri

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Il salario. Minimo, indispensabile. Una proposta di legge possibile.

Già nel 2018 Pos­si­bi­le ha pre­sen­ta­to una pro­po­sta di leg­ge sul sala­rio mini­mo. In quel­la pro­po­sta, l’introduzione di un sala­rio mini­mo lega­le, che rico­no­sces­se ai mini­mi tabel­la­ri un valo­re lega­le erga omnes quan­do que­sti fos­se­ro al di sopra del­la soglia sta­bi­li­ta, for­ni­va una inno­va­ti­va inter­pre­ta­zio­ne del­lo stru­men­to, sino a quel tem­po bloc­ca­to dal timo­re di ero­de­re pote­re con­trat­tua­le ai sin­da­ca­ti. Il testo del 2018 è sta­to riscrit­to e miglio­ra­to in alcu­ni dispo­si­ti­vi ed è pron­to per diven­ta­re una pro­po­sta di leg­ge di ini­zia­ti­va popolare.

500.000 firme per la cannabis: la politica si è piantata? Noi siamo per piantarla e mobilitarci.

500.000 fir­me per toglie­re risor­se e giro d’affari alle mafie, per garan­ti­re la qua­li­tà e la sicu­rez­za di cosa vie­ne ven­du­to e con­su­ma­to, per met­te­re la paro­la fine a una cri­mi­na­liz­za­zio­ne e a un proi­bi­zio­ni­smo che non han­no por­ta­to a nes­sun risul­ta­to. La can­na­bis non è una que­stio­ne secon­da­ria o risi­bi­le, ma un tema serio che riguar­da milio­ni di italiani.

Possibile per il Referendum sulla Cannabis

La can­na­bis riguar­da 5 milio­ni di con­su­ma­to­ri, secon­do alcu­ni addi­rit­tu­ra 6, mol­ti dei qua­li sono con­su­ma­to­ri di lun­go cor­so che ne fan­no un uso mol­to con­sa­pe­vo­le, non peri­co­lo­so per la società.
Pre­pa­ra­te lo SPID! Sarà una cam­pa­gna bre­vis­si­ma, dif­fi­ci­le, per cui ser­vi­rà tut­to il vostro aiu­to. Ma si può fare. Ed è giu­sto provarci.

Corridoi umanitari per chi fugge dall’Afghanistan, senza perdere tempo o fare propaganda

La prio­ri­tà deve esse­re met­te­re al sicu­ro le per­so­ne e non può esse­re mes­sa in discus­sio­ne da rim­pal­li tra pae­si euro­pei. Il dirit­to d’asilo è un dirit­to che in nes­sun caso può esse­re sot­to­po­sto a “vin­co­li quan­ti­ta­ti­vi”. Ser­vo­no cor­ri­doi uma­ni­ta­ri, e cioè vie d’accesso sicu­re, lega­li, tra­spa­ren­ti attra­ver­so cui eva­cua­re più per­so­ne possibili. 

Nature Restoration Law: stavolta ha vinto la Terra!

È un momen­to sto­ri­co: oggi l’Europa ren­de leg­ge il ripri­sti­no del­la natu­ra, e defi­ni­sce la dire­zio­ne che il nostro con­ti­nen­te segui­rà per ridar­le spa­zio. La que­stio­ne non è edo­ni­sti­ca, e nem­me­no intel­let­tua­le: si trat­ta di per­met­te­re che gli eco­si­ste­mi, come i fiu­mi o le zone umi­de, ter­re col­ti­va­te e fore­ste, tor­ni­no gra­dual­men­te in una con­di­zio­ne di equi­li­brio per con­ti­nua­re a tra­sfor­ma­re la mate­ria, per ren­de­re, cioè, la bio­sfe­ra vivi­bi­le anche per noi.

Firenze, una cosa è certa: non si è trattato di un errore umano

Nel­l’at­te­sa di rice­ve­re noti­zie chia­re e cir­co­stan­zia­te sul­la dina­mi­ca di quan­to avve­nu­to in via Mari­ti a Firen­ze, una cosa si deve dire: non si è trat­ta­to di un erro­re umano.

E que­sto, nono­stan­te le insi­nua­zio­ni dei tito­li dei gior­na­li, arri­va­te appe­na pas­sa­to lo shock ini­zia­le, è neces­sa­rio dir­lo con chiarezza.