Il nuovo solito patto con la Libia

Un nuovo patto che nei fatti non cambierebbe nulla, se non andando a rafforzare un percorso che conosciamo bene, e che ogni giorno ci allontana sempre di più dalla fine della tragedia umanitaria che da anni si consuma ai nostri confini.

«Pat­to con la Libia», «Nuo­vo par­te­na­ria­to». Tito­la­no così i gior­na­li di oggi, annun­cian­do una “nuo­va” part­ner­ship tra Unio­ne euro­pea e Libia. Clau­dio Tito su Repub­bli­ca evi­den­zia i tre pun­ti car­di­ne di que­sta “nuo­va” col­la­bo­ra­zio­ne, in par­te anti­ci­pa­ti dal­la recen­te visi­ta di Dra­ghi a Tri­po­li. Il pri­mo pila­stro sareb­be la defi­ni­zio­ne di un vero e pro­prio accor­do di par­te­na­ria­to, pro­ba­bil­men­te ripar­ten­do dal­l’ac­cor­do sot­to­scrit­to dal nostro pae­se nel 2008. La sostan­za non sarà quin­di dis­si­mi­le da quan­to visto fino­ra: sol­di e beni (mili­ta­ri e non) in cam­bio del con­trol­lo del­le coste e del bloc­co del­le par­ten­ze. Tito fa nota­re che potreb­be esse­re riat­ti­va­ta una misu­ra, in par­ti­co­la­re, e cioè il «tele­ri­le­va­men­to» del­le fron­tie­re libi­che. Secon­do pila­stro: met­te­re in sicu­rez­za (leg­ga­si: chiu­de­re) la fron­tie­ra sud del­la Libia. Evi­den­te­men­te la stes­sa fron­tie­ra “già mes­sa in sicu­rez­za” dal­l’al­lo­ra mini­stro Min­ni­ti, quan­do si van­tò di aver sigla­to un «pat­to di san­gue» con i “sin­da­ci” del­le cit­tà che insi­sto­no in quel­la zona. Altret­tan­to evi­den­te­men­te non ha fun­zio­na­to. Ter­zo pila­stro: col­la­bo­ra­zio­ne coor­di­na­ta e con­ti­nua­ti­va con la “guar­dia costie­ra” libi­ca. Pila­stri già visti, già masti­ca­ti e già dige­ri­ti, che non han­no pro­dot­to i risul­ta­ti spe­ra­ti ma che han­no per­mes­so il per­pe­tuar­si di tut­to quel che sap­pia­mo: cen­tri di deten­zio­ne, traf­fi­ci di esse­ri uma­ni, stu­pri, tor­tu­re, respin­gi­men­ti. Una voce, però, si è leva­ta. E’ quel­la del­la mini­stra Lamor­ge­se: «Le pro­po­ste con­te­nu­te nel nuo­vo pat­to euro­peo per l’im­mi­gra­zio­ne e l’a­si­lo non sono sod­di­sfa­cen­ti per Ita­lia». Ma non illu­dia­mo­ci. Lamor­ge­se spe­ci­fi­ca: «Un altro capi­to­lo cen­tra­le del con­tra­sto all’immigrazione ille­ga­le è l’organizzazione dei rim­pa­tri: chi non ha tito­lo per entra­re nel nostro Pae­se deve esse­re rim­pa­tria­to, ma l’attuazione di que­sto prin­ci­pio è resa dif­fi­ci­le dal­la com­ples­si­tà tec­ni­ca del­la pro­ce­du­ra. In tale set­to­re rite­nia­mo essen­zia­le un mag­gio­re sfor­zo dell’Ue sia nel nego­zia­re nuo­vi accor­di di rim­pa­trio sia nel soste­ner­ne finan­zia­ria­men­te l’implementazione da par­te degli Sta­ti mem­bri impe­gna­ti in tale eser­ci­zio». Un nuo­vo pat­to che nei fat­ti non cam­bie­reb­be nul­la, se non andan­do a raf­for­za­re un per­cor­so che cono­scia­mo bene, e che ogni gior­no ci allon­ta­na sem­pre di più dal­la fine del­la tra­ge­dia uma­ni­ta­ria che da anni si con­su­ma ai nostri confini.

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