Guida una città aperta e comunitaria: Paola Natalicchio

27-cartolina-civoti-natalicchio-vert Davan­ti ai sin­da­ci vir­tua­li di Four­squa­re, l’av­ven­tu­ra civi­ca e rea­lis­si­ma di Pao­la Nata­lic­chio è nata da un appel­lo gira­to su Face­book. Nel­la cor­sa appa­ren­te­men­te scri­te­ria­ta del­la gior­na­li­sta che è tor­na­ta nel­la sua Mol­fet­ta per rac­co­glie­re l’ap­pel­lo a diven­ta­re sin­da­co (diven­tan­do­lo), ci pia­ce leg­ge­re in con­tro­lu­ce quel­la di Giu­sep­pe Civa­ti alla segre­te­ria nazio­na­le del PD. E non solo per­ché pro­prio nei gior­ni scor­si l’am­mi­ni­stra­tri­ce puglie­se ha mani­fe­sta­to il pro­prio soste­gno al can­di­da­to, quan­to per alcu­ni rife­ri­men­ti anche les­si­ca­li che acco­mu­na­no i due: «Tut­ti al pae­se ci guar­da­va­no come ragaz­zi e ani­me bel­le», dice Nata­lic­chio al tele­fo­no, appe­na rien­tra­ta dal­la Capi­ta­le dove ha vis­su­to quin­di­ci anni per lavo­ro. «Sia­mo arri­va­ti al secon­do tur­no del­le comu­na­li per il rot­to del­la cuf­fia, gra­zie anche alle liste civi­che e al voto disgiun­to. Duran­te i gior­ni del bal­lot­tag­gio ci sia­mo spe­ri­co­la­ti più di pri­ma, accet­tan­do un dia­lo­go con Rifon­da­zio­ne Comu­ni­sta e non con l’U­DC, dove ci vole­va­no man­da­re tut­ti: e abbia­mo vin­to con tre­mi­la voti di scar­so, seguen­do uno sche­ma che l’op­po­sto del­le lar­ghe inte­se, men­tre a Roma impaz­za­va il son­no­len­to gover­no “del­la respon­sa­bi­li­tà”, che cer­ca di con­vin­cer­ci che sia­mo tut­ti ugua­li, che non ci sia­no dif­fe­ren­ze tra destra e sini­stra. Ce l’ab­bia­mo fat­ta con­tro ogni pro­no­sti­co alfa­nu­me­ri­co e pro­ba­bil­men­te con­tro la razio­na­li­tà, ma abbia­mo ripor­ta­to una comu­ni­tà al gover­no del­la cit­tà, io ne sono solo por­ta­vo­ce».

Schermata 2013-11-28 alle 19.49.10 Quel­la del­le “ani­me bel­le” è un’ac­cu­sa che spes­so è vola­ta nei con­fron­ti di Civa­ti, i mesi scor­si, dai palaz­zi roma­ni: «Ho rac­col­to la sua chia­ma­ta all’a­de­sio­ne, rivol­ta a chi sta fuo­ri dal PD come me, sul­la soglia. Non vi entro anco­ra, fin­ché il par­ti­to non dimo­stre­rà di aver scel­to la pro­pria stra­da, in una dire­zio­ne che va ver­so sini­stra e non ver­so le lar­ghe inte­se: ser­ve il dia­lo­go con SEL (a cui sono vici­na), coi movi­men­ti, i grup­pi del volon­ta­ria­to, la cit­ta­di­nan­za atti­va sui ter­ri­to­ri, che sono reti di quo­ti­dia­ne rivo­lu­zio­ni. Come sin­da­co di ses­san­ta­mi­la abi­tan­ti non pos­so esse­re indif­fe­ren­te rispet­to a chi sarà segre­ta­rio del pri­mo par­ti­to del Pae­se: non è solo una que­stio­ne del PD, ma di tut­ti quel­li che han­no a cuo­re le sor­ti del cen­tro­si­ni­stra ita­lia­na, che va tira­to ver­so una par­te e non ver­so l’al­tra, e già ci si stan­no scor­ti­can­do le mani. Le pri­ma­rie del 2012 sono sta­te deva­stan­ti, han­no sfian­ca­to la pla­tea e ci han­no por­ta­to spom­pa­ti all’ap­pun­ta­men­to elet­to­ra­le, sen­za capi­re più nien­te del rap­por­to con i ter­ri­to­ri e le cit­tà: dev’es­se­re sem­pre acce­so il fuo­co del­la par­te­ci­pa­zio­ne, non è un ade­si­vo o spil­let­ta, è una cosa più seria, men­tre quel­le pri­ma­rie furo­no gin­na­sti­ca. Le attua­li, inve­ce, sono il pun­to da cui deve ripar­ti­re il cen­tro­si­ni­stra: per que­sto accol­go l’in­vi­to di Pip­po. Mol­ti mi dico­no “sei entra­ta nel PD”, ma man­ten­go mia indi­pen­den­za da esso, con sere­ni­tà e sen­za ave­re i pie­di in due staf­fe: non l’ho vota­to alle ulti­me ele­zio­ni, ho scel­to un altro par­ti­to di sini­stra. Io vor­rei un par­ti­to, ma non ce l’ho anco­ra: in Ren­zi vedo un lea­de­ri­smo stril­la­to e cari­sma­ti­co, non sono con­vin­ta dal suo sguar­do, che non va ver­so sini­stra né ver­so la socie­tà civi­le. Pip­po inve­ce ha un dia­lo­go quo­ti­dia­no con SEL e coi movi­men­ti, di vec­chis­si­ma data, e sta gio­can­do una par­ti­ta che guar­da al medio-lun­go ter­mi­ne: abbia­mo biso­gno di que­sto».

folla_di_sinistra_03 Nel­l’in­con­tro pub­bli­co a Mol­fet­ta, Pao­la Nata­lic­chio ha det­to a Civa­ti: «Qui abbia­mo sco­per­to il corag­gio di schie­rar­ci, un pez­zo di que­sta cit­tà è con Pip­po fino in fon­do, le lar­ghe inte­se nei ter­ri­to­ri ci stan­no spom­pan­do ma Mol­fet­ta sta cam­bian­do». In qua­le sen­so, que­sto cam­bia­men­to, nei pri­mi mesi di giun­ta? «Abbia­mo scom­mes­so su un nuo­vo model­lo di mobi­li­tà, la ZTL libe­ra due piaz­ze (Duo­mo e Muni­ci­pio) dal­le auto­mo­bi­li, come nel resto del­la Puglia ven­do­lia­na. Lo abbia­mo fat­to già ad ago­sto, con mol­ta radi­ca­li­tà». Par­la al plu­ra­le, Pao­la: «Abbia­mo inau­gu­ra­to una diver­sa pia­ni­fi­ca­zio­ne urba­na, inve­sten­do nel­le com­pe­ten­ze del­l’uf­fi­cio tec­ni­co comu­na­le per uno svi­lup­po ordi­na­to e soste­ni­bi­le: voglia­mo capo­vol­ge­re l’i­dea di cit­tà che die­ci anni di destra bece­ra e vol­ga­re ave­va impo­sto, fat­ta di svi­lup­po urba­ni­sti­co disor­di­na­to e di idee farao­ni­che per gran­di ope­re, le magni­fi­che sor­ti e pro­gres­si­ve che cal­pe­sta­va­no ogni rego­la. L’e­re­di­tà di Azzol­li­ni (già sena­to­re di For­za Ita­lia, ora col Nuo­vo Cen­tro­de­stra di Alfa­no, ndr) è mol­to pesan­te: pri­ma il seque­stro del depu­ra­to­re, poi quel­lo arci­no­to del por­to, costrui­to in modo truf­fal­di­no». Spie­ga Nata­lic­chio: «Il depu­ra­to­re sca­ri­ca­va in mare, mi sono auto­de­nun­cia­ta a Legam­bien­te per aver tro­va­to que­sta situa­zio­ne. C’è volu­ta una manu­ten­zio­ne straor­di­na­ria per met­ter­lo appo­sto, dan­do il via a una gestio­ne vir­tuo­sa e non impat­tan­te del­le ope­re pub­bli­che». Ma Mol­fet­ta sta diven­tan­do anche la cit­tà del­l’inter­cul­tu­ra: «Duran­te la festa patro­na­le ‑con­ti­nua il sin­da­co- abbia­mo accol­to in un ostel­lo per tre gior­ni i migran­ti accor­si a ven­de­re la loro mer­ce. Abbia­mo anche fat­to doman­da per ave­re un cen­tro di acco­glien­za per i rifu­gia­ti e i richie­den­ti asi­lo, apren­do­ci al mon­do».

Schermata 2013-11-28 alle 21.37.09 Segni di cosa vuol dire coi fat­ti, esse­re dif­fe­ren­ti: ma com’è nato il per­cor­so alla sin­da­ca­tu­ra? «Nei quin­di­ci anni a Roma sono sem­pre sta­ta vici­na alla poli­ti­ca del­la sini­stra e alla cit­ta­di­nan­za atti­va, anche se non ero né sono tes­se­ra­ta a par­ti­ti. Un grup­po di gio­va­ni mol­fet­te­si ha lan­cia­to ‑pri­ma su Face­book, poi con una rac­col­ta di fir­me- l’i­dea di una mia can­di­da­tu­ra, che non solo diven­ne pre­sto con­ta­gio­sa, ma fu accol­ta da PD e SEL, i qua­li mi invi­ta­ro­no a scen­de­re per par­lar­ne assie­me. Mi han­no “tira­to per la giac­ca” e sono tor­na­ta a Mol­fet­ta, dopo che l’a­ve­vo lascia­ta a diciot­t’an­ni». La cam­pa­gna vede­va il cen­tro­si­ni­stra lar­ga­men­te sfa­vo­ri­to: «Ave­re le mani libe­re ci ha avvan­tag­gia­to. Ho chie­sto ai due par­ti­ti di fare qual­co­sa di sini­stra, costrui­re uno sche­ma chia­ro e net­to, ovve­ro una coa­li­zio­ne sen­za l’U­DC e che non rin­cor­res­se il cen­tro, scom­met­ten­do sul­le liste civi­che e i movi­men­ti, da Emer­gen­cy alle asso­cia­zio­ni di dife­sa dei dirit­ti dei lavo­ra­to­ri, all’Azio­ne Cat­to­li­ca». L’e­spe­ri­men­to di un comi­ta­to-labo­ra­to­rio in un perio­do duran­te il qua­le mon­ta­va l’an­ti­po­li­ti­ca: «Vole­va­mo tene­re assie­me in modo con­vin­to la poli­ti­ca atti­va e il con­tra­sto all’an­ti­po­li­ti­ca sul suo stes­so ter­re­no. E’ una paro­la stu­pi­da, pre­fe­ri­sco par­la­re di una doman­da di poli­ti­ca al di fuo­ri dei par­ti­ti, spes­so rea­zio­na­ri con chiu­su­ra e intro­ver­sio­ne, una buro­cra­tiz­za­zio­ne che rischia anco­ra di tra­vol­ger­li. La mia cam­pa­gna elet­to­ra­le si ripro­po­ne­va di met­te­re fine alla demen­zia­le con­te­sa tra poli­ti­ca e anti­po­li­ti­ca: l’on­da è cre­sciu­ta, dan­do un nome alle cose, con­ver­ten­do il model­lo di cit­tà. Abbia­mo fat­to inna­mo­ra­re e appas­sio­na­re i mol­fet­te­si del­la loro cit­tà, al di là del sin­go­lo prov­ve­di­men­to ordi­na­rio: ad esem­pio attra­ver­so le bat­ta­glie ambien­ta­li­ste, e quel­le con­tro il voto di scam­bio, che è sta­ta mol­to effi­ca­ce e soste­nu­ta assie­me all’A­zio­ne Cat­to­li­ca, nono­stan­te io sia agno­sti­ca e lai­ca».

27-cartolina-civoti-natalicchio In que­sti gior­ni si comin­cia con fati­ca a vol­ta­re una pagi­na del­la brut­ta sto­ria ita­lia­na degli ulti­mi ven­t’an­ni, che ha visto la tele­vi­sio­ne diven­ta­re poli­ti­ca, e vice­ver­sa. Fare il gior­na­li­sta in Ita­lia è sem­pre più dif­fi­ci­le, eppu­re mol­ti gio­va­ni sono sem­pre affa­sci­na­ti dal mestie­re: «Ven­go da due espe­rien­ze esal­tan­ti ma bru­cian­ti, all’in­ter­no dei quo­ti­dia­ni del­la sini­stra», rac­con­ta Pao­la. «All’U­ni­tà con Con­ci­ta de Gre­go­rio, che ope­rò una rivo­lu­zio­ne in gra­do di pro­por­re il gior­na­le a un pub­bli­co che non fos­se solo quel­lo del par­ti­to, dif­fu­so e par­te­ci­pe di gran­di cam­pa­gne. Ma in quel perio­do, 2008–2009, fum­mo inve­sti­ti del­la cri­si che è anco­ra in cor­so: i pre­ca­ri furo­no man­da­ti a casa da un edi­to­re di sini­stra come Rena­to Soru, fu scioc­can­te. Assie­me al diret­to­re abbia­mo impa­ra­to come sia dif­fi­ci­le anche a sini­stra riu­sci­re a fare un cer­to tipo d’in­for­ma­zio­ne in modo soste­ni­bi­le sul mer­ca­to e tute­lan­do i lavo­ra­to­ri». Poi ven­ne Pub­bli­co, con Luca Tele­se: «Fu anco­ra più incre­di­bi­le, fon­dam­mo un gior­na­le nuo­vo e ci abbia­mo cre­du­to spo­stan­do­ci da altre reda­zio­ni, abbia­mo lavo­ra­to in modo dav­ve­ro indi­pen­den­te da ogni con­di­zio­na­men­to, ma dopo soli tre mesi le sara­ci­ne­sche furo­no abbas­sa­te». Il futu­ro del­l’in­for­ma­zio­ne: «Ho impa­ra­to che i blog da soli, pur poten­ti e vira­li come quel­lo di Civa­ti ‑l’ho cono­sciu­to così, tenen­do­mi infor­ma­ta del­la sua atti­vi­tà- non basta­no. Ser­vo­no nuo­vi inve­sti­men­ti, anche a sini­stra, per un’in­for­ma­zio­ne libe­ra e non di par­ti­to, che garan­ti­sca anche a chi la fa la liber­tà di vive­re. A Roma costi­tuii il grup­po “Erro­ri di stam­pa”, assie­me ad alcu­ni col­le­ghi arrab­bia­ti, per riaf­fer­ma­re l’ar­ti­co­lo 21 del­la Costi­tu­zio­ne: i lavo­ra­to­ri van­no rispet­ta­ti, non si può esse­re paga­ti 15 euro lor­di al pez­zo, per­ché vuol dire lavo­ra­re peg­gio e dover copri­re anche tre uffi­ci stam­pa per riu­sci­re a paga­re le bol­let­te. Con Bene­det­ta Toba­gi abbia­mo vin­to la bat­ta­glia affin­ché le gior­na­li­ste Rai in gra­vi­dan­za non venis­se­ro man­da­te a casa da un’a­zien­da che spes­so ado­pe­ra le fin­te par­ti­te Iva». Di cosa c’è biso­gno, quin­di? «Di nuo­vi impren­di­to­ri social­men­te respon­sa­bi­li, che scom­met­ta­no in un gior­na­li­smo che con­sen­ta a chi lo fa di pra­ti­car­lo nel­le con­di­zio­ni miglio­ri. E’ un’in­te­ra gene­ra­zio­ne, la nostra. Biso­gna sfon­da­re il main­stream, entra­re in tut­te le case».

#Civo­ti 27: Pao­la Natalicchio

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