Emergenza smog: non basta la danza della pioggia

Basta un po' di pioggia, che prima o poi arriva, e tutti dimenticano che i cittadini di mezza pianura padana stanno condividendo la gravissima “sorte” dei cittadini di Taranto, in particolare quando il vento soffia dai parchi minerari, barricati in casa per difendersi "dall'aria killer", o simile a quella della valle del Sacco, in provincia di Frosinone.

[vc_row][vc_column][vc_column_text css=”.vc_custom_1508838357805{margin-top: 20px !important;}”][/vc_column_text][vc_column_text]Ha ragio­ne da ven­de­re Rosy Bat­ta­glia, gior­na­li­sta d’in­chie­sta e fon­da­tri­ce del­la rete “Cit­ta­di­ni reat­ti­vi”, che sta­mat­ti­na su Face­book con­sta­ta­va ama­ra­men­te quan­to l’in­qui­na­men­to da pol­ve­ri sot­ti­li asso­mi­gli ter­ri­bil­men­te, infon­do infon­do, a quel­lo da amianto:

I risul­ta­ti del­l’e­spo­si­zio­ne, ossia gli effet­ti tra­gi­ci sul­la salu­te uma­na, non sono imme­dia­ti o imme­dia­ta­men­te per­ce­pi­bi­li, arri­va­no dopo anni, tan­to silen­zio­si quan­to impla­ca­bi­li. E poco impor­ta che la scien­za abbia mes­so in cor­re­la­zio­ne diret­ta, sen­za più ombre di dub­bio, l’e­spo­si­zio­ne all’in­qui­na­men­to e la mag­gio­re insor­gen­za di malat­tie di vario gene­re (dai tumo­ri, a pro­ble­mi car­dio-vasco­la­ri, a quel­li del­le vie respi­ra­to­rie, fino a quel­li del siste­ma ner­vo­so e chi più ne ha più ne met­ta); poco impor­ta che le mor­ti che l’or­ga­niz­za­zio­ne mon­dia­le del­la sani­tà ha sti­ma­to per il nostro Pae­se supe­ri­no le 90.000 uni­tà ogni anno, di cui una par­te cor­po­sa diret­ta­men­te lega­te alla qua­li­tà del­l’a­ria (che non c’è). Lon­ta­no dagli occhi lon­ta­no dal cuo­re: se non ti vedo non esi­sti e c’é sem­pre un “benal­tro” da tene­re pron­to per disto­glie­re l’at­ten­zio­ne col­let­ti­va da quel­li che sono i “veri nemici”.

Basta un po’ di piog­gia, che pri­ma o poi arri­va, e tut­ti dimen­ti­ca­no che i cit­ta­di­ni di mez­za pia­nu­ra pada­na stan­no con­di­vi­den­do la gra­vis­si­ma “sor­te” dei cit­ta­di­ni di Taran­to, in par­ti­co­la­re quan­do il ven­to sof­fia dai par­chi mine­ra­ri, bar­ri­ca­ti in casa per difen­der­si “dal­l’a­ria kil­ler”, o simi­le a quel­la del­la val­le del Sac­co, in pro­vin­cia di Fro­si­no­ne, per la qua­le l’u­ni­co anti­do­to ai con­ti­nui sfo­ra­men­ti, sem­bra quel­lo di spo­sta­re le centraline.

Basta guar­da­re la map­pa con­te­nu­ta nel rap­por­to di Legam­bien­te, “Eco­si­ste­ma urba­no” (che ver­rà pre­sen­ta­to a Mila­no il pros­si­mo 30 otto­bre), per ren­der­se­ne con­to. L’as­so­cia­zio­ne, in un arti­co­lo pun­tua­le e det­ta­glia­to, lo dice chia­ro: “L’emergenza smog, sem­pre più cro­ni­ca, non cono­sce sta­gio­ni. Quest’anno il pic­co di pol­ve­ri sot­ti­li nell’aria non ha aspet­ta­to il rigi­do inver­no, anzi è arri­va­to con lar­go anti­ci­po, pri­ma in pri­ma­ve­ra e poi in autun­no, com­pli­ci i cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci e poi la man­can­za di inter­ven­ti strut­tu­ra­li da par­te di Regio­ni e sin­da­ci per argi­na­re il problema”.

Non ci sono le indif­fe­ri­bi­li scel­te radi­ca­li e corag­gio­se, gli obiet­ti­vi ambi­zio­si che pos­sa­no ridi­se­gna­re le nostre cit­tà in chia­ve più soste­ni­bi­le e vivi­bi­le, a par­ti­re da una mobi­li­tà che spin­ga ver­so una dra­sti­ca ridu­zio­ne del nume­ro di auto e mez­zi pri­va­ti cir­co­lan­ti, a favo­re di un tra­spor­to pub­bli­co fat­to di infra­strut­tu­re elet­tri­che come metro­po­li­ta­ne e tram, di vie cicla­bi­li e pedo­na­bi­li, di mez­zi pub­bli­ci effi­cien­ti e pro­gram­ma­bi­li affian­ca­ti dai siste­mi che pre­ve­do­no la  con­di­vi­sio­ne dei mez­zi; non si par­la anco­ra di quan­do ver­ran­no mes­si defi­ni­ti­va­men­te al ban­do i siste­mi di tra­spor­to più inqui­nan­ti né, tan­to­me­no, di come ren­de­re le nostre cit­tà più auto­no­me, sicu­re e resi­lien­ti riqua­li­fi­can­do­le con il ver­de urba­no e con la de-imper­mea­bi­liz­za­zio­ne del suo­lo, alleg­ge­ren­do­ne il peso con un effi­cien­ta­men­to ener­ge­ti­co pro­fon­do di edi­fi­ci, strut­tu­re e infra­strut­tu­re, pun­tan­do su ridu­zio­ne dra­sti­ca dei con­su­mi ed elet­tri­fi­ca­zio­ne; non c’é trac­cia di aver scel­to la stra­da che por­ta alla decar­bo­niz­za­zio­ne del­l’e­co­no­mia e dell’industria.

Eppu­re non esi­ste un modo diver­so di affron­ta­re la que­stio­ne che non pas­si da qui.

Non esi­ste livel­lo poli­ti­co e isti­tu­zio­na­le che pos­sa sen­tir­si eso­ne­ra­to da una pro­fon­dis­si­ma respon­sa­bi­li­tà in que­sta dire­zio­ne. In trop­pi si improv­vi­sa­no appren­di­sti stre­go­ni e si affi­da­no alla dan­za del­la piog­gia, spe­ran­do che somi­gli più a quel­la puri­fi­ca­tri­ce del Man­zo­ni che alla Dol­ce­ne­ra deva­sta­tri­ce di De André, come se fos­se una mera que­stio­ne di sor­te e non il risul­ta­to di decen­ni di ottu­so auto­le­sio­ni­smo.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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