Due anni di Buona scuola possono bastare

La Scuola Pubblica Statale è in ginocchio, sommersa di burocrazia, privata di fondi strutturali che sempre in maggiori quantità vengono indirizzati alle scuole private, affossata da meccanismi farraginosi che regoleranno il reclutamento degli insegnanti

[vc_row][vc_column][vc_column_text css=”.vc_custom_1500013562130{margin-top: 20px !important;}”][/vc_column_text][vc_column_text]Il 13 Luglio 2015 è sta­ta pub­bli­ca­ta in Gaz­zet­ta Uffi­cia­le la L. 107 “Rifor­ma del siste­ma nazio­na­le di istru­zio­ne e for­ma­zio­ne e dele­ga per il rior­di­no del­le dispo­si­zio­ni legi­sla­ti­ve vigen­ti”, meglio cono­sciu­ta come “La Buo­na Scuola”.

Due anni. Due anni in cui Pos­si­bi­le ha espres­so tut­ta la sua con­tra­rie­tà ad una rifor­ma fat­ta solo sul­la car­ta, sen­za ascol­ta­re né gli alun­ni e le loro fami­glie, né il per­so­na­le del­la scuo­la, né i Sin­da­ca­ti, una rifor­ma fat­ta in fret­ta ma in tem­po per anda­re all’incasso del con­sen­so elet­to­ra­le del­le Regionali.

Ce lo ricor­dia­mo tut­ti il prof. Ren­zi alla lava­gna con cami­cia bian­ca e ges­set­ti colo­ra­ti snoc­cio­la­re sor­ri­den­te le mera­vi­glie del­la sua rifor­ma epocale.

Abbia­mo però dovu­to con­sta­ta­re che ave­va­mo ragio­ne, già quan­do in poche set­ti­ma­ne rac­co­gliem­mo miglia­ia di fir­me per gli otto que­si­ti refe­ren­da­ri, con una pre­sen­za ina­spet­ta­ta di per­so­ne che, ai ban­chet­ti, cer­ca­va­no un modo per urla­re il loro no sugli temi più signi­fi­ca­ti­vi del­le rifor­me renziane.

Dopo due anni, al di là di un’analisi spe­ci­fi­ca dei vari aspet­ti del­la L. 107 che si sono rive­la­ti fal­li­men­ta­ri, una con­si­de­ra­zio­ne spic­ca su tut­te: la Scuo­la Pub­bli­ca Sta­ta­le è in ginoc­chio, som­mer­sa di buro­cra­zia, pri­va­ta di fon­di strut­tu­ra­li che sem­pre in mag­gio­ri quan­ti­tà ven­go­no indi­riz­za­ti alle scuo­le pri­va­te (in bar­ba alla Costi­tu­zio­ne che ne con­sen­te l’esistenza “sen­za one­ri per lo Sta­to”), affos­sa­ta da mec­ca­ni­smi far­ra­gi­no­si che rego­le­ran­no il reclu­ta­men­to degli inse­gnan­ti chia­ma­ti a stu­dia­re mol­ti anni dopo la lau­rea, in un per­cor­so che ingras­sa le cas­se degli ate­nei e svuo­ta le tasche degli aspi­ran­ti docen­ti, che nel trien­nio di tiro­ci­nio for­ma­ti­vo per­ce­pi­ran­no cir­ca 600 euro lor­di di sti­pen­dio, alme­no il pri­mo anno.

Le scuo­le col­las­sa­no tra aule ina­gi­bi­li, inse­gnan­ti-pedi­ne che cam­bia­no con­ti­nua­men­te gra­zie ad una mobi­li­tà raf­faz­zo­na­ta che anco­ra tra­sci­na — e chis­sà per quan­ti altri anni! — gli erro­ri di un algo­rit­mo scel­le­ra­to, segre­te­rie in sof­fe­ren­za di orga­ni­co di per­so­na­le tec­ni­co-ammi­ni­stra­ti­vo che deve far fron­te a sca­den­ze sem­pre più strin­gen­ti e sof­fo­ca in atte­sa dell’ennesimo rin­vio del Miur, che arri­va ine­so­ra­bil­men­te il gior­no pri­ma del­la scadenza.

Ma i diri­gen­ti-mana­ger, quel­li su cui la Buo­na­scuo­la ha sca­ri­ca­to tut­te le respon­sa­bi­li­tà, inve­sten­do­li del pote­re di deci­de­re per il miglior fun­zio­na­men­to dell’azienda-scuola, cosa ne pensano?

E’ di ieri la noti­zia che 426 diri­gen­ti sco­la­sti­ci han­no scrit­to alla Mini­stra Fede­li per comu­ni­car­le che non effet­tue­ran­no la chia­ma­ta diret­ta degli inse­gnan­ti, dele­ghe­ran­no que­sta incom­ben­za agli Uffi­ci Sco­la­sti­ci Pro­vin­cia­li che già stan­no esplo­den­do, tra ricor­si e adem­pi­men­ti che si rincorrono.

426 no, Mini­stra, agli sti­pen­di ridi­co­li rispet­to ad una mole di lavo­ro e respon­sa­bi­li­tà sem­pre più gra­vo­sa, ai con­cor­si bloc­ca­ti per DSGA e Diri­gen­ti, un bel rispar­mio per lo Sta­to che potrà elar­gi­re sem­pre più risor­se alle scuo­le private.

Il gio­chi­no si sta rom­pen­do, le cre­pe par­to­no dal­la base di alun­ni e docen­ti stan­chi di non poter­si sof­fer­ma­re sul­la fun­zio­ne edu­ca­ti­va e for­ma­ti­va che la Scuo­la gior­no dopo gior­no ha smar­ri­to, ma anche dall’alto di un’amministrazione loca­le e diri­gen­ti che rin­cor­ro­no il tem­po, quel­lo che non han­no mai abba­stan­za per svol­ge­re sere­na­men­te il pro­prio lavoro.

Dei man­ca­ti inve­sti­men­ti, del­la loro cen­tra­li­tà nell’agenda poli­ti­ca, faran­no le spe­se anco­ra una vol­ta bam­bi­ni e ragaz­zi, sem­pre più avvol­ti in una spi­ra­le di mec­ca­ni­smi che li sospin­go­no ver­so una scuo­la divi­si­va, tal­vol­ta ghet­tiz­zan­te, che vede in aggua­to i peri­co­li dell’abban­do­no sco­la­sti­co, sem­pre più distan­ti dai valo­ri di una scuo­la lai­ca ed egua­li­ta­ria scol­pi­ti nel­la nostra Costituzione.

Ed è pro­prio alla Scuo­la del­la Costi­tu­zio­ne che desi­de­ria­mo tor­na­re: saba­to 15 luglio, al Poli­ti­camp avre­mo modo di con­fron­tar­ci anco­ra una vol­ta per scri­ve­re insie­me la nostra pro­po­sta di Scuo­la Pos­si­bi­le, che pos­sa guar­da­re al futu­ro sen­za per­de­re di vista i valo­ri del passato.

Vi aspet­tia­mo nume­ro­si al tavo­lo del­la scuo­la, a par­ti­re dal­le 9.30.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

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